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Renzi e la Festa Pd di Bologna

Renzi la smetta di piantare discussioni sul niente. Quella di Bologna e' una festa Pd locale come tante altre e, tendenzialmente, alle feste locali si invitano esponenti politici locali e parlamentari con ruoli nazionali di rilievo e il sindaco di Firenze non rientra in queste categorie. Probabilmente gli organizzatori non ci avranno neanche pensato e non certo per fargli uno sgarbo. Inoltre, ufficialmente Renzi non si e' ancora candidato alle primarie per la premiership e non c'è un congresso in corso, quindi non si capisce perché dovrebbe essere invitato a tutte le feste d'Italia. Renzi, data la visibilità mediatica ottenuta e date le agitazioni piu' volte sollevate ha giustamente ottenuto un invito alla festa Pd nazionale, che e' quella conta davvero. Per il resto farebbe meglio a preoccuparsi della festa Pd di Firenze invece che inventare polemiche sul niente.


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permalink | inviato da dianacomari il 23/8/2012 alle 11:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Incontro a Lacchiarella sulla città metropolitana

Questa mattina, alla Cascina Coriasco di Lacchiarella, nell’ambito della Festa Democratica del Sud Milano, si è svolto un incontro sul tema della città metropolitana che ha visto la partecipazione del parlamentare Vinicio Peluffo, del consigliere regionale Franco Mirabelli, del segretario Pd dell’area metropolitana di Milano Roberto Cornelli, moderato dalla consigliera comunale di Binasco Daniela Re.



L’incontro, a cui erano presenti molti sindaci e amministratori dei paesi limitrofi, aveva l’intento di spiegare meglio il concetto di area metropolitana, anche alla luce delle nuove disposizioni in materia di abolizione delle provincie previste dal decreto sulla Spending Review.
Ad aprire la discussione è stato Roberto Cornelli (video), il quale ha ricordato come il momento economicamente difficile generi la necessità di sostenere anche scelte non facili come quelle previste dalla Spending Review che, tuttavia, devono essere viste nell’ottica di un alleggerimento della pubblica amministrazione ma non di un taglio di servizi per i cittadini. In quest’ottica, secondo il segretario metropolitano del Pd, va vista anche la questione dell’abolizione delle provincie che, comunque, implica una riorganizzazione delle deleghe (ricevute prevalentemente dalle Regioni) e delle funzioni che svolgono (per lo più di coordinamento dei Comuni). Cornelli ha ricordato il grande impegno messo in campo già da tempo da parte del Partito Democratico di Milano, che ha discusso della questione dell’area metropolitana in molti appuntamenti che si sono susseguiti dallo scorso novembre ad oggi.
Cornelli ha segnalato anche come oggi la vita di una città come Milano sia già integrata con i territori limitrofi e, per questo, è necessario che anche i servizi vengano riorganizzati secondo questa ottica e, quindi, il governo metropolitano non deve essere un governo di secondo livello ma una vera e propria riarticolazione del primo livello. Un governo metropolitano che, contrariamente a quanto previsto dal decreto legge, secondo Roberto Cornelli, necessita di una forma democratica di rappresentanza (anche per le sue forme provvisorie, in quanto troppo spesso la provvisorietà nel nostro Paese si protrae per anni); e questo significa che il sindaco di tutta l’area deve essere eletto con i voti dei cittadini e non può automaticamente diventarlo il sindaco del capoluogo.

