.
Annunci online

PDL di evasione e di tasse

Ringraziamo Berlusconi e i suoi amici che - dopo minacce, ricatti, urla per ergersi a paladini dei cittadini contro le tasse - in realtà si stavano occupando solo dei fatti loro e non hanno fatto nulla per impedire l'aumento dell'IVA. Magari se, anziché pensare a come salvare il loro capo, si fossero impegnati a dare una mano al governo di cui fanno parte (invece di picconarlo ogni giorno), ciascuno nel ruolo che ricopre, forse a qualche possibile soluzione si sarebbe arrivati.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pdl berlusconi tasse iva governo

permalink | inviato da dianacomari il 30/9/2013 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

E' tutta colpa del PD?

A girare sui social network ma anche a leggere i quotidiani, ultimamente, qualsiasi cosa accada sembra essere colpa del PD. E' il PD che non fa o che fa male o che non fa abbastanza o che si sveglia tardi ecc.

 
Se Calderoli paragona un Ministro di origine congolese ad un orango e non si vuol dimettere da vicepresidente del Senato non è colpa di Calderoli che ha perso un'altra buona occasione per tacere e mostrare un po' di buon senso istituzionale se non personale ma è colpa del PD che gli avrebbe consentito di diventare vicepresidente del Senato in quota all'opposizione invece di eleggere qualcun altro. Nessuno ricorda che, nei giorni dell'elezione dell'ufficio di Presidenza del Senato, ci furono polemiche roventi con il Movimento Cinque Stelle che rifiutava di votare qualsiasi esponente eccetto i loro e chiudeva ad ogni tentativo di mediazione ma da soli, con i loro voti e senza mediare con le altre forze politiche, non potevano eleggere nessuno.

 
Se il PD non chiede le dimissioni di Calderoli da vicepresidente del Senato (che comunque non serve perché si può solamente dimettere da solo) è inetto, se invece le chiede monta la polemica perché le chiede per un episodio di razzismo e non le chiede per chi offende gli omosessuali (dimenticando le polemiche sulla nomina di Michela Biancofiore come sottosegretario alle Pari Opportunità e poi spostata proprio a causa delle pressioni del PD per le sue affermazioni sui gay) o non le chiede per Alfano per la brutta vicenda con il Kazakistan. Come se tutto fosse uguale, come se gli episodi fossero paragonabili e sostituibili l’uno con l’altro e non fossero, invece, ciascuno una vicenda a sé e tutte gravi ma ciascuna nel suo contesto.

 
Se il PD non chiede le dimissioni di Alfano per l’affare del Kazakistan - vicenda gravissima sul piano della diplomazia interna, internazionale e dei diritti umani (per cui sarebbe davvero opportuno che il Ministro dell’Interno si dimettesse, unitamente a quello degli Esteri che fino ad ora non ha aperto bocca sul caso) - è complice di un atto gravissimo che getta ombre sul nostro Paese ma se ne chiede le dimissioni è colpevole di far cadere il governo.
Il risultato sarà che, come sta avvenendo, verranno dimissionati un po’ di funzionari dei Ministeri coinvolti.
Basta? No, non basta ma non si può fare diversamente.
Nel caso vi fossero governi con dentro partiti e persone serie e responsabili, chi ha commesso simili pasticci ne trarrebbe le dovute conseguenze e lascerebbe l’incarico (come ha fatto Josefa Idem del PD che ha lasciato il Ministero delle Pari Opportunità per presunte irregolarità con il pagamento dell’ICI che stava cercando di sanare), mentre invece gli esponenti del PDL si mostrano ben incollati alle loro poltrone e assolutamente non disponibili a cederle neanche di fronte all’evidenza di situazioni palesemente fuori luogo.
E’ giusto? No, non lo è ma non è che è colpa del PD se quelli del PDL si comportano in questo modo sconsiderato.

 
Se il PDL minaccia di far cadere il governo a causa della sentenza della Corte di Cassazione per i processi di Berlusconi fissata per il 30 luglio e chiede la chiusura del Parlamento per tre giorni in segno di protesta e gli viene concesso solo mezza giornata (in cui per altro i lavori non erano esattamente fermi) per fare un’assemblea la colpa è del PD che ha votato per fare un regalo a Berlusconi. Pazienza se per prassi è già capitato tante volte che un gruppo chiedesse di fermare i lavori per fare un’assemblea, pazienza se la vicenda era delicata per le sorti del governo: il PD non doveva cedere. Cosa doveva fare? Doveva far cadere il governo perché i falchi del PDL avevano deciso che le sorti di Berlusconi erano prioritarie rispetto ai problemi del Paese?
Il PDL propone una stupidata colossale minacciando che se non sarà accontentato farà crollare tutto, il PD cerca di mediare e portare a casa una soluzione il più possibile ragionevole (difficile dire se si sarebbe potuto ottenere di più) e la colpa è del PD e non del PDL che ha chiesto una cosa assurda e con toni fuori luogo?

 
Sulla vicenda del finanziamento pubblico e dei rimborsi elettorali è colpa del PD che non vuole abrogarli. E pazienza se nel luglio scorso il PD rinunciò alla sua tranche di rimborsi e destinò le risorse alle popolazioni colpite dal terremoto, perché conta solo la pagliacciata inscenata da M5S con il mega-assegno gigante con scritto la cifra che si impegnavano a restituire ma non si sa dove perché tecnicamente non è possibile restituire nulla.
Con questo si vuol dire che il dibattito è chiuso? No, tutt’altro ma un conto è fare un ragionamento sereno per cercare di contenere la spesa pubblica e correggere le distorsioni che ci sono, anche con iniziative simboliche e un altro conto è inscenare pagliacciate diffondendo informazioni false realizzate ad arte per fare propaganda.

