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Il sindaco non pervenuto

Il caso Roma è da tempo sotto gli occhi di tutti.
Marino ha avuto, negli scorsi mesi, più occasioni per dimettersi e, soprattutto, per farlo a testa alta, facendo emergere in modo forte la differenza tra il sistema criminogeno che tiravano fuori le inchieste e i suoi tentativi di rompere quei meccanismi e di ripristinare la legalità e la trasparenza.
Invece, non lo ha fatto: Marino è stato lì perché, da persona onesta, riteneva di dover restare e mentre a lasciare avrebbero dovuto essere gli altri, quelli corrotti e compromessi.
E' stato lì anche perché un pezzo di chi ce lo ha messo (il PD) ha pensato che andare al voto equivalesse consegnare la città ad altre forze politiche e che comunque, prima o poi, si sarebbe trovato il modo di rimettere la situazione in ordine e che lasciare in ordine è sempre più conveniente che uscire di scena in mezzo agli scandali.
Il problema è che nulla si è risollevato. I pasticci a Roma hanno continuato a susseguirsi uno dopo l'altro su tutti i fronti e senza che fossero individuate responsabilità precise (il funerale del Casamonica che tutti sapevano ma non si sono parlati tra loro per impedirlo) o senza che venissero individuate delle soluzioni (i mezzi pubblici sempre fermi per scioperi o per guasti ma su Atac non si può nulla).
Nel frattempo è iniziata anche un'evidente campagna mediatica contro Marino, in parte fomentata dal Movimento Cinque Stelle con il pallino degli scontrini (la Panda in zona vietata, le vacanze lontane mentre Roma affonda, le risposte sgarbate date ai cittadini, il nuovo viaggio in America annunciato come su invito del Papa e poi smentito dal Papa stesso, le cene pagate dal Comune): un accerchiamento che aveva l'obiettivo neanche tanto velato di farlo fuori ma resta che il sindaco di Roma ci è caduto completamente dentro.
Marino solo ingenuo o distratto? Può essere ma sviste di questo genere spesso si pagano, anche perché si sta parlando del sindaco della Capitale d'Italia e, quindi, di un uomo e di una città che hanno visibilità nel Paese e nel mondo e la visibilità degli ultimi tempi non è stata certo positiva.
E' una colpa di Marino? Probabilmente no o non del tutto.
La colpa principale di Marino è quella di non aver fatto il sindaco. Da quando è emersa l'inchiesta "Mafia Capitale", tutto ha continuato a ruotare intorno ai problemi di legalità, nomine, potere, gestione e tutto il resto è sparito dall'agenda mediatica del sindaco. Magari poi nei fatti Giunta e Consiglio Comunale hanno anche lavorato per temi più concreti di interesse dei romani ma il sindaco lo si è visto solo concentrato su se stesso e il suo problema personale nel rapporto con i partiti che lo sostenevano e con gli avversari mentre la città aveva bisogno di uno che facesse il sindaco non lo sceriffo o l'equilibrista. I suoi assessori (compresi i nuovi persi tra visibilità e bestemmie) non hanno fatto altro che contribuire all'ampliamento di questa distanza dai cittadini e dalle loro domande di governo della città.
Anche la pantomima di oggi sulle dimissioni annunciate e poi smentite è un'altra ridicolaggine di cui la Capitale d'Italia non aveva bisogno.