Franco Mirabelli, nel corso del suo intervento (video), si è soffermato a lungo a chiarire alcuni passaggi relativi alla creazione delle città metropolitane previste dal decreto della Spending Review e ha ricordato che, se Milano vuole competere con le altre città metropolitane del mondo, deve mettere in campo politiche adeguate che riguardano un po’ tutti i settori. Ad esempio, in materia di politiche ambientali, il consigliere regionale ha ricordato che non si può pensare di risolvere il problema delle esondazioni del Seveso o dello smog e dell’inquinamento agendo sui singoli Comuni ma è necessario un ragionamento complessivo dell’intera area.
Per ottenere questo, Mirabelli ha segnalato che occorre una cessione dei poteri da parte della Regione e dei singoli Comuni all’area metropolitana e, in Lombardia, dove si è instaurata una gestione fortemente centralista ad opera di Formigoni è diventato difficile, in quanto il presidente stesso della Regione non sembra affatto intenzionato a ridimensionare le sue competenze. Mirabelli ha ricordato come il percorso per arrivare alla formazione delle città metropolitane sia nato con la modifica del Titolo V della Costituzione, che prevedeva proprio la nascita di esse ma poi non fu mai attuata e, oggi, con il decreto della Spending Review si interviene negli aspetti amministrativi ma in un’ottica del taglio dei costi. Addentrandosi nella spiegazione del decreto, il consigliere regionale ha segnalato come esso preveda che il sindaco dell’area metropolitana sia provvisoriamente il sindaco della città capoluogo e il Consiglio sia formato da membri scelti dall’assemblea dei consiglieri e dei sindaci di tutti i Comuni aderenti. In pratica, ha spiegato Mirabelli, si tratterebbe di un’istituzione di secondo livello e non eletta direttamente dai cittadini; scelta questa che piace poco al Partito Democratico (che in Parlamento ha presentato una serie di emendamenti per correggere questo e altri aspetti del decreto). Il Pd, infatti, predilige che vi sia un’elezione diretta anche di questa istituzione, in quanto vincolerebbe meglio gli eletti a rispettare la volontà dei cittadini e, quindi, anche le scelte che verrebbero intraprese sarebbero maggiormente condivise dalla popolazione.

Più genericamente della Spending Review si è occupato, invece, Vinicio Peluffo (video), il quale ha ricordato come il termine significa in italiano “revisione della spesa”, concetto caro al centrosinistra perché contrapposto alla logica dei tagli lineari applicati dal precedente governo.
Peluffo ha denunciato come le spese italiane siano altissime eppure anche le disuguaglianze siano rimaste troppo alte e questo, secondo il parlamentare del Partito Democratico, significa che per avere risorse da dedicare alla riduzione delle disuguaglianze è necessario combattere le inefficienze della spesa pubblica, senza dimenticare che molti interventi sono stati necessari per evitare un innalzamento dell’IVA e un taglio delle detrazioni ma anche per reperire risorse necessarie per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto e per gli esodati.
Molto partecipato è stato poi anche il dibattito che è seguito con numerosi interventi ad opera dei sindaci presenti, che hanno puntualizzato alcuni aspetti pratici della formazione dell’area metropolitana e del coordinamento tra i Comuni per la gestione dei servizi.

 

Video dell'incontro>>

Foto dell'incontro
 

 