 
Se il PD, dopo anni di accuse di inezia e discussioni a sinistra, finalmente presenta un disegno di legge sul conflitto di interessi viene accusato di voler salvare Berlusconi dall’ineleggibilità, il tutto senza che alcuno di coloro che muovono tali accuse abbia mai letto una riga di tale disegno di legge e conosca il pensiero dei suoi firmatari. Oltretutto viene mischiata la questione di un disegno di legge che vale per tutti e non è costruito esclusivamente su Berlusconi e le sue vicende (ma che se fosse approvato gli imporrebbe di scegliere se restare in Parlamento e vendere le sue quote di giornali e tv a persone che non siano membri della sua famiglia, responsabili delle sue aziende o suoi dipendenti o membri del CDA oppure tenersi il tutto ma lasciare il Parlamento nel giro di un mese) – che una volta presentato ha un iter da seguire: prima deve essere assegnato ad una Commissione, poi calendarizzato, poi discusso ed emendato e infine portato alle Camere dove deve essere nuovamente discusso insieme agli emendamenti apportati e votato - con la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi che dovrà essere votata a breve in una Commissione e che è stata posta da alcuni parlamentari.
Nessuno si chiede perché mai Berlusconi dovrebbe essere dichiarato ineleggibile oggi dopo vent’anni che viene votato ed eletto dai cittadini italiani.
Ovviamente tutte le critiche arrivano da persone (di destra o di sinistra) che quando ci sono state le battaglie contro Berlusconi, per chiedere di vigilare sulla normativa del conflitto di interessi, in difesa del pluralismo e della libertà di informazione e contro la Legge Gasparri non si sono mai viste nelle piazze e non hanno mai speso una parola in favore della libertà di informazione o contro Berlusconi (anzi, alcuni lo hanno pure votato o sostenevano che lui non era un problema e adesso, improvvisamente, lo è ed è colpa del PD che non se ne occupa).

 
Se si acquistano gli F35 è colpa del PD, che è filo-militarista e butta risorse pubbliche in aerei da guerra tecnologicamente superati invece che di spenderle per ripianare il debito pubblico, rifinanziare gli ammortizzatori sociali ecc.
Sugli F35 si è detto veramente di tutto tranne che non è così semplice smontare accordi già presi in precedenza (il programma è concepito insieme agli Stati Uniti) e spostare risorse da un contesto ad un altro e che la mozione approvata oggi in Senato con i voti del PD è una sorta di “compromesso” in cui si chiede sostanzialmente di ripensare il programma della Difesa italiana in un’ottica europea e di meditare meglio sull’eventuale necessità dell’acquisto dei velivoli, già comunque ridimensionati nel numero (il che, implicitamente, vuol dire di inserirsi in altri programmi militari, con altri aerei dalla tecnologia più avanzata verso la costruzione di un sistema di difesa europeo).
Non basta? No. Non basta, si voleva lo stop totale e definitivo. Per farlo, però, ci sarebbe voluto un governo con una maggioranza diversa: vale a dire che o i cittadini alle elezioni votavano il PD e gli conferivano una quantità tale di voti da potersela giocare meglio in Parlamento, oppure al momento delle consultazioni il Movimento Cinque Stelle avrebbe dovuto dire di sì alle proposte del PD, perché con una maggioranza di governo formata da PD-PDL-Scelta Civica la linea politica non può essere la stessa che se ci fosse stata una maggioranza formata da PD-SEL-M5S.

 
Quello che fa impressione, comunque, restano le accuse mosse al PD dall’interno e dall’esterno per ogni scelta: alcuni pretenderebbero che il PD (che è al governo insieme a PDL e Scelta Civica) votasse insieme ai partiti che stanno all’opposizione seguendo una linea politica che è quella dell’opposizione. E’ un ragionamento che realisticamente non sta in piedi: quando un partito di governo vota insieme alle opposizioni cade il governo.
Poi c’è anche chi davvero pensa che il PD sia all’opposizione: un signore me lo ha scritto oggi in un’email: “Non siete neanche capaci di fare opposizione! Non fate niente per i compagni”… Già, peccato che dovremmo fare una politica di governo non di opposizione e non per i “compagni” ma per tutti i cittadini.
“La vita è sempre un compromesso tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che è possibile fare” e la politica è più che mai luogo di mediazione tra le forze e gli interessi di cui sono portatrici e questo bisognerebbe ricordarselo più spesso.
A qualcuno (sia a destra che a sinistra) è chiaro che non dispiacerebbe se cadesse il governo attuale ma non si capisce poi quale prospettiva penserebbe di avere date le pesanti condizioni di crisi economica in cui versa l’Italia.
Qualcuno dice anche che far cadere questo governo non implicherebbe il tornare alle urne ma “semplicemente” sostituire la maggioranza attuale di PD-PDL-Scelta Civica con una formata da PD-SEL e fuoriusciti da M5S. A parte la totale inaffidabilità dei soggetti eletti in M5S, ma per arrivare ad un simile governo sarebbe stato sufficiente che al momento delle consultazioni i grillini avessero accettato la proposta di Bersani. Adesso, dopo tutto il casino che è successo, dopo che è stato rimesso in ballo Napolitano, dopo la difficoltà di formare questo governo, qualcuno vorrebbe dire “Scusate, ci siamo sbagliati, rifacciamo da capo”? E’ da matti!

 
In tutto questo, però, si dimentica che il PD non è da solo: non è il PD che fa e disfa tutto, il governo è formato da PD-PDL-Scelta Civica ed è con i voti di queste tre forze che si fanno la maggior parte delle cose.
Gli elettori del PDL non hanno nulla da dire sull’acquisto degli aerei da guerra? Non hanno nulla da dire sugli esponenti del loro partito che minacciano di bloccare il Paese per i problemi del loro capo? Non hanno nulla da dire su Alfano che si presenta al Parlamento per relazionare sul caso Kazakistan dicendo “Né io né gli altri sapevamo nulla, non siamo stati informati di ciò che è accaduto” o di Gasparri che, per sostenerlo, ha affermato in Senato che lui “le persone del Kazakistan coinvolte non le conosce e non è in grado di distinguere se stanno tra i buoni o i cattivi perché non sa chi siano”? Sono risposte queste che possono dare esponenti istituzionali su una vicenda grave che ha coinvolto il nostro Paese?
Il PD potrà anche fare la voce grossa ma non è che urlando cambino le cose, caso mai avrebbe il vantaggio di farsi sentire un po’ di più (e sarebbe utile) ma se il PDL fa stupidaggini dovrebbe essere quel partito a risponderne davanti ai cittadini e agli elettori e non gli altri.

