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Idee, spunti e riflessioni per il Partito Democratico

27 luglio 2010
Il Pd verso L'Aquila

La partenza dei deputati Pd da Roma verso L'Aquila

 

Il racconto della visita in Abruzzo dall'agenzia Asca: L'Aquila, 27 lug - Sono arrivati con quattro pulman alla villa Comunale dell'Aquila. Circa 150 deputati del Gruppo PD alla Camera, invitati dal sindaco Massimo Cialente e "trascinati" da Giovanni Lolli, a calarsi nella triste quotidianità del territorio terremotato. L'accoglienza non e' stata delle migliori. Qualcuno ha gridato: "Basta passerelle, siamo stufi di essere usati a soli scopi propagandistici". Qualche altro ha attenuato i toni: "Non accusate loro, ma chi e' al Governo". Un cielo grigio ha accompagnato la delegazione nel tour in zona rossa. In testa, il segretario nazionale Pierluigi Bersani, e poi Dario Franceschini, Rosy Bindi, Ermete Realacci, Paola Concia e tanti volti magari meno noti. Bersani, tra uno sguardo e l'altro agli edifici crollati, ai cumuli di macerie ancora in vista, ai freddi puntellamenti, ha avuto occasione per ribadire che L'Aquila ha bisogno di una legge ad hoc che faccia piazza pulita delle numerose ordinanze che sanno tanto di "navigazione a vista". Ma si è detto anche convinto che c'è bisogno di risorse che ha quantificato in 1,7 miliardi di euro l'anno e per 7 anni. Ha insistito il leader PD sul fatto che la tragedia aquilana sia trattata alla stregua delle precedenti dell'Umbria e delle Marche: "Non un terremoto di serie B né un terremoto che non merita un percorso finanziario certo e definito". I deputati che hanno accompagnato Bersani (la prima delegazione a spostarsi in massa verso le zone del sisma), hanno espresso parole di sgomento: "Neanche i resoconti di Giovanni Lolli, sia pur drammatici, hanno reso l'idea dell'immane tragedia". Alle 18 il Gruppo PD si e' ritrovato al tendone di piazza Duomo, accolto da una folta rapresentanza di cittadini che ai parlamentari ha chiesto impegni concreti.

Bersani, a conclusione della giornata aquilana, ha assicurato che "il partito che ho in testa è un partito popolare, che non vive solo di applausi ma anche di critiche e di discussione". "Prepariamo una legge di iniziativa popolare - ha esortato - La faremo partire a settembre dalla festa nazionale di Torino". E poi: "Se il Governo dice di non aver soldi, metta una tassa di scopo, chiami alla solidarieta' popolare, ed adotti provvedimenti in favore del lavoro e dell'occupazione". "Da domani - ha concluso Bersani - un impegno sentito come compito personale di tutti i parlamentari per la ricostruzione dell'Aquila. Non dobbiamo più sentirci rivolgere critiche come quella che, sia pur compostamente, abbiamo ascoltato oggi". Alle 19,30 i deputati PD hanno fanno ritorno a Roma. All'Aquila hanno lasciato la pioggia ed una città se possibile ancora più triste.

Il video-racconto dei Deputati Pd>>>

Bersani su Sky Tg (video)>>> e Dario Franceschini (video)>>>

Le immagini di Pd Network>>> e lo speciale di YouDem:

(Le parole di Franceschini rispondono perfettamente a questo articolo pubblicato da Il Giornale, dai toni un po' maldestri a dire il vero...)


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26 luglio 2010
Il Pd va a L'Aquila

Dario Franceschini Pier Luigi BersaniIl gruppo del Pd alla Camera domani pomeriggio all'Aquila.

Mentre il governo annuncerà in aula la fiducia sulla manovra, i deputati del Partito Democratico saliranno su un pullman per il capoluogo abruzzese.

Dario Franceschini e i parlamentari saranno ricevuti dal sindaco Massimo Cialente che li accompagnerà per le strade del centro distrutte dal terremoto dell'aprile 2009. Nel corso del pomeriggio, i deputati del Pd avranno diversi incontri con rappresentanti delle categorie produttive locali e alle 18.00 parteciperanno ad un'assemblea in piazza con i comitati dei terremotati. E' prevista anche la presenza di Pier Luigi Bersani.