Incontro Pd a Lacchiarella - 15 luglio 2012

Incontro sulla città metropolitana alla Festa Pd di Cinisello

Sabato pomeriggio alla Festa Democratica di Cinisello Balsamo si è parlato di città metropolitana, tema molto sentito nei democratici dell’area milanese, come ha sottolineato Arianna Censi (responsabile enti locali del Pd provinciale), la quale ha ricordato il lavoro svolto e tutt’ora in corso del gruppo che si è costituito per progettare le politiche su questo argomento.
“Milano, pur essendo una grande città, è piccola se paragonata alle altre capitali europee e per questo bisogna insistere sul tema dell’area metropolitana, soprattutto per la gestione di settori come la mobilità e i trasporti”, ha ricordato Arianna Censi, sottolineando che oggi il capoluogo lombardo agisce secondo una mentalità accentratrice rispetto ai Comuni della Provincia e questo non va bene.
“Oggi – ha precisato Censi – non è più sufficiente cercare di coordinare le politiche dei singoli Comuni ma serve studiare le politiche su un’area metropolitana, anche perché le risorse sono poche e, oltre che cercare di spendere meno, bisogna spendere meglio per saper dare risposte adeguate ai cittadini”.
Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello, ha evidenziato che tempo addietro si registrava comunque una maggior collaborazione anche tra amministratori locali mentre, ora, con la crisi, tutti sono stati presi dall’ansia di chiudere i bilanci e hanno lasciato da parte i rapporti con le altre realtà.
“Servono politiche nuove e strategie nuove – ha rilanciato Gasparini – ma serve anche capire come metterle in pratica nel concreto perché parlare non basta”.
Il sindaco di Cinisello ha poi polemizzato sull’assenza di Milano dall’Anci Regionale, lasciata in gestione a Gallera che però è un rappresentante della precedente amministrazione.
Andrea Checchi, neo-eletto sindaco di San Donato Milanese, si è mostrato soddisfatto del fatto che una discussione su queste tematiche sia parte anche del lavoro del Partito Democratico e non più solo lasciata gestire dagli amministratori ma, tuttavia, ha sottolineato la necessità di allargare il consenso alla base che, ad oggi, è ancora troppo distante.
Anche Augusto Schieppati è intervenuto per ricordare il ruolo del partito in questa discussione e per raccontare l’esperienza di lavoro all’interno del gruppo che si è costituito e in cui sono emerse molte competenze che hanno saputo portare dei contributi originali. Problemi centrali evidenziati durante i lavori sono stati, secondo Schieppati, i temi dei trasporti e anche della gestione dei rifiuti e di tutti quei servizi che oggi ogni Comune ha in gestione singolarmente ma che, per il futuro, occorrerebbe riorganizzare e mettere insieme.
Il Partito Democratico, sia milanese che nazionale, tuttavia, secondo Schieppati, non ha ancora saputo mettere al centro della discussione la tematica dell’area metropolitana, tanto che non vi è stata alcuna riunione della Direzione in proposito, mentre sarebbe bene che gli eletti nei vari organismi avessero ben chiaro qual è la posizione del Pd in merito.
L’incontro è stato chiuso da Matteo Mauri, responsabile delle infrastrutture nella segreteria nazionale del Partito Democratico, il quale ha segnalato come a Roma il tema dell’area metropolitana sia totalmente estraneo alla discussione perché visto come un vezzo degli amministratori locali, mentre, invece, a Milano è sentito come un modo da parte degli amministratori per riuscire a dare risposte concrete ai cittadini e questo consentirebbe anche di ridurre la distanza tra cittadini e politica e, quindi, di non dare spazio alle argomentazioni dell’antipolitica.
Anche la Regione, secondo Mauri, non ha alcun interesse a sollecitare il tema dell’area metropolitana, in quanto si vedrebbe sottrarre delle competenze.
Mauri, tuttavia, ha evidenziato alcuni passaggi non del tutto approvati all’interno della discussione sull’area metropolitana, in particolare ha contestato l’idea che il sindaco del capoluogo possa diventare il sindaco di tutta l’area ma anche l’idea di porre un commissario, secondo l’esponente Pd, è pericolosa in quanto si sta spingendo perché alcuni presidenti di Provincia si dimettano e, dato che per legge non possono essere indette nuove elezioni per il Consiglio Provinciale, verrebbero sostituiti dalla figura del commissario.
“In questa fase difficile per la politica, le elezioni amministrative hanno dimostrato come i cittadini abbiano voluto dare credito al Partito Democratico e adesso tocca a noi”, ha rilanciato Mauri in chiusura del suo intervento.
 

Dibattito sulle politiche dell'abitare alla Festa Pd di Cinisello

Venerdì sera alla Festa Democratica di Cinisello Balsamo (Milano) si è parlato di housing sociale, case popolari e politiche dell’abitare: temi di grande interesse che hanno visto la partecipazione di un pubblico numeroso e gli interventi del consigliere regionale della Lombardia Franco Mirabelli, del sindaco di Cinisello Daniela Gasparini, di Gabriele Rabaiotti (esperto del settore) e di alcuni rappresentanti della cooperativa Uniabita, coordinati dalla consigliera comunale di Cinisello Lia Strani.

“Negli ultimi anni sono cambiate le esigenze abitative – ha esordito Daniela Gasparini, sindaco di Cinisello – Oggi, c’è un nuovo bisogno di alloggi sociali e, per questo, è più che mai necessaria una collaborazione tra il pubblico e il privato”.
“La crisi – ha ricordato il sindaco - ha accentuato il bisogno di case in affitto perché le persone, non soltanto quelle economicamente più fragili, oggi faticano ad avere risorse per sostenere un mutuo”.
Eppure rispondere alla domanda di casa non è semplice, perché, ha sottolineato la Gasparini “Non ci sono soggetti che aiutano gli enti locali a fare una programmazione e, per quanto riguarda la delicata questione delle case popolari, un grande problema è costituito da chi entra e poi non esce più (mentre una soluzione di questo tipo dovrebbe essere solo temporanea), togliendo posto ad altri che magari ne hanno maggior necessità”.
Due le priorità da affrontare subito, secondo il sindaco di Cinisello: avviare uno sportello casa e riformare l’Aler (ente gestore di alloggi popolari).