 
L’unica colpa del PD è quella di dilaniarsi in continuazione al suo interno: più per posizionamenti personali (anche in vista del Congresso) che per questioni serie ma con il risultato deleterio di alimentare in modo enorme la confusione che già aleggia in merito a ciò che fa o decide il partito.

 
La conseguenza di ciò è che il vero problema del PD è quello di riuscire a caratterizzare poco le scelte del governo e di non fare per niente la propaganda (cosa, quest’ultima, invece, che al PDL riesce fin troppo bene, facendo sembrare di riuscire a “mettere il cappello su ogni cosa”).

 
Oltretutto le tematiche su cui in queste settimane si è scatenata l’offensiva contro il PD sono tutti argomenti di interessante filosofia politica ma che all’atto pratico cambiano poco o nulla nella vita quotidiana delle persone. Mentre nessuno è venuto a ringraziare il PD, con la stessa enfasi con cui fa volare le accuse, per aver permesso – grazie al Governo Letta – di rifinanziare la Cassa integrazione in deroga, di aver approvato le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie finalizzate al risparmio e all’efficienza energetica, all’acquisto di mobili ed elettrodomestici sempre più efficienti energeticamente, di aver sospeso la rata di giugno dell’IMU (che per tante famiglie in difficoltà è una boccata d’ossigeno) con l’impegno a rimodulare quell’imposta o la riforma per rendere reato lo scambio elettorale politico-mafioso.

 
In tutto questo scenario, fa impressione vedere come acquistino simpatia soggetti strampalati che ogni volta che prendono la parola nelle aule parlamentari fanno restare allibiti (e per questo invito a seguire le dirette web di Camera e Senato) per come sappiano solo urlare di scontrini, spionaggi, denunce mal fatte ma molto teatralizzate, invece che chi passa le giornate a lavorare sui testi che arrivano nelle Commissioni per fare in modo che una volta approvati diventino realmente utili per la vita dei cittadini.

 
Forse il PD urlerà poco ma molti dei suoi eletti nelle istituzioni lavorano e si occupano di cose concrete e magari sarebbe utile rilevarlo un po’ di più.

Il PD non si è spiegato

Da quando è nato il Governo Letta tutti si sono concentrati sulle dinamiche del PDL. Tutti non hanno fatto altro che domandarsi come e quando Berlusconi avrebbe staccato la spina al Governo, a seconda di ciò che gli conviene.
La verità, però, è che a Berlusconi (a maggior ragione se si avvicinano le condanne giudiziarie) non conviene affatto staccare la spina al Governo perché difficilmente potrebbe poi tornare in Parlamento.
Quello che invece potrebbe preoccupare il Governo Letta, anche in relazione alle problematiche giudiziarie di Berlusconi, sono le dinamiche interne al PD: “Lo stato maggiore democratico riuscirebbe a reggere le pressioni della base che chiedesse di rompere con il partito di Berlusconi? Quanto a lungo il Pd potrebbe resistere all'offensiva dei social network, ai girotondi su internet e nelle piazze?”, si domanda Francesco Verderami sul Corriere della Sera. Ed è questa la domanda azzeccata perché è il PD che al suo interno non ha mai voluto questo Governo di “larghe intese” e che continua a non riuscire a farlo digerire ai propri militanti e ogni volta che qualche esponente deve parlarne si trova in imbarazzo, ci mette davanti mille giustificazioni e zero entusiasmo, nonostante il Presidente del Consiglio sia del partito e i buoni propositi che egli mette nelle azioni del governo.
Ed è il PD che, anziché, cercare di uscire dallo stagno e mettere il cappello su un Governo di cui ha il premier e diversi ministri o quanto meno di caratterizzarne l’azione focalizzando i propri obiettivi da portare a casa (o, detto brutalmente, di “piantare qualche bandierina”), continua a disperdersi in una litigiosità interna frutto del posizionamento precongressuale e a lasciare il pallino dell’azione dell’esecutivo totalmente in mano al PDL.
Basterebbe poco per invertire la rotta, basterebbe guardare ai provvedimenti approvati, segnalare cosa si è cercato di fare per i cittadini italiani, per rifinanziare la cassa integrazione o sugli ecobonus ad esempio e, invece, nulla: anziché guardare a ciò che si porta a casa si guarda altrove (agli F35 ad esempio, altra grana che sta per esplodere nel PD).
Il tutto sotto gli occhi di iscritti e militanti sempre più spazientiti e confusi che non si riconoscono più nelle scelte del partito e dei suoi rappresentanti nelle istituzioni e sotto il martellamento pesante dei media che hanno trovato nel PD un facile bersaglio per ogni cosa che avviene o non avviene.
Di fatto, però, se Berlusconi venisse definitivamente condannato, per il PD diventerebbe molto più che imbarazzante essere al governo con i suoi uomini e ciò che si è visto oggi - con il PDL che evoca l’Aventino e vuol bloccare il Parlamento e il Partito Democratico così terribilmente lacerato in mille posizioni - potrebbe essere solo un triste preludio di ciò che ci aspetta.

 
Nel PDL sono più attenti alla comunicazione: mandano messaggi chiari, forti, assolutamente riconoscibili. Poco importa se si tratta di cose giuste o no: ad esempio fin da subito la posizione del PDL sull’IMU è stata netta e certa (il PD che pure poteva giocare di mediazione perché ha delle proposte di riforma, ci ha messo un paio di mesi per riuscire a dire qualcosa sul tema e ancora non si sa se è la “sua risposta definitiva”). Oggi il tutto si è ripetuto sul problema dei processi di Berlusconi: il PDL ha detto forte e chiaro “blocchiamo tutto o facciamo cadere il Governo”, il PD ha detto “no” ma poi dovendo necessariamente mediare (perché il Governo sta in piedi con il sostegno di entrambe le forze politiche) avrà cercato di avviare una trattativa e si è arrivati ad uno stop di mezza giornata circa (con alcune attività parlamentari che comunque procedevano) ma che la stampa ha rivenduto all’esterno come un “sì”. Il tutto contornato di comunicati stampa dei capigruppo che confermavano il “no”, deputati di area renziana e civatiana che si smarcavano e confermavamo che si era trattato di un “sì” ma che loro si erano dissociati in un papocchio comunicativo che ha innescato il solito cortocircuito per cui a fare una pessima figura è di nuovo il PD nel suo complesso, scatenando le ire di iscritti e militanti e anche ex alleati e grillini (che non vedevano l’ora di vedere il Partito Democratico cadere nel trappolone del PDL).

