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Voci della Resistenza

Qualche tempo fa, Antonio Masi (storico esponente dell'ANPI di Niguarda, Milano) mi ha regalato il suo recente libro "Voci di testimoni. 1943-1945. Da Venafro a Niguarda" che raccoglie, appunto, i racconti e le testimonianze della Resistenza.
Si tratta di un libro importante, per cui Antonio Masi e Vincenzina Scarabeo Di Lullo che lo hanno curato vanno ringraziati per il contributo di riflessione e storia che ci consegnano.
Vanno ringraziati perché dalle pagine del libro e dalle testimonianze che vi sono raccolte emergono importati momenti della storia dei nostri quartieri (Niguarda in particolare ma non solo), delle persone che li hanno abitati e vissuti e ci fanno conoscere meglio luoghi e persone che abbiamo intorno e di cui spesso abbiamo solo una vaga idea di ciò che sono stati.
Per me questo libro è un regalo bellissimo.
Io, in questi quartieri, ci sono stata trapiantata da bambina, così come ci sono stati trapiantati i miei nonni, a cui il Comune di Milano assegnò una casa popolare dopo che fu stabilito che dovevano lasciare quella di Via Larga perché il centro della città doveva essere ricostruito e adibito ad altro.
Questi quartieri li abbiamo un po’ subiti (i miei nonni erano arrivati in queste case quando intorno c’erano solo campi e nebbia) e molto vissuti ma le nostre storie vengono da altrove e, come le nostre, anche molte di quelle persone che – come i miei nonni – furono trapiantati nelle stesse case popolari ma arrivavano da altre zone di Milano.
La loro guerra e la loro Resistenza è stata fatta e vissuta altrove: ha percorso altre vie della città, altre montagne (quella dell’Emilia, dove mia nonna è nata ed è dovuta tornare sfollata).
Leggendo il libro mi sono accorta di quanto poco conoscevamo di questi quartieri, delle storie che li hanno segnati e delle persone di cui commemoriamo ogni anni la scomparsa con lapidi e corone di fiori e anche di quelli che magari sono stati vicini a noi ma non ne abbiamo mai saputo fino in fondo la grandezza del significato dei loro gesti per quanto esternamente potessero sembrare piccoli e quotidiani.
Con questo libro è stato fatto un importante lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze: andrebbe fatto leggere a tutti coloro che arrivano in questi luoghi perché sapere dove ci trova, quale passato ha caratterizzato le strade che percorriamo quotidianamente e le fabbriche che ora vediamo chiudere e trasformarsi in altro come reperti di archeologia industriale, è materia preziosa per metterci nella giusta prospettiva per poter elaborare il futuro.
Nel libro c'è anche uno spaccato interessante che sulla Resistenza nelle aree del Centro-Sud (Molise e Campania), ben descritto e un po' diverso da quanto si legge su libri di Storia.
Dalle pagine, dalle voci raccolte emerge la volontà di un Paese che si è mosso per arrivare a costruire in modo stabile e duraturo la pace e la democrazia per riemergere dal buio. Per anni ci è sembrato che tutto questo fosse un dato acquisito, normale, scontato e, invece, oggi se ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che c’è una parte di mondo neanche tanto lontana da noi che questa bellissima conquista se l’è dimenticata. Almeno noi, grazie ai racconti di chi ha già attraversato la tempesta, dovremmo provare a non dimenticare e a valorizzare quanto di positivo è stato fatto nel cammino della democrazia, grazie all’apporto di tanti.

La dove c'era una strada ora c'è il fiume

Stasera siamo sott'acqua. Non è una novità. Ci siamo abituati. E' una storia che si ripete da tantissimi anni più o meno sempre allo stesso modo. L'incazzatura, invece, aumenta ogni volta di più. Aumenta anche se vedi che fuori stanno lavorando come matti per cercare di salvare il salvabile e per limitare i danni o ripristinare ciò che l'acqua ha compromesso. Mai, come negli ultimi anni, si è visto un tale dispiegamento di uomini e di mezzi tanto tempestivo. Però il problema resta: il Seveso esce, le strade diventano un fiume di acqua marroncina, le macchine vengono bloccate, a piedi è complicato muoversi, i mezzi pubblici scarseggiano, i marciapiedi scompaiono e, quando va male, salta anche la luce per ore, si allagano cantine e box e poi perdiamo giorni a pulire e rimettere in ordine qualcosa che nel giro di poche settimane sarà nuovamente sottosopra.
Le cause sono molteplici e note (la cementificazione eccessiva, il cambiamento climatico, la mancanza di interventi per la pulizia delle acque e del percorso sotterraneo del Seveso da parte di chi avrebbe dovuto farli...) ma oggi di tutto questo, qui in zona non interessa nulla. Oggi, a Gino interessa che ha dovuto chiudere il negozio alle 14:00 (annullando appuntamenti e mandando a casa le clienti presenti) per non restarne prigioniero fino a stanotte, ai due coraggiosi spalatori del mio condominio interessava che non entrasse l'acqua nei box, nel locale cantine e in quello contatori, a chi ha lasciato l'auto parcheggiata in strada e ogni tanto si affacciava alla finestra per guardare il livello dell'acqua interessa sapere in quali condizioni potrà recuperarla e se domani ripartirà, a chi ha la cantina allagata interessa fare il conto delle cose che anche a questo giro si troverà a buttare via, a chi aveva degli impegni da svolgere fuori casa interessa che non ha potuto rispettarli (con tutte le conseguenze), a chi era fuori casa interessa poterci rientrare al più presto. Se non si capisce questo, è inutile fare tutte le altre discussioni.
La situazione che si è creata con le continue esondazioni del Seveso non è più accettabile.
Non è normale trovarsi ad esitare prima di uscire di casa ogni volta che piove perché non si sa come e quando si avrà modo di tornarci. Non è normale doversi chiedere ogni giorno se è il caso di vestirsi da persona normale o se è meglio mettersi in tenuta da pescatore e portarsi gli stivaloni di gomma appresso perché non si sa cosa si può trovare al ritorno. Non è normale che una città come Milano (non un Comune in cima alle montagne o in riva al mare) vada letteralmente a fondo ad ogni goccia d'acqua che scende. Certamente, le piogge di questi giorni sono molto più consistenti di quelle degli anni scorsi, ma il Seveso è sempre uscito comunque, indipendentemente dalla portata delle piogge.
Ammiro molto l'impegno e la dedizione che ci stanno mettendo le persone che sono in strada a lavorare per darci le informazioni e fare in modo che tutto torni presto alla normalità ma assicuro che qui non interessa a nessuno: qui le persone chiedono che questa situazione venga risolta in modo definitivo e che si inizino i lavori perché le esondazioni non avvengano più (se non in casi davvero eccezionali).

p.s.: quando l'esondazione è appena all'inizio, se siete in strada, non state lì ad attendere che smetta ma cercate un modo per rientrare immediatamente a casa perché più passa il tempo e maggiore sarà la difficoltà di rientro (per strade chiuse o impraticabili per l'acqua che si alza)

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permalink | inviato da dianacomari il 15/11/2014 alle 23:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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