I rappresentanti della cooperativa Uniabita hanno colto l’occasione per ricordare come oggi vi sia una distanza troppo elevata tra la domanda di case e l’offerta e, per far fronte alla mutata situazione economica, a loro avviso, può essere utile mettere sul mercato una diversa tipologia di case, ad esempio con meno servizi interni al proprio appartamento e più spazi comuni.
“Oggi è necessaria una rigenerazione sociale: il modello di casa, spesso, coincide con un modello dell’abitare. – hanno concluso gli esponenti di Uniabita - La cooperativa può mettere dentro servizi ma poi gli enti locali devono spingere e attivarsi per una rigenerazione urbanistica”.

Punto di vista un po’ particolare, invece, quello di Gabriele Rabaiotti, esperto di housing sociale, il quale ha attaccato duramente il concetto di proprietà privata imperante in Italia. “Oggi c’è il sogno della casa - ha esordito Rabaiotti in apertura di discorso – ma la casa è un servizio. La casa non è nostra: è a nostra disposizione, fino a quando ne abbiamo bisogno e fino a quando non c’è qualcun altro che ne ha più bisogno di noi”.
Secondo l’esperto, oggi, l’Italia sta male perché ha troppa proprietà privata: “Oggi, l’affitto costa più del mutuo, perché per anni si è sostenuta la proprietà con denaro pubblico. Ma la verità è che mentre si paga il muto, la casa è della banca, non è tua!”.
Il problema da affrontare, secondo Rabaiotti, è che oggi “Ci sono case senza abitanti e abitanti senza case. C’è, quindi, un problema di redistribuzione dei beni e per questo vi sono le agenzie immobiliari, che hanno il compito di incrociare domanda e offerta. In alcune città ci sono anche delle agenzie immobiliari sociali”.

Più politico l’intervento del consigliere regionale del Pd, Franco Mirabelli (video del suo intervento), il quale ha ricordato che già da prima dello scoppio della crisi, dal punto di vista dell’abitazione, si viveva una fase di grande difficoltà, in cui gran parte dei lavoratori dipendenti (circa 70% dei cittadini che in provincia di Milano guadagnano meno di 1.500 euro al mese) non aveva accesso alla casa, né sul mercato della vendita, né sul mercato dell’affitto.
Il tema dell’accesso alla casa, quindi, secondo Mirabelli, è un tema più ampio e che coinvolge molte più persone di quelle che – per redditi molto bassi – hanno diritto alla casa popolare, perché ci sono altre fasce di reddito intermedie che non hanno alcuna possibilità.
La crisi ha, indubbiamente, aggravato il problema secondo il consigliere regionale, in quanto si è creata una vera e propria emergenza abitativa, perché anche chi era riuscito a comprare la casa, oggi, fa molta fatica a continuare a pagare il mutuo, così come chi vive in affitto fa fatica a pagarlo.
“Non c’è più la rete di protezione che in parte era garantita dal Fondo Sostegno Affitti perché non ci sono più soldi pubblici e tutto questo sta portando ad una crisi che riguarda chi cerca casa ma anche le imprese che costruiscono casa”, ha sottolineato Mirabelli, evidenziando che “Il mercato edilizio è il 19% del Pil della Lombardia. Oggi è tutto fermo, non vengono nemmeno ritirati i permessi a costruire perché poi le case non si vendono”.
Le ricette che ha usato il settore pubblico anni fa per affrontare questo tema non sono più valide oggi, per Mirabelli, il quale ha ricordato anche che al momento non ci sono risorse pubbliche: “Il bilancio triennale dell’edilizia sociale pubblica in Lombardia quest’anno potrà contare su 150 milioni di euro, quello precedente contava su 600 milioni di euro e quello ancora prima su un miliardo e mezzo di euro. Le risorse pubbliche, quindi, sono venute a mancare. La conseguenza di questo è che i quartieri popolari non saranno più come li abbiamo conosciuti e c’è il rischio che si trasformino in ghetti e che siano soggetti ad un degrado rapido”.
Anche per questo motivo, secondo il consigliere regionale Pd, oggi, la priorità diventa il tema dell’housing sociale, in cui si mettono insieme pubblico e privato e, in questo contesto, la cooperazione diventa una grande risorsa.
“A Milano e provincia e in una parte del Piemonte la cooperazione è stata l’unica risposta a chi voleva una casa in affitto a canoni accessibili”, ha ricordato Mirabelli.