 
Premesso che non si poteva fare altrimenti dal momento che il Governo Letta per stare in piedi necessita del sostegno sia del PD che del PDL, che la politica è sempre luogo di mediazione e i risultati raggiunti sono sempre frutto di un compromesso tra le parti e gli obiettivi che queste si pongono, che una sospensione dei lavori per concedere ad un gruppo parlamentare di riunirsi in assemblea in alcuni momenti è la prassi e non un fatto clamoroso, l’immagine che è uscita del PD dalla giornata di oggi è disastrosa.

 
Personalmente, rimango stupita della noncuranza con cui il Pd agisce nei confronti del sistema della comunicazione.
La linea politica può piacere o meno, ma quando si è al Governo con il PDL non si può agire fingendo che una delle due forze sia all’opposizione, bisogna adeguarsi alla realtà, però poi bisogna cercare di saper comunicare bene le scelte che si intraprendono.
Sembra che gli esponenti del Partito Democratico non abbiano la minima idea di cosa arriva ai cittadini di ciò che avviene nelle istituzioni e di, conseguenza, di ciò pensano poi della politica e del loro partito.
Controllare la comunicazione ai tempi della rete è molto complicato perché vengono meno una serie di filtri e mediazioni a livello spaziale e temporale (oggi basta un tweet sbagliato per “scatenare l’inferno” e i comunicati stampa sono qualcosa di superato e spesso rischiano di risultare anche ridicoli in alcuni frangenti perché arrivano quando i fatti hanno già smentito il testo scritto), inoltre, c'è un sistema giornalistico malato che il più delle volte non fa informazione ma altro, tuttavia non si capisce in che mondo vivano gli esponenti del PD.
Pochi minuti fa mi è arrivata una newsletter del Gruppo del Partito Democratico al Senato in cui il capogruppo afferma nel titolo “Il PD non si è piegato”. Purtroppo, la verità, invece, è che come sempre il PD non si “spiegato”: ha comunicato malissimo una scelta necessaria ma ostica e, come sempre, ci ha fatto una pessima figura a livello di immagine. Davvero non avevano previsto che si sarebbe detto che stavano facendo un favore al PDL? La verità è che il PD ha un gruppo dirigente che è convinto di fare politica oggi con le stesse modalità di vent'anni fa e non si rende conto di come, invece, nel frattempo, sia cambiato tutto: la politica, la comunicazione, il giornalismo, gli atteggiamenti dei politici. Se prosegue a comunicare in questo modo, il PD e i suoi esponenti si affosseranno da soli e a salvarli non basterà il fatto che la maggioranza degli italiani non ha accesso al web.
Il prossimo pasticcio comunicativo lo si prevede sugli F35.

Quella sull'IMU non è la vittoria di Berlusconi

Chi dice che quella sull'IMU è una vittoria del PDL forse dovrebbe andare a rileggere il punto 3 degli 8 del PD "Creare lavoro per far crescere l'italia": lo slogan recita "Eliminare l’Imu fino a 400-500 euro di imposta sulle prime case. Esentato l’80% delle prime case. Immobili delle piccole e medie imprese equiparati alle prime case", come si può vedere dalla infografica. Nel dettaglio, il documento (file pdf) in materia di IMU dice: "Eliminare l’Imu sull’80% delle prime case. No al pagamento dell’Imu per le prime case fino a 400-500 euro di imposta e considerare alla stregua di prime case i capannoni, i negozi, gli immobili strumentali delle piccole e medie imprese. Lo sgravio verrebbe compensato rivedendo l’Imu in modo gradualmente progressivo, a partire dagli immobili che abbiano un valore superiore al milione e mezzo di euro dal punto di vista catastale, cioè almeno tre milioni di euro di valore commerciale". 
Berlusconi sarà più bravo a comunicare e a rivendersi le cose ma i punti del PD non li ha letti nessuno (spesso neanche gli stessi del PD perché ne sento tanti che su questa questione dicono l'opposto).

 

Report

Personalmente non amo Report in generale, indipendentemente dall'argomento di cui si parla perché trovo che spesso non siano i fatti a parlare ma i giornalisti a presentarli in modo troppo tendenzioso. Di questa sera non mi è piaciuta l'impostazione. Sul sistema di Formigoni c'era molto da dire ma si è detto ben poco e, per lo più, fatti già ampiamente noti. Non è stato evidenziato per niente come alcune vicende abbiano ricadute sulla Lombardia e quante implicazioni ne derivino da quel sistema di potere e, nella seconda parte, si è posto troppo l'accento sulle scelte personali (discutibili) di Formigoni senza farne capire le eventuali valenze pubbliche. Un'occasione di fare informazione persa. L'unica notizia interessante della puntata sono le dichiarazioni finali di Valentini (ex capogruppo Pdl in Consiglio Regionale) sul fatto che una parte del Pdl stesso non sopporti più Berlusconi e considerano quel partito come morto.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. report cl lombardia raitre regione formigoni pdl

permalink | inviato da dianacomari il 4/11/2012 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Gli accordi di Formigoni