Analisi dei ballottaggi

Giuliano Pisapia è stato eletto sindaco di Milano con un consenso del 55,1% (contro il 44,9% di Letizia Moratti).
Qui le percentuali di voto nelle 9 zone di Milano>>>

Alcune analisi dei risultati elettorali:
-Il risveglio degli astensionisti - Paolo Natale (Europa)
- Così Bossi e Berlusconi hanno perso il voto del Nord - Marco Catelnuovo (La Stampa) -pdf
- La Lega "partito" non incanta più - Giovanni Cerruti (La Stampa)
- Se tramonta il mito del Nord Padano - Ilvo Diamanti (Repubblica) - pdf
- Fedeltà al candidato e mobilitazione. Così le città hanno virato a sinistra - Renato Mannheimer (Corriere della Sera) - pdf

Giuliano ha liberato Milano

Una festa bellissima e arancione, ieri, ha riempito le strade e le piazze di Milano, dal pomeriggio fino alla notte. Appena si è cominciato a capire che Giuliano Pisapia avrebbe vinto, le persone hanno cominciato a uscire.
Girando per le strade, anche nelle periferie, era facile incontrare auto con bandiere delle pace o arancioni che sventolavano fuori dai finestrini. Direzione centro, per tutti quanti: teatro dell’Elfo in Corso Buenos Aires per la conferenza stampa del nuovo sindaco e poi tutti in piazza del Duomo per la festa.
Piazza Duomo era caldissima, assolata, con un piccolo palco montato e accanto uno schermo che trasmetteva le immagini dello speciale di La7 e poi la postazione di Radio Popolare con l’audio diffuso che raccontava ai presenti cosa stava accadendo per le strade milanesi.
È stata una festa bellissima, cercata, voluta, aspettata. Qualcuno ha detto che c’era un clima da “25 aprile”, da “Festa della Liberazione” ed era vero, come sottolineavano gli slogan “Giuliano libera Milano” cantati dalle persone accorse per festeggiare il nuovo sindaco: era liberazione della città dopo vent’anni di governo della destra, ma non solo perché anche gli altri comuni e le altre provincie delle Lombardia si erano liberate e poi l’Italia intera. Il vento di Pisapia che dal primo turno elettorale aveva fatto tremare il centrodestra si era diffuso sulla penisola e, inevitabilmente, aveva contagiato e travolto tutti.
E tutti volevano essere presenti alla festa di Milano: in piazza del Duomo c’erano cartelloni di persone provenienti dalla Val Sesia, da Rho (dove pure ha vinto un sindaco di centrosinistra) da Como… Erano tanti i ragazzi che, in uscita dal lavoro, fermavano qualcuno vestito di arancione per chiedere se era tutto vero e se era definitivo e che a quel punto, anziché dirigersi in stazione per prendere il loro treno, sceglievano di proseguire per piazza del Duomo per essere partecipi della festa della liberazione di Milano e attendere insieme ai milanesi il nuovo sindaco Giuliano Pisapia. Tutti sapevano, infatti, che il vero epicentro della scossa che stava travolgendo Berlusconi e il centrodestra era Milano e a Milano volevano fare la festa.
Una festa colorata con bandiere, palloncini, cartelloni (“Sucate è qui”, stava scritto a su un cartello a bordo palco), bottiglie di spumante (tante già dal pomeriggio) e musica, slogan cantati e urlati (più volte la piazza ha acclamato “Gigi D’Alessio”, in segno di ironia verso tutto quello è accaduto con la buca del suo concerto per Letizia Moratti) e balli e trenini improvvisati.