Venendo al compito della Regione, Franco Mirabelli ha segnalato alcuni provvedimenti riguardanti la casa: “Il pubblico non ha soldi e ci mette le aree standard per costruire progetti di housing sociale. Le leggi garantiscono anche gli operatori che assegnano case in affitto a canoni contenuti garantendo alcuni criteri di efficienza energetica. Ci sono poi incentivi per il riuso di edifici di terziario vuoti, affinché vengano trasformati, cambiandone anche la destinazione d’uso, in modo da evitare un ulteriore consumo di suolo”.

Sul tema delle case popolari, Mirabelli ha affermato che devono essere un’opportunità per persone che vivono serie difficoltà economiche e, quando queste vengono superate, si deve aiutare queste persone a passare ad un’altra casa. “Il problema è che queste persone non trovano casa sul mercato e il 92% di chi vive in case popolari in Milano e provincia è ancora dentro i parametri per cui ha ottenuto questo alloggio e, spesso, si tratta di anziani soli”, ha ricordato Mirabelli.
“Non penso che una casa popolare possa essere tramandata di padre in figlio, però, è impensabile che chi ha un reddito di 24 mila euro debba abbandonare la casa popolare”, ha affermato Mirabelli, rivendicando la battaglia fatta per innalzare la soglia al limite di 34 mila euro, con la possibilità ai gestori di non applicarlo e di applicare a queste persone canoni più alti (che, oltretutto, consentirebbero anche maggiori entrate nelle casse di Aler, da sempre a corto di risorse). Per Mirabelli, questo è un punto importante in quanto “Chi ha redditi così finirebbe in mezzo alla strada perché non ha altre possibilità né di affitto né di vendita, inoltre, mandando via persone con un reddito meno basso rispetto agli altri inquilini si provocherebbe un aggravarsi della situazione delle case popolari perché verrebbero condannate ad essere ancora di più luoghi di emarginazione”.
Sempre nel tentativo di limitare il degrado e di non lasciare alloggi vuoti, il consigliere Pd ha sottolineato che, grazie ad una delibera, oggi è possibile scalare le graduatorie per assegnare alloggi troppo piccoli per famiglie, ad altre persone anziane e giovani soli.
Un problema, invece, che, secondo Mirabelli, è un ulteriore effetto della crisi economica che ha prodotto l’aumento della morosità delle case popolari, diventata del 40% “perché anche se non è alto l’affitto poi sono alte le spese e, sulle pensioni minime, incidono moltissimo”: “Al di là di una quota di illegalità – ha precisato il consigliere regionale - c’è, infatti, anche una quota di persone che non ce la fanno economicamente”.
Critico su Aler anche Mirabelli, che ha definito l’ente gestore troppo lento nel suo apparato burocratico e che sarebbe da riformare in modo consistente, anche orientandolo verso l’housing sociale, anche perché – ha ribadito il consigliere – “I ritardi delle politiche pubbliche sommati alla crisi stanno provocando un disastro”.

Infine, Mirabelli ha evidenziato che oggi “C’è bisogno di un cambio culturale, non solo perché sono cambiate le domande ma perché sono impossibili le risposte di prima. Dalla crisi non si esce come ci si è entrati. Non ci saranno gli stessi modelli di consumo. Bisogna ripensare complessivamente anche le politiche dell’abitare”. “Oggi, pensare che l’obiettivo per un lavoratore precario possa essere l’acquisto della casa è sbagliato ed è sbagliato che questo diventi un sogno”, ha ribadito il consigliere Pd, chiarendo che “Si deve ragionare come si ragiona in tutta Europa, pensando ad un Paese in cui le case di proprietà non sono l’80% ma il 30-40%, pensando anche ad una mobilità lavorativa da una città all’altra”.
Secondo Mirabelli, quindi, “Bisogna sapere che la priorità è l’affitto, bisogna dare case in affitto e su questo bisogna riconvertire tutte le politiche”.
 