Roberto Formigoni rilancia su twitter le dichiarazioni rilasciate da Saint Vincent: ‏"Mandare in crisi la Lombardia in questo difficile momento economico e' del tutto sbagliato" e "Come riconosce lo stesso Maroni giovedì non abbiamo mai parlato di fine della legislatura. Parlarne oggi e' tentare di cambiare l'accordo".
Parole che suonano come surreali dopo aver letto ciò che avvenuto negli ultimi mesi in Regione Lombardia che si sono conclusi con l'inquietante episodio di un assessore arrestato per voto di scambio con la 'ndrangheta. Cosa vuol dire che è sbagliato mandare in crisi la Lombardia in questo difficile momento economico? E lasciare il sospetto che il governo della Regione sia stato oggetto di infiltrazioni mafiose non lo è? Cosa può garantire Formigoni di fronte a questo scenario di assessori o ex assessori indagati o arrestati per reati gravissimi? Dalla dichiarazione successiva viene da chiedersi se Formigoni ci sia o ci faccia: come si fa, con quadro simile, ad andare dai giornalisti a parlare di un accordo tra capi di partito. In Lombardia c'era un assessore eletto con voti della 'ndrangheta, altri arrestati e indagati per casi di corruzione e il Presidente della Regione pensa all'accordo con i partiti della sua maggioranza per mantenere la poltrona! L'accordo Formigoni lo doveva fare con i cittadini lombardi per garantire una Regione pulita, trasparente e invece ha favorito l'illegalità. Se ne deve andare subito!

 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. formigoni lega pdl lombardia regione

permalink | inviato da dianacomari il 13/10/2012 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il Presidente del Bunga Bunga

A guardare la conferenza stampa di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano in cui veniva presentata la richiesta per una riforma orientata al presidenzialismo c'era da rimanere un po' sbalorditi e un po' annoiati. Sbalorditi per il modo surreale in cui i due si sono presentati alla stampa per avanzare la richiesta: rigido e serissimo (come sempre) Alfano e sorridente fino al limite della finzione Berlusconi. Sembravano due caricature di loro stessi, compresi i lapsus, i giochetti e tutte quelle parole dette a vuoto come se non si fossero accorti di cos'è accaduto alle elezioni amministrative. Se fossi stata una giornalista presente, probabilmente avrei sbuffato e avrei pensato: "Ma guarda questi due se devono chiamarci qui a farci perdere del tempo con le loro manfrine con tutte le cose importanti che stanno accadendo nel Paese e in Europa in questo momento". Perché la sensazione è proprio quella della presa in giro: ci sono o ci fanno Berlusconi e Alfano?

E' chiaro a tutti da tempo che Berlusconi ha sempre ambito ad arrivare al Quirinale ma, se gli era rimasto qualche dubbio sulle possibilità dell'impresa dopo gli scandali che lo hanno riguardato, il risultato dell'ultima tornata delle amministrative in cui il Pdl è stato letteralmente fatto scomparire dalla scena, avrebbe dovuto quanto meno palesare all'ex premier il fatto che questo suo sogno ormai è destinato a rimanere tale. Il Pdl è morto e Berlusconi pure: politicamente non esistono più, è finita e inutili sono queste pagliacciate ridicole con cui si vorrebbe cercare di riaffermare una leadership che chiaramente non conta più nulla (perché pure se contasse all'interno del partito, è ovvio che presentandosi alle urne replicherebbe il vuoto ottenuto a queste amministrative).

Il risultato elettorale delle ultime amministrative dice chiaramente che i cittadini non vogliono più vedere Berlusconi e il Pdl, poco importa se come candidati al governo o alla Presidenza della Repubblica. Berlusconi, per i cittadini, ormai può essere solo il Presidente del Bunga Bunga, su tutte le altre questioni non esiste più e prima si fa da parte, meglio è anche per il centrodestra.
 

Il Pd oltre Monti

Continua il dibattito intorno al governo Monti e alla maggioranza che lo sostiene. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Berlusconi che, giorni fa, ha detto che Pd, Pdl e Udc dovrebbero presentarsi insieme alle elezioni del 2013 per proseguire l’opera riformatrice del governo Monti, nell’interesse dell’Italia.
Una frase detta da Berlusconi nel tentativo di risolvere i problemi interni al Pdl (in cui sono in corso i congressi) ma che mira a far breccia sul disagio e la crisi dei consensi che tutti i sondaggi mostrano esserci anche negli altri partiti e che ha trovato subito, però, il no secco di Bersani.
Un “no” doveroso ma che non è così scontato nello scenario nuovo che si è configurato.
Il governo Monti è sostenuto dai voti in Parlamento di Pd, Pdl e Udc e il Pd è il partito che maggiormente si è speso affinché questo governo avesse vita (un po’ perché era l’unica possibilità per far uscire di scena Berlusconi e un po’ perché la situazione italiana era drammatica e urgeva dare una svolta repentina che il passaggio dalle urne non avrebbe potuto dare).
Nel Pd, però, è anche dove si registrano le maggiori perplessità: il partito, si sa, è composto da tante anime con visioni spesso un po’ troppo discordanti tra loro ma a far sorgere malumori in questo caso è stato il divario molto forte tra le aspettative che si sono create con l’uscita di scena di Berlusconi e le reali mosse della prima fase del governo Monti.
Le prime mosse del governo Monti (in particolare la riforma delle pensioni, necessaria ma sicuramente non proprio equa per alcune fasce e una gran parte dell’elettorato del Pd è composto proprio da pensionati e iscritti alla Cgil che su questo tema tanto hanno protestato) abbinate anche ad un certo terrorismo comunicativo messo in pratica da quasi tutti i quotidiani hanno creato una prima spaccatura nell’opinione pubblica.
In favore di Monti e dei suoi Ministri restavano la stima personale, l’apprezzamento per la dimostrazione di sobrietà, di competenza per il ruolo che si trovavano a ricoprire, la riconquistata dignità sul piano internazionale: tutte caratteristiche che nell’epoca dei governi Berlusconi non esistevano e che certamente hanno prodotto una sorta di felice stupore nell’opinione pubblica.
Ma non si campa solo di questo. Poi, certo, c’è chi vede “il bicchiere mezzo pieno” e chi lo vede “mezzo vuoto” ma è chiaro che tutte le doti personali e professionali degli esponenti del governo devono accompagnarsi a corrette scelte governative.
Nel giudicare queste scelte, l’opera riformatrice del governo Monti e la direzione che le nuove leggi stanno prendendo entra in scena la visione politica che ciascuno ha ed ecco allora che sorgono i problemi concreti.
Questo governo è sostenuto da una maggioranza strana, con visioni piuttosto distanti tra loro e le riforme approvate sono tendenzialmente il frutto di un compromesso tra le parti: alcune scelte sono gradite prevalentemente al centrodestra, altre al centrosinistra. Ciascuno si trova, poi, sul territorio a fare i conti con il proprio elettorato che magari avrebbe voluto quelle riforme un po’ diverse da come sono uscite e qui si gioca la sfida vera.
Non si può andare dai propri elettori a dire che va tutto bene e che siamo tutti molto soddisfatti quando loro vengono a segnalarci che registrano un problema e che soddisfatti non li sono per niente. Non lo si può fare perché altrimenti si finirebbe per sembrare lontani dalla realtà quotidiana che le persone si trovano a vivere e rischieremmo di perdere per strada pezzi che invece vogliono stare con noi ma hanno bisogno di qualche chiarimento in più.
Personalmente, non ho mai amato le tifoserie acritiche e anche in questo contesto le comprendo poco perché non è facendo il tifo che si riuscirà a spiegare alle persone che davvero stanno vivendo dei problemi sulla propria pelle che devono sopportare i sacrifici perché non c’è altra strada.
Concordo, invece, con un’analisi scritta da Guelfo Fiore sul quotidiano Europa, in cui si dice “sì a Monti ma senza esagerare”, perché sicuramente questo governo ha fatto alcune riforme giuste e altre necessarie (anche se piacciono poco al Pd o semplicemente il Pd le avrebbe fatte un po' diversamente), sicuramente era l’unica via per far uscire l’Italia dal baratro e altri sforzi saranno necessari ma credo anche che ci sia una parte di persone (nostri elettori e non) che da quelle riforme si sono trovati un po' “travolti” e non le si possono ignorare o liquidare con frasi da tifoseria o semplicemente assicurando loro che va tutto bene così oppure che certe scelte le abbiamo subite e non possiamo farci niente. Dobbiamo sapere che senza questo governo e senza molte di queste scelte (comprese quelle impopolari) avremmo avuto il baratro ma non possiamo ignorare che alcuni problemi restano e che l'equità non la si vede molto bene.