Sul palco, nel pomeriggio, ad animare la festa c’erano Paolo Limonta (l’omone dello staff di Pisapia), Claudio Bisio, Lella Costa e sono intervenuti per un saluto un felice Stefano Boeri (che si è fermato a cantare “Tutta mia la città”), Susanna Camusso, Gino Strada e poi Nichi Vendola (che forse, preso dall’euforia, si è lasciato andare a qualche parola di troppo). Il tutto è stato ripreso da giornalisti e fotografi e anche da Diego Bianchi (Zoro), a lato del palco con la sua telecamerina.
Del Partito Democratico si è intravisto il segretario metropolitano Roberto Cornelli tra la folla a bordo palco, i ragazzi dell’organizzazione sulla balconata dell’edificio dietro al palco (che hanno riempito di bandiere arancioni) e poi Filippo, biondino appena ventenne dell’organizzazione che lanciava magliette dal palco e che festeggiava il compleanno, a cui la piazza intera ha cantato “tanti auguri”.
Solo a metà serata è intervenuto sul palco Piero Fassino, neo-eletto sindaco a Torino, venuto anche lui a festeggiare insieme ai milanesi. Peccato che molti milanesi non siano riusciti né a vederlo né ad ascoltarlo perché il palco improvvisato, così come il megaschermo erano troppo bassi e la piazza era stracolma di persone (si parlava di 200.000), accalcate ovunque, e gli altoparlanti riuscivano a farsi sentire solo fino a metà della piazza.
Gli altri dirigenti locali e nazionali del Partito Democratico (che pure da qualche parte erano presenti) non li ha visti nessuno ed è un peccato perché se Pisapia ha vinto è soprattutto grazie ai tantissimi voti presi dal Pd (che al primo turno aveva raggiunto il 28% dei consensi e ora ha conquistato ben 20 posti in Consiglio Comunale), ai gazebo messi in piedi dai suoi iscritti (attorno ai quali c’era sempre un gran via vai di gente) e anche gli ultimi eventi di piazza erano stati ben supportati dall’organizzazione del partito (sempre dietro e mai visibile). Spiace sapere che il Pd lavora dietro per poi regalare la scena ad altri partiti (che pure ci hanno messo l’anima per ottenere questo risultato ma che non si può non notare che nelle urne non abbiano raccolto un granché, sebbene i giornali continuino a scrivere che abbia vinto la sinistra).
Ai cittadini in piazza di queste dinamiche interne importava ben poco, probabilmente nessuno ci ha fatto caso, perché tutti erano lì per festeggiare il sindaco Giuliano Pisapia e non per gli altri, però all’interno questi svarioni comunicativi contano e spiace vedere che si finisce per inciampare sempre in banalità che potrebbero essere benissimo evitate (soprattutto perché la vittoria di Milano era ampiamente attesa da due settimane da tutto il Partito Democratico, sia locale che nazionale).
In piazza, ieri sera, sono arrivati davvero tutti: famiglie con bambini, ragazzi in bicicletta, coppie di anziani, tantissimi giovani… C’era una folla sterminata sulla piazza del Duomo che, dopo gli interventi degli esponenti della cultura e dello spettacolo, si è trasformata in una sorta di discoteca a cielo aperto, in cui tutti ballavano (anziani compresi) e, alla fine, sono arrivati anche i fuochi d’artificio.
Una festa stupenda ha accolto il nuovo sindaco Giuliano Pisapia e una nuova Milano, finalmente liberata.