L'idea - anticipata dal quotidiano La Stampa (pdf) - è venuta al Capogruppo Franceschini, in segno di protesta verso la fiducia posta dal governo sulla manovra finanziaria e si è poi trasformata in iniziativa concreta con la collaborazione del sindaco del capoluogo abruzzese.


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21 luglio 2010
Vendola, le larghe intese e il programma del Pd

Proprio quando finalmente il Pd sembrava aver ritrovato vigore, grazie alla capacità comunicativa di Franceschini che ogni giorno faceva rilanciare dalle agenzie di stampa tutto l’importante lavoro che l’opposizione sta facendo in Parlamento, c’è un nuovo problema: la candidatura di Nichi Vendola a delle ipotetiche primarie (fino ad ora mai ipotizzate) per la ricerca di un leader per la coalizione di centrosinistra che dovrà battere Berlusconi.

Ormai è chiaro a tutti che il Pdl, con esponenti travolti da una miriade di pesanti inchieste giudiziarie e devastato al suo interno tra berlusconiani e finiani, portatori di visioni diverse della politica, è al tracollo. Ogni giorno i due gruppi del partito di maggioranza si scambiano minacce e rassicurazioni reciproche, ma questo gioco non può reggere a lungo.
Il Partito Democratico, guidato da Franceschini alla Camera, le sta tentando tutte per far emergere ancora di più le contraddizioni e le tensioni latenti che serpeggiano tra gli esponenti del Pdl, pungolando i finiani sulle questioni della legalità, della moralità politica e sul ddl intercettazioni e costringendo così la maggioranza a rendere palesi le proprie divergenze sotto lo sguardo impietoso dei media.

Il governo potrebbe andare crisi, le condizioni ci sono tutte, sebbene la maggioranza tenti con ogni mezzo di negarle e gli scenari che si sono aperti sono tra i più curiosi.

Dopo un dibattito vivace all’interno del Pd sulla possibilità o meno di larghe intese, poi accantonato o nascosto sotto il tappeto, a riportare in auge la questione è stato il leader Udc Casini di ritorno da una cena a casa di Bruno Vespa, alla presenza di Berlusconi…
E poi ci si stupisce se si pensa che l’Udc sia a caccia di poltrone.

L’apertura di Casini ad un governo tecnico guidato da Berlusconi ha trovato l’appoggio dell’Api di Rutelli (scomparso dalla scena dopo l’uscita dal Pd) ma il no netto del Pd, per risposta di Franceschini (Bersani era appena partito per l’America).
Un no così netto che non ha fatto in tempo a finire la giornata che si è trasformato in un quasi sì, quando Casini ha affermato che al posto di Berlusconi avrebbe potuto esserci Tremonti.
La proposta era uno specchietto per allodole, Casini lo ha detto anche ieri che non è ipotizzabile di fare un nuovo governo senza Berlusconi per via del consenso largo che questi ha ottenuto presso gli italiani, ma il Pd ha abboccato immediatamente.

Sui giornali per diversi giorni si è ragionato di larghe intese, stavolta il primo a parlarne è stato D’Alema (che non ha mai smesso di ipotizzarle), supportato da Follini e Letta a cui si sono accodati anche Bersani (sempre dall’America e con riserva) e Franceschini (probabilmente perché consapevole che la maggioranza del partito la pensa in quel modo ed è inutile andarci contro, dando nuovi segnali di divisioni o perché conscio che, di fatto, se si andasse ad elezioni subito, il Pd non è pronto e perderebbe).

La vicenda potrebbe anche essere divertente perché il Pd non è in grado di trovare un’intesa neanche al suo interno (anche su questioni non banali come le riforme istituzionali, a partire dalla legge elettorale a cui si è arrivati ad un compromesso dopo mesi di polemica sui giornali e nel partito), figuriamoci cosa può succedere se cerca di allargarla alle forze del centrodestra che hanno tutt’altri interessi.