E qui sorge un altro problema che è quello della frase lanciata da Berlusconi su un dopo-Monti con una coalizione targata Pd-Pdl-Udc.
Bersani ha liquidato il tutto con un “non se ne parla nemmeno”, Franceschini si è affrettato a rassicurare che concorda con la risposta del segretario e ha fatto bene a chiarire la sua posizione (che non è così scontata e, comunque, non è detto che sia definitiva dati i rivolgimenti piuttosto repentini che hanno avuto le sue posizioni politiche nel Pd dal congresso ad oggi), i veltroniani tacciono ma spingono perché Monti resti come candidato Premier (del resto spingerebbero chiunque purché non fosse Bersani e, in questa fase, non hanno tutti i torti).
Il quadro, però, è complesso come ha ben raccontato Goffredo De Marchis in un articolo di Repubblica: c’è una parte del Pd che sostiene convintamente Monti e le sue scelte (comprese quelle più liberal) ed è appunto il gruppo che fa capo a Veltroni ma anche a Fioroni e parte dell’area legata a Franceschini; c’è la necessità di presentarsi in modo forte e innovativo di fronte agli elettori (e i partiti in questo momento sono decisamente poco attraenti, secondo i sondaggi) e c’è la necessità di decidere che impronta dare al Partito Democratico (e qui emerge in modo netto la spaccatura tra liberal e labour che tutti i giorni si contendono le pagine dei giornali, in particolare sul tema del lavoro, con toni guerreschi piuttosto vergognosi che più che far apparire il Pd come un luogo di più anime lo fanno apparire come un partito pesantemente spaccato e litigioso fino ad oscurare quale sia la posizione ufficiale, sempre che questa conti qualcosa per davvero).
Tornando agli schemi elettorali, fu Franceschini, molto tempo fa, a lanciare l’idea di un’alleanza costituzionale (che però si fermava all’Udc e terzo polo) per ricostruire l’Italia. Adesso i tempi sono diversi e la situazione in campo è troppo fluida per capire cosa si configurerà per il futuro.
Una cosa è certa: i partiti così come sono hanno poche speranze di sopravvivere; tutti i sondaggi mostrano un calo pesante della fiducia da parte dei cittadini mentre Monti registra un grande consenso, tanto che tutti gli schieramenti si sono affrettati a offrirgli una candidatura a Premier anche nel 2013.
Monti per ora si nega e non può fare altrimenti perché essendo a capo di un governo sostenuto da schieramenti opposti non potrebbe certo continuare a reggere se dovesse dichiararsi come rappresentante di una parte sola, così come sarebbe difficile che il suo operato non venisse poi riletto in chiave di parte se alla fine del mandato dovesse scegliere di schierarsi con uno dei due schieramenti. Da qui la scappatoia proposta da Berlusconi del continuare a stare insieme con Monti messo a capo della coalizione: un tentativo, insomma, che potrebbe essere utile a tutti i partiti in campo per sopravvivere poggiandosi sulla credibilità di un “Papa straniero”.
Una scappatoia che, però, potrebbe anche rivelarsi mortale perché è un po’ difficile spiegare agli elettori che ci si presenta alle elezioni come alleati di coloro che si erano contrastati fino al giorno prima e con cui, comunque, restano visioni politiche piuttosto divergenti.
In particolare, il problema lo si avrebbe per il Partito Democratico: è difficile pensare che gli elettori del Pd non sappiano che gli esponenti del Pdl sono gli stessi che in questi anni hanno portato avanti le scelte di Berlusconi, che le hanno votate in Parlamento (convinti o no lo hanno fatto) e ci hanno portato nel baratro per cui è dovuto intervenire Monti e per cui ora si stanno facendo molti sacrifici per uscirne e altri dovranno essere fatti.
Non è una questione di mettersi necessariamente contro. “Il Governo Monti ha l'indubbio merito di portarci fuori dalla contrapposizione frontale, su cui vorrei ricordare Berlusconi è allegramente vissuto per molti anni, che ha reso impossibile fare delle vere riforme in questo Paese. Però sarebbe assolutamente sbagliato lasciar passare l'idea che non ci siano più differenze, che ora si siano miracolosamente create le condizioni per un'ammucchiata indistinta”, ha scritto, qualche giorno fa, Marina Sereni ed è vero perché ci sono riforme che vanno condivise sempre ma poi ci sono anche scelte politiche che, invece, sono chiaramente l'espressione di una parte perché ne rappresentano le idee. Il Pd ha lottato per mesi e ancora lotta contro le argomentazioni dell’antipolitica per dire che “Non siamo tutti uguali” e non si capirebbe se si finisse con il presentarsi alle elezioni insieme a quelli che dovrebbero essere avversari.
Non è una questione di creare lo scontro ma è che non abbiamo gli stessi approcci ai problemi e, soprattutto, non abbiamo tutti le stesse identiche soluzioni (ad esempio il Pd non la pensa allo stesso modo di Sacconi sul lavoro o non condivide la riforma Gelmini sull’istruzione), sarebbe piuttosto grave il contrario perché non si capirebbe più perché scegliere una parte o l'altra. Il centrosinistra deve presentarsi come alternativo al centrodestra, non come la sua fotocopia sbiadita o addirittura suo succube.