 

Milano festeggia Pisapia - 30/mag/2011

Moratti, promesse contrarie alle sue azioni da sindaco

A proposito delle ultime battute della campagna elettorale vi segnalo un articolo da La Stampa e uno da Il Messaggero di oggi.

Dalla Moratti a Cetto La Qualunque - Luigi La Spina per La Stampa
E’ un vero peccato che la campagna elettorale per il ballottaggio a sindaco di Milano si sia conclusa con una settimana d’anticipo e con un risultato a sorpresa: Letizia Moratti ha perso, ma non è stata sconfitta dal suo competitore Giuliano Pisapia, ma da se stessa. Perché potrà anche riuscire a compiere l’impresa disperata di superare il candidato del centrosinistra, lunedì prossimo, ma a un prezzo che non bisognerebbe mai accettare di pagare, quello di rinnegare il proprio passato politico, le scelte programmatiche fatte e tante volte rivendicate, i valori in cui si è creduto o si è detto di credere e, soprattutto, tradendo la fiducia di coloro che per quei valori l’hanno eletta a loro rappresentante.
I segnali di fastidio e di distacco con i quali i moderati milanesi avevano risposto, col risultato del primo turno, ai toni estremistici e spregiudicati usati dalla candidata di Berlusconi e Bossi alla rielezione a sindaco di Milano, evidentemente, non sono bastati.
Così la Moratti, in questi giorni, ha inanellato una serie di promesse demagogiche che non solo contraddicono le decisioni più significative del suo precedente mandato, ma assumono caratteristiche che, nei cittadini più anziani, ricordano le scarpe spaiate offerte da Achille Lauro ai napoletani degli Anni 50 e, in quelli più giovani, i mirabolanti impegni elettorali dell’Antonio Albanese di «Qualunquemente».
L’Ecopass, la Ztl, le strisce blu e gialle sulle strade di Milano sono il segno più visibile e concreto della passata amministrazione milanese. Decisioni discutibili, certo, ma che sono nate dalla consapevolezza dei problemi d’inquinamento ambientale e di mobilità urbana nel centro storico. Ora, con una contraddizione clamorosa rispetto alle intenzioni dichiarate dalla Moratti, quelle di «raccontare ai cittadini le tante cose buone fatte a Milano», il sindaco uscente le rinnega. Con la sconcertante promessa di condonare le multe dei milanesi che hanno violato le disposizioni da lei stessa impartite.

Quale opinione la Moratti pensa possano avere di questi atteggiamenti proprio quegli elettori moderati che, fedeli al principio del rispetto della «legge e dell’ordine», hanno osservato le regole? A quale Milano si rivolge? Non crede di offendere, così, l’onestà e il civismo dei suoi concittadini? Soprattutto non ritiene di offendere se stessa, il suo passato di impegno pubblico, dalla presidenza Rai al ministero dell’Istruzione? Compiti svolti con risultati controversi, ma sempre con dignità e mai segnati da cotanto cinismo politico.

La deriva finale della Moratti sulla via dell’estremismo verbale e della demagogia elettorale più incontrollata può sorprendere chi credeva di conoscerla, ma corrisponde, purtroppo, agli atteggiamenti della coppia Berlusconi-Bossi di questi tempi. Il primo sembra non aver capito che le mosse a sorpresa, sul calare dell’ultimo gong nella campagna elettorale, possono essere efficaci le prime volte. Non più quando vengono ripetute dopo che gli elettori hanno constatato i risultati di quelle promesse. L’esempio più calzante è quello dell’abolizione totale dell’Ici. Una decisione che ha messo in difficoltà tutti i Comuni, costretti o a tagliare i servizi o a ricevere dallo Stato, attraverso le tasse, rimborsi che si sono tradotti in una sostanziale «partita di giro». Risultati ancora peggiori, proprio nell’opinione dei moderati italiani, hanno altre promesse berlusconiane, come quelle di lasciare mano libera all’abusivismo edilizio in Campania.

Impegni ridotti a farsa - Giovanni Sabbatucci - Il Messaggero (pdf)>>>

Pisapia per Milano

Pisapia Zona 9Tantissima gente, ieri sera, è venuta all'Auditorium Ca' Granda di Milano all'incontro con Giuliano Pisapia.
Il candidato sindaco ha ascoltato i vari rappresentanti della Zona 9, dalla presidente del Consiglio di Zona Beatrice Uguccioni alle persone che hanno lavorato nelle Officine per il programma come Luca Beltrami Gadola, ma anche rappresentanti della associazioni, delle case popolari, dei comitati contro la Gronda Nord e le esondazioni del Seveso o delle scuole.
Una bellissima serata, in cui i rappresentanti della Zona 9 e dei cittadini hanno presentato a Pisapia il quadro delle esigenze e delle aspettative di chi vive in zona. 
Giuliano Pisapia ha raccontato degli incontri in cui si sta spendendo in questi giorni, della reale possibilità di farcela a conquistare il Comune perché, finalmente, tra i milanesi (dopo vent'anni di governo del centrodestra) c'è voglia di voltare pagina e ha illustrato alcune peculiarità del suo programma (