Video dell'intervento di Franco Mirabelli>>

Fotografie dell'incontro>>

Politiche dell'abitare - Festa Pd Cinisello - 22 giugno 2012

Patrizia Toia alla Festa Pd di Cinisello

C’era tantissima gente sabato alla Festa del Partito Democratico di Cinisello Balsamo (Milano). Complice la giornata di sole, ad affollare stand, area giochi e ristorante sono arrivati in parecchi già dal pomeriggio, dove, tra le varie iniziative, era in corso un dibattito a cui hanno partecipato Patrizia Toia (parlamentare europea del Partito Democratico), Luciano Fasano (assessore al Comune di Cinisello e docente universitario) e Carmine Pacente (presidente di Ideura), con il coordinamento di Giuseppe Sacco (Capogruppo Pd al Comune di Cinisello). Molti gli argomenti discussi nel corso dell’incontro, con una particolare attenzione alle problematiche europee e alle ricadute che queste hanno sui singoli Stati, a partire dalla gestione della crisi economica, a come è stato affrontato il problema della Grecia, fino agli assetti politici e decisionali dell'Unione Europea.

Luciano Fasano, nel suo intervento di apertura ha ricordato come l’Europa sia una costruzione originale, nata da grandi personalità che fanno parte del patrimonio politico e culturale del centrosinistra e che ha preso corpo dal dopoguerra. “Oggi l’Europa è necessaria se vogliamo rispondere ai Paesi emergenti del Brics, perché i singoli Stati da soli non sono sufficienti”, ha ricordato Fasano.
Fasano ha poi analizzato il quadro attuale in cui sono emerse idee fortemente antieuropee che insistono nel voler far vedere quanto costa l’euro, ma ha segnalato che nel nostro continente vi sono anche dei nazionalismi non antieuropeisti.
In merito alla vicenda greca, Fasano (ma anche gli altri relatori), ha commentato che non è pensabile lasciare che un Paese esca dall’Unione perché l’Europa non si salva dividendosi.

Un intervento più politico e meno di analisi è stato, invece, quello di Carmine Pacente, il quale, in apertura, ha segnalato come le decisioni prese in Europa appaiono troppo spesso lontane da noi mentre, in realtà, incidono fortemente sulla nostra quotidianità. Gli enti locali, secondo Pacente, sono l’organismo che può dimostrare ai cittadini la vicinanza dell’Europa, attingendo ai fondi dei programmi comunitari e quindi allineando le loro scelte politiche alle indicazioni proposte dell’UE.
Secondo Pacente, attualmente ci troviamo ad un bivio in cui “l’Europa si rilancia o si disgrega”: “Dopo gli slanci delle Commissioni Delors e Prodi, con Barroso si è prodotta una fase di stallo, si è verificato un certo immobilismo delle istituzioni comunitarie e, contemporaneamente, sono riemersi forti nazionalismi”, ha commentato il presidente di Ideura. L’elezione diretta del Presidente dell’Unione Europea e l’attribuzione ad esso di più poteri, secondo Pacente, potrebbero essere un modo per rilanciare l’Europa e farla sentire più vicina ai cittadini, così come il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo (che oggi è l’unico organismo votato direttamente dai cittadini).