Qui sorge il terzo e più importante problema: il partito. I partiti, lo vediamo dalle analisi dei sondaggisti - ma basta andare un po’ per strada a chiacchierare con la gente per accorgesene - non godono di grande simpatia e allora è più che mai necessaria un’opera di rinnovamento. Il Partito Democratico, se vuole non solo superare questa fase particolare ma anche configurarsi come un progetto valido e credibile per il futuro, dovrebbe cominciare a trovare dentro di sé la forza di rinnovarsi, aprirsi e rimettersi al passo con i tempi.
Non è una questione di rottamazione o giovanilismo: Monti riesce ad apparire come “nuovo” e “credibile” pur non essendo né “nuovo” né tanto meno “giovane”.
Il Pd e i suoi dirigenti, invece, appaiono quasi tutti “vecchi” (non di età ma di impostazione, di approccio, di immagine fin troppo usurata) e in giro c'è voglia di aria nuova.
Ecco allora che se, da un lato, il Pd ha la necessità di non regalare Monti e la sua azione riformatrice alla destra, dall’altro lato vi è anche la necessità di non appiattirsi su Monti come se da soli non si fosse in grado di proporre altro. Il Pd deve trovare il modo di liberare le risorse che ha dentro (e dove queste non ci sono, non deve avere paura di andarle a cercare fuori) per diventare un soggetto politico moderno, attraente, innovatore (che non può voler dire diventare “di destra”), saper elaborare ricette nuove per risolvere i problemi del mondo di oggi, che certamente non corrispondono a quelli del passato, senza continuare a ridursi in una lotta sterile tra liberal e labour ma cercando una sintesi condivisa e di concreta applicazione.
 

Conosci Faruk?

In questi giorni, in rete, si è discusso molto della nuova campagna pubblicitaria realizzata dal Pd per il tesseramento. Campagna certamente discutibile per le modalità scelte ma che è in perfetta sintonia con le nuove tendenze del mondo della comunicazione che punta proprio su messaggi criptici che rimandano ad altro per suscitare curiosità nelle persone. Che poi l'obiettivo venga raggiunto o meno è tutto da verificare, ma che le nuove tendenze siano queste è un dato di fatto.

Dopo i primi manifesti rosa o azzurri con le ormai note scritte "Conosci Faruk?", "Conosci Sara?" e un rimando a facebook, si è passati a quelli più tradizionali con sopra delle facce di gente comune, il nome, l'età e il loro ruolo. E qui è scattata l'ironia degli avversari politici che pare abbiano messo in giro manifesti con Penati e il Duomo di Milano, Bassolino a Napoli e altri casi non proprio edificanti che sono esplosi dentro al Pd additandoli come se tutto il partito fosse in quel modo. Niente di male: l'ironia ci sta tutta, ci si può fare serenamente una risata, inoltre, si sa che la rete, dove questi manifesti sono diffusi maggiormente, è sempre più un luogo dissacrante.

Quello che, però, verrebbe da far notare agli autori di queste simpatiche rappresentazioni del Pd è che forse dovrebbero cominciare a guardare anche a quali soggetti rappresentano gli altri partiti, perché non mi pare che ci siano personaggi tanto migliori. Cosa succederebbe se girassero manifesti per rappresentare il Pdl con scritto Conosci Cosentino?" o "Conosci Ponzoni?" (per citare l'ultimo di una lunga serie di casi esplosi in Lombardia)? Che poi già il "Conosci Silvio?" dovrebbe essere sufficiente a chiarire di che elementi si qualificano. Forse viene dimenticato che la maggior parte dei personaggi inquisiti che siedono in Parlamento, oggi appartengono al Pdl. E della Lega? Qui al Nord non è che risultino proprio limpidi.

Allora, forse, pur non avendo nulla contro l'ironia utilizzata contro la campagna del Pd (anzi, personalmente, trovo molto divertenti anche le parodie e ne rido volentieri), sarebbe meglio che si andasse a guardare effettivamente dove ci sono maggiori problemi. Questo non vuol dire che il Partito Democratico non abbia al suo interno casi discutibili e su cui è più che mai necessario fare chiarezza. Non vuol dire ergersi a migliori o superiori agli altri. Però vuol dire che prima di "guardare la pagliuzza nell'occhio dell'altro", forse, certi partiti farebbero meglio a prendere atto della "trave" che c'è nel loro e a regolarsi di conseguenza.