I veltroniani sono i più critici verso questa posizione ma l’unico a parlare è stato Tonini.

E allora, a “sparigliare le carte nel centrosinistra”, come hanno scritto i giornali, ci ha pensato Nichi Vendola che, in un’intervista, si è proclamato candidato alle primarie e pronto a sfidare Berlusconi.

E proprio nel centrosinistra è scoppiato il caos (il centrodestra è troppo preso dai suoi guai per pensare anche a Vendola).
La candidatura di Vendola ha suscitato, indistintamente, le critiche di tutti: Di Pietro si è preoccupato di ricordargli che è appena stato eletto governatore della Puglia e gli conviene svolgere bene quel compito, Diliberto ha dato una risposta al veleno (forse gli rode che Sel, grazie a Vendola, può aspirare a contare ancora a qualcosa, mentre il suo partito è ormai defunto); nel Pd, la maggioranza bersaniana non aspettava altro che un’occasione per vendicarsi delle elezioni regionali. Marco Follini ha ironizzato sul fatto che l’Italia sia più grande della regione amministrata da Vendola e lui ha molti limiti, Enrico Letta non perde occasione per ribadire che il candidato del Pd è Bersani (al momento sempre in America), Area Democratica non ha aperto bocca; solo Debora Serracchiani ha augurato a Vendola di stare attento a “non bruciarsi”… consiglio giusto perché da questa parte siamo abituati a mandare al rogo tutti, ma allora che facciamo? Lo teniamo nel congelatore ancora un po’? Il problema di Vendola non è “il non bruciarsi”, il quale da questa improvvisa nuova popolarità ha solo da guadagnare (in termini di visibilità e consenso e, sicuramente ne è ben stato consapevole quando ha scelto di fare questa “sparata”), ma “il non bruciarlo (noi, Pd)”!

I più cattivi verso Vendola, infatti, sono stati i giornali del Partito Democratico che hanno dipinto il governatore pugliese con i peggiori aggettivi possibili, incuranti del fatto che, anche se non sarà il nostro candidato premier, probabilmente sarà comunque un nostro alleato (ma anche la guerra tra alleati va di moda e Sel e Idv fanno lo stesso con il Pd).

Il punto è che c’è molto di vero in quanto si dice: Nichi Vendola usa schemi politici vecchi, si dichiara comunista, usa un linguaggio dai connotati fortemente ideologici, è tanto fumo e poco arrosto, ma è altrettanto vero che questo suo stile comunicativo è appassionante, accattivante, capace di farsi ascoltare e suscitare emozioni in chi lo ascolta (capacità che a Bersani manca completamente). E tutto questo è troppo prezioso perché possa essere accantonato in tutta fretta o arginato prima che straripi. Tutto questo deve essere una ricchezza su cui il Pd può contare, magari andando ad aiutare a costruire dei contenuti là dove mancano.
Invece, no, il Pd si inalbera per ragioni di lesa maestà, del “si è proposto da solo e non lo abbiamo chiamato noi” e in nome di una rivendicazione della leadership di Bersani che Bersani continua a non essere in grado di esercitare (per timidezza? Paura di rompere gli equilibri?).
E allora sarebbe meglio che il Pd, per ora, lasciasse lì il suo leader indiscutibile e almeno cominciasse a lavorare sui programmi da proporre agli alleati.

Se il governo dovesse cadere e si dovesse andare a elezioni anticipate, sarebbe meglio che il Partito Democratico, che è il più grande partito attualmente nel campo dell’opposizione, si facesse trovare pronto e non è così surreale ragionare anche di candidati e di programmi (magari non sempre sulle pagine dei giornali).

E non è vero che il programma del Pd non c’è: il programma è quello che il Partito Democratico porta avanti tutti i giorni in Parlamento, con le sue proposte di legge, esprimendo voti, emendamenti e opinioni sulle proposte portate in aula dalla maggioranza e poi ci sono i documenti (discutibili e migliorabili) elaborati dai forum del partito istituiti nell’assemblea nazionale. Questo è il nostro programma o almeno una buona base per costruirlo, questo va valorizzato e non altro. Il programma nasce dalla linea politica che si adotta tutti i giorni, non arriva da Marte.


21 luglio 2010
Baci Democratici

Da domani torno ad occuparmi di cose serie, giuro!


20 luglio 2010
Circolo Pd Prato-Bicocca

In questo video c'è il mio circolo Pd, ci siamo noi, le iniziative organizzate nel quartiere e quelle del Pd milanese a cui abbiamo partecipato con amici di altre zone, le manifestazioni, le campagne elettorali dell'ultimo anno, le gite fuori città per i seminari politici, la festa democratica...  


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19 luglio 2010
Feste Democratiche

Sto imparando a fare i video!!!

 Immagini delle feste democratiche di Empoli e Rimini con Dario Franceschini

e anche Carpi!


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16 luglio 2010
Pisapia e il Pd

Quel che sta accadendo a Milano sulla candidatura a sindaco ha un po' del surreale e anche divertente.

Chi l'ha detto che il Pd non piace più a nessuno? Non è vero, c'è qualcuno a cui il Pd piace molto e fa di tutto per imbucarcisi! Si tratta dell'avvocato Giuliano Pisapia, attualmente autocandidato alla poltrona di sindaco del capoluogo lombardo, sotto la spinta di Sinistra Ecologia e Libertà e altri partiti della sinistra.

Inizialmente, Pisapia si era detto candidato alle primarie per il centrosinistra, ma ultimamente tv e giornali lo danno come il candidato ufficiale del Partito Democratico (di cui solo qualche esponente, ad oggi, risulta a favore dell'avvocato).

Insomma, al momento, contrariamente a quanto continuano a dire il Tg3, il TgR, le radio e qualche giornale, Pisapia non è il candidato a sindaco di Milano del Pd. Per come si continua a muovere (si fa invitare da tutte le parti, rilascia interviste e addirittura cominciano a circolare sondaggi sul suo potenziale successo), si capisce che a lui piacerebbe molto e non si esclude il fatto che possa diventarlo (magari con le primarie?), ma per ora è solo uno dei candidati che ha scelto di scendere in campo e supportato da una parte della sinistra (in prevalenza tutt'altro che Pd).

E' curioso che mentre molti preferiscono sfilarsi da questa corsa rischiosa e dalla vittoria difficile, ci sia qualcuno che voglia provarci con convinzione (il fatto che voglia il Pd in appoggio è una questione di convenienza: è il partito più grande, gli altri da soli non vanno da nessuna parte).

In ogni caso, il futuro si vedrà, è noto che il Pd ha tempi lenti...


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16 luglio 2010
L'intervento di Anna Finocchiaro sulla Manovra

"Noi non abbiamo mai messo in discussione né la necessità della manovra né la sua consistenza. Abbiamo invece insistito, e continueremo a farlo, sul fatto che questa manovra sia fortemente ed evidentemente iniqua e che sia recessiva, destinata cioè ad impoverire il Paese di ogni prospettiva di crescita e di sviluppo. Io guardo all'iniquità di questa manovra, alla sua straordinaria povertà di effetti nel tempo, al suo essere davvero così circoscritta all'oggi”. E’ l’attacco della dichiarazione di voto della capogruppo PD in Senato, Anna Finocchiaro, in occasione della fiducia chiesta dal governo sulla manovra correttiva.

Intervento di Anna Finocchiaro>>>

La mobilitazione del Pd per spiegare la manovra>>>


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16 luglio 2010
Franceschini alla Festa Pd di Roma

 

Mercoledì 14 luglio, Dario Franceschini, ospite alla Festa del Pd di Roma, ha toccato tutti i principali temi dell'attualità politica: la possibile crisi di governo, il ddl intercettazioni, l'opposizione, l'informazione, il Partito Democratico, Pomigliano...

Video dell'intervista di Bianca Berlinguer a Dario Franceschini alla Festa Pd di Roma>>>

Il racconto della serata di Manuela Campanella>>>

I passaggi principali (video)>>>

 E non si dica che il Pd non fa opposizione e non parla in modo chiaro!


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13 luglio 2010
Marina Sereni a Milano

Marina Sereni è arrivata ieri a Milano per partecipare ad un incontro di Area Democratica e dare un quadro di ciò che accade a livello nazionale nel Pd e nella politica.

Lo scenario del governo Berlusconiano, secondo la Sereni, è cupo: viviamo in un momento di drammatica crisi economica e occupazionale, le risorse a disposizione della cassa integrazione stanno esaurendosi e siamo di fronte ad una manovra pesante di qualità e contenuti iniqui, a cui si aggiunge la forte crisi morale che sta attraversando il Paese, come emerge da quello che appare sui giornali, che si allarga a crisi democratica e istituzionale.

Marina Sereni ha poi sottolineato le difficoltà generali del fronte progressista in tutta Europa, ma in questo contesto, il Partito Democratico ha anche una difficoltà soggettiva e, troppo spesso, soffre del vizio di autoreferenzialità. Questo diventa un limite per il Pd perché finisce per essere percepito come inadeguato e insufficiente a costruire l’alternativa.
Da qui, secondo la Sereni, la necessità che Area Democratica, se vuol dare un contributo propositivo, si metta al servizio di ipotesi di riscatto e di cambiamento del Paese, attraverso la realizzazione di iniziative sul territorio dal contenuto politico che possano dettare l’agenda al partito stesso.

Marina Sereni, citando un articolo di Enrico Farinone apparso su Europa, ha sottolineato anche il problema di come ci si sente all’interno del Pd (Home-House) e di fronte a questo, il compito di Area Democratica deve essere quello di tenere insieme le forze, contrastare l’abbandono silenzioso da parte di chi comincia a non sentirsi più a casa.
In questo senso, essendo le componenti di questa parte del partito le più eterogenee, la Sereni ha evidenziato anche la necessità di strutturarsi meglio sul territorio e darsi un coordinamento al fine di agevolare la discussione interna.

Di fronte alle sollecitazioni degli interventi dei vari esponenti della politica presenti all’incontro, Marina Sereni ha risposto che il ruolo di Area Democratica è sicuramente quello di tenere l’asticella del Pd vicina al progetto originario ma ha anche sottolineato come questo forse, oggi, sia soltanto parzialmente sufficiente: a parere della senatrice occorre caratterizzare il Pd sul coraggio riformista, fare opposizione senza timidezze (e in questo la Sereni ha espresso apprezzamento per come Dario Franceschini sta conducendo le battaglie all’interno delle istituzioni), dare voce all’indignazione per ciò che accade perché anche sulla base di questo si costruisce l’alternativa.
Secondo la Sereni, è necessario che il Pd indichi le strade dell’innovazione, come vorrebbe cambiare l’Italia, come declinare i temi che si vogliono affrontare al di là dei titoli, scegliere posizioni chiare e decidere dove fare la sintesi (propone la direzione nazionale) quando si affrontano questioni complesse.

Alla domanda di Enrico Farinone sul cos’è accaduto da Cortona all’Assemblea Nazionale e sul come mai ci si era lasciati con determinate idee e ci si è ritrovati improvvisamente su un’altra linea (domanda che si sono posti molti dei presenti a entrambi gli incontri), Marina Sereni ha risposto che il cambiamento è stato motivato da alcuni importanti risultati raggiunti:
1) Si è ottenuto di non approvare in modo definitivo i documenti presentati ma solamente come base da cui ripartire nella successiva assemblea (prevista per settembre).
2) Si è ottenuto uno stop ai tentativi di mettere mano allo statuto che volevano cancellare le primarie.
3) Si è ottenuto un cambiamento della linea politica: dopo le regionali è stata archiviata la questione dell’alleanza con l’Udc ed è stato affossato lo schema secondo cui prima si cercano gli alleati e poi si fanno i programmi.
Secondo Marina Sereni questi risultati potevano essere una buona base per ripartire, dimostrata anche dall’attuale sintonia di posizioni tra Bersani e Franceschini in merito alla proposta di Casini su un governo di larghe intese capeggiato da Berlusconi e dal silenzio di chi la pensa diversamente, sottolineando come in questa fase particolarmente delicata sia necessario fare attenzione e evitare sbandamenti.


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