Patrizia Toia (video dell'intervento) ha portato il punto di vista di chi opera dentro le istituzioni europee e ne ha spiegato il funzionamento, ricordando anche come l’Unione inizialmente sia stata anche un modello da imitare per altre realtà di altri continenti che guardando a noi hanno incominciato a realizzare a loro volta una serie di aggregazioni.
“Queste - ha segnalato Toia - sono settimane molto dure, c’è sempre un’ansia e un’attesa che si avverte molto”. In Europa si sono spesso fatti un po’ di passi avanti e un po’ di marce indietro ma questa volta, secondo l’europarlamentare del Pd, il bivio è molto serio perché è aggravato dalla crisi e la voce del Parlamento Europeo è ancora troppo debole: “I Paesi indebitati che non riescono a far fronte al loro debito vengono messi sotto attacco ma l’Europa non è stata in grado di dare risposte sufficienti a risolvere le situazioni. Ci sono state risposte parziali e tardive sulle difficoltà dei Paesi, senza contare che la Spagna è stata trattata con molti più favori rispetto alla Grecia. Le risposte europee parziali e tardive dell’Europa hanno aggravato la situazione della Grecia”, ha ammonito Toia, evidenziando che “L’Europa ha lasciato solo Papandreu che, invece, avrebbe potuto fare una figura egregia”.
Tutto questo, secondo la deputata europea avviene per un’incapacità politica ma anche un progetto incompiuto dell’Europa che ne limita le azioni: “I leader europei sono inadeguati, sembra che abbiano paura di fare l’Europa”, ha ricordato Toia. L’Europa, inoltre, ha fatto presente Patrizia Toia, la fanno anche i governi nazionali che devono prendere le decisioni nel Consiglio. Venendo all’Italia, Toia ha sottolineato che Mario Monti è una delle poche figure accreditate in Europa e che quando parla viene anche ascoltato (magari poi non seguono le sue indicazioni però almeno lo ascoltano, mentre prima si mancava totalmente di credibilità e vi era addirittura della derisione). “Gli incontri Merkel-Sarkozy, invece, tradivano completamente lo spirito unitario perché pretendevano di far procedere tutto con accordi intergovernativi a due (mentre gli Stati membri dell’Unione sono 27)”, ha insistito l’esponente Pd, puntualizzando sul fatto che “Serve un’Europa che si assuma più responsabilità e che, con una scelta coerente, non permetta a nessuno Stato di fallire”.
Sulle misure messe in capo dall’Europa per venire incontro alle esigenze degli Stati, Toia ha ricordato il ruolo del Fondo Salva Stati, che avrebbe dovuto essere un meccanismo transitorio e, invece, è diventato permanente.
È giusto, secondo Toia, vincolarsi per dare delle garanzie ma i parametri di Maastricht avrebbero dovuto servire proprio a questo e non li ha rispettati nessuno. Oggi, il Fiscal Compact ha parametri molto più stringenti, ma c’è anche un problema di chi è legittimato a controllare e dare indicazioni (il Parlamento Europeo, che viene tagliato fuori da questi meccanismi, in realtà è stato votato dai cittadini, gli altri organismi no). Tuttavia, “Le forze politiche in campo non hanno tutti la stessa risposta alla crisi”, ha ricordato Toia in conclusione e del suo intervento e oggi “L’Europa deve andare fino in fondo a compiere il suo progetto”.

 Video dell'intervento di Patrizia Toia alla Festa Pd di Cinisello>>

Foto dell'incontro:

Patrizia Toia alla Festa Pd di Cinisello - 16 giugno 2012

Debora Serracchiani a Cinisello

Ieri pomeriggio alla Festa del PD di Cinisello Balsamo (Milano) si è parlato di Europa con Debora Serracchiani, la quale ha tracciato un quadro dei principali avvenimenti che stiamo vivendo in questo periodo di “continua evoluzione”, come lo ha definito la stessa europarlamentare.
Un’Europa che si muove a rilento ha sottolineato la Serracchiani in apertura del suo intervento, ricordando che “Al Consiglio Europeo, che si è riunito numerose volte negli ultimi mesi, si sarebbero dovute prendere molte decisioni per dare risposte contro la crisi che, invece, non sono mai state prese”.
La domanda da porci, secondo la parlamentare europea del Pd è se crediamo ancora nell’Europa, perché se così fosse “Bisogna fare subito le cose non fatte fino ad ora”, ha affermato Debora Serracchiani, precisando che “Negli ultimi 30 anni avremmo dovuto fare l’Europa e non l’abbiamo fatto, così ci tocca farla adesso e in fretta. Non abbiamo costruito il percorso che l’entrata in vigore della moneta unica richiedeva. Non c’è un’unione politica dell’Europa. Non c’è neanche un’unione fiscale perché ogni Stato ha una tassazione diversa. Non ci sono politiche economiche comunitarie, in quanto ogni Stato ha la sua e non sempre coordinata con quelle degli altri Paesi”.
Questo scenario frammentato dell’Unione Europea, secondo la Serracchiani, ha penalizzato il funzionamento e la messa in pratica delle decisioni assunte.