Un po' diversa la stridente caricatura che ha pubblicato Il Fatto Quotidiano con la foto di Schettino sul manifesto del Pd che dichiara una propensione "all'inchino". Una caricatura che non fa ridere innanzitutto perché c'è una tragedia ancora in corso, con delle vittime e delle responsabilità ancora da accertare e non c'è molto di divertente. A cui si aggiunge il fatto che Schettino non è un militante del Pd e quindi ha poco senso usarlo come suo rappresentante, anche come chiarisce lo slogan utilizzato, l'idea che volevano far emergere è che il Pd è dedito "all'inchino". Opinione de Il Fatto Quotidiano questa, rispettabile come tutte ma che francamente potevano trovare anche un modo più rispettoso di offrire ai loro lettori. 

I militanti del Pd, però, non sembrano essere rimasti impassibili e, in rete, ha conciato a circolare qualche manifesto con "Ti presento i suoi". Insomma, ironia contro ironia. La guerra delle caricature è appena cominciata, grafici datevi da fare!

Personalmente, voglio dire solo una cosa: tutte le parodie sono legittime, poi sta a chi guarda giudicare il buono o il cattivo gusto e ciascuno risponde di ciò che fa; ma i militanti del Pd, quelli veri, quelli che ogni giorno tengono aperti i circoli, che mettono i giornali nelle bacheche e devono ripulirle ogni volta che vengono imbrattate, che organizzano iniziative e stanno nei gazebi anche quando piove o fa freddo, che fanno i volontari nei punti di ristoro delle nostre feste, meritano più rispetto da questa roba qua.

P.s.: Per tutti quelli che erano curiosi di conoscere Faruk, eccolo in questo video!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pd lega tesseramento pdl fatto faruk

permalink | inviato da dianacomari il 19/1/2012 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il Partito degli smemorati

Editoriale di Michele Brambilla - La Stampa

È ricomparso ieri il più importante dei ministri del governo Berlusconi, Giulio Tremonti. Intervistato su Rai Tre da Lucia Annunziata, ha criticato la manovra del governo Monti: «Troppe tasse, pochi tagli alla spesa pubblica e niente per la crescita», ha detto in sintesi. È probabile che, sentendolo, molti suoi colleghi di partito (o forse «ex» colleghi, visto che Tremonti ha cominciato la trasmissione dicendo che ormai «lavora in proprio», e l’ha finita non smentendo un suo passaggio alla Lega) si siano stropicciati gli occhi, credendo di sognare. Sono quei molti esponenti del Pdl che in questi anni hanno accusato proprio Tremonti di essere il «signor no» che ha bloccato ogni iniziativa volta alle liberalizzazioni, alla crescita, al taglio delle tasse. È vero che in questo Paese si dimentica tutto in fretta: ma ci vorrebbe un clamoroso deficit di fosforo per scordare che proprio all’interno del Pdl Tremonti è stato contestato da tutta un’ala (Brunetta, Crosetto e molti altri, per non dire di Martino che ormai da molto tempo è fuori dai giochi) che l’ha accusato di essere un ministro più statalista che liberista. E non è un mistero che lo stesso Berlusconi abbia più volte considerato Tremonti un ostacolo alla linea che avrebbe voluto seguire. Sempre facendo un piccolo sforzo di memoria, ci si ricorderebbe che nella manovra proposta in agosto da Tremonti era addirittura previsto un aumento dell’Irpef chiamato «contributo di solidarietà», nome un po’ beffardo perché di solito si solidarizza con i terremotati e con gli alluvionati, non con il debito pubblico. Furono due quotidiani di centrodestra come «il Giornale» e «Libero» a fare una campagna contro quell’aumento delle tasse, che alla fine fu ritirato dal governo. Ma d’altra parte proprio lo stesso Tremonti ieri da Lucia Annunziata ha ricordato quanta ostilità abbia ricevuto, all’interno del Pdl, per le sue scelte considerate «poco coraggiose», tutte rivolte al contenimento dei conti e non allo sviluppo. «Dopo le sconfitte elettorali di maggio - ha detto - ci sono stati interventi estemporanei nella nostra coalizione da parte di personaggi che volevano più coraggio, non comprendendo che interventi di quel tipo si sarebbero potuti fare solo in Paesi senza debito pubblico». Più avanti ha aggiunto che la maggioranza è andata in crisi proprio perché «da maggio in poi è emersa una classe politica che non voleva seguire il rigore». E dunque come può Tremonti oggi criticare una manovra che è certo criticabile, ma che va in gran parte nella direzione di quelle che ha fatto lui, e che è perfino stata scritta da molti uomini che erano con lui al ministero dell’Economia? Ieri Tremonti, poi, ha detto pure che uno dei gravi problemi dell’economia italiana è la mancanza di libertà, visto che «un imprenditore non può neanche tirare su un muretto». Giustissimo: però da chi è stata governata, l’economia italiana e non solo l’economia, negli ultimi dieci anni? Ma sarebbe sbagliato accusare di incoerenza solo Tremonti. Il suo è un atteggiamento molto diffuso. Lo stiamo vedendo in queste quattro settimane di governo Monti: da Berlusconi che dà del disperato al nuovo premier alla Gelmini che si lamenta per la manovra e per le tasse; dai deputati del Pdl che disertano l’Aula perché hanno il mal di pancia alla Lega che urla contro Roma e contro la crisi. Tutte cose comprensibili e a volte condivisibili. Ma a tutti costoro viene spontaneo rivolgere la stessa domanda di prima: scusate, non c’eravate voi, al governo, fino a un mese fa? E non ci siete stati per otto anni negli ultimi dieci? La smemoratezza di questi giorni è in realtà un qualcosa di già visto, un vizio che colpisce tutti, destra e sinistra e in fondo ognuno di noi, che appena passiamo da un ruolo di governo (di qualsiasi genere) a un ruolo di opposizione (di qualsiasi genere) ci dimentichiamo quanto sia difficile fare e quanto sia facile criticare.
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pdl governo lega

permalink | inviato da dianacomari il 19/12/2011 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia luglio        gennaio
temi della settimana

franceschini pd milano lombardia bersani



ultimi commenti


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0