Parlando delle tematiche più dibattute al Parlamento Europeo negli ultimi tempi, Debora Serracchiani ha ricordato la tassa sulle transazioni finanziarie che, a suo avviso, “ha un valore etico. L’Europa deve cominciare ad introdurla poi convincere anche il resto del mondo a seguirla su questa strada” e poi la questione degli Eurobond. “Gli Eurobond da soli non bastano, occorre che dietro abbiano un sistema su cui reggersi”, ha evidenziato la parlamentare europea, spiegando che “Con gli Eurobond, il debito dei singoli Stati non esisterà più perché si trasformerebbe in un unico debito europeo, ma questo implica che tutti si comportino bene. La collettivizzazione del debito, inoltre, equivale all’andare verso gli Stati Uniti d’Europa e questo comporta cedere pezzi di sovranità nazionale ma anche una stabilizzazione del sistema ed è un passeggio culturale importante che bisogna essere preparati per affrontarlo”.
In merito alle resistenze tedesche sulla questione, Serracchiani ha chiarito che occorre spiegare alla Germania che anche a lei conviene l’Europa, ricordando che oltretutto il principale mercato per l’esportazione dell’industria tedesca è proprio quello europeo, ma è ovvio che bisogna dare anche delle garanzie.
L’alternativa alla costruzione dell’Europa, secondo la parlamentare europea del Pd è la disgregazione dell’Unione Europea e questa metterebbe a rischio la pace sociale, come dimostra il riemergere dei nazionalismi molto forti e delle destre estreme e xenofobe in molti Stati europei. “Nel Parlamento Europeo sono stati eletti 119 deputati di estrema destra, per ora sono divisi tra loro”, ha segnalato Debora Serracchiani.

In merito al ruolo dell’Italia, Debora Serracchiani ha segnalato che negli ultimi mesi, con Monti, il nostro Paese ha recuperato molto in credibilità rispetto a quando c’era Berlusconi e oggi l’Italia torna ad essere un interlocutore importante.
Un’Italia in cui, ha ricordato la Serracchiani, è cambiato il governo ma il Parlamento su cui si regge è ancora quello di prima e ci sono veti incrociati tra le forze politiche che rendono difficile l’approvazione delle norme.
“In Italia le riforme vere non state fatte negli ultimi 20 anni, non solo negli ultimi 5. Adesso, però, è a rischio la tenuta sociale del Paese. Non si possono chiedere alle persone sacrifici oggi senza spiegare a cosa serviranno domani. Occorre dare una prospettiva”, ha sottolineato Debora Serracchiani.

Parlando delle ultime elezioni amministrative, poi, la parlamentare europea ha chiarito che “In politica non esistono spazi vuoti perhé c’è sempre qualcuno che li riempie. Grillo esiste da tempo e non è antipolitica: chi si impegna dentro la cosa pubblica fa politica, il terreno di confronto è politico. Oltretutto, adesso, Grillo adesso sta fermo, stiamo facendo tutto noi”. L’allusione era sulla vicenda delle nomine per l’Authority che, poi Serracchiani ha commentato dicendo che “Bisogna smettere di pensare che alcune cose fatte in passato si possano continuare a fare: erano sbagliate già prima e non andavano fatte neanche allora e non si possono più fare adesso”.
 

Alla richiesta di un commento sulle decisioni assunte nella Direzione Nazionale, svoltasi il giorno prima, Debora Serracchiani ha risposto che “Ci troviamo in una situazione davvero molto problematica, ci troveremo presto a discutere del caso Grecia e del rischio che esca dall’euro, c’è stato il terremoto in Emilia che ha provocato un grave danno anche economico, c’è la crisi che non si riesce a superare e il Pd, invece di aprirci, rischia di chiudersi a parlare di se stesso quando al Paese di noi non importa nulla”.
L’invito della Serracchiani è quello di “Non rinchiudersi in schemi non più attuali perché è necessario cambiare il modo di fare politica. Il rinnovamento delle idee passa anche per il rinnovamento delle persone. Da noi, non c’è stato il passaggio tra chi c’era prima e i nuovi, non si è fatta la formazione: sono stati scelti sempre i mediocri perché davano meno fastidio. Il PSE in Europa guarda al Pd con interesse per il modo in cui è riuscito a mescolare le culture e dobbiamo continuare su questa strada”.
 


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permalink | inviato da dianacomari il 10/6/2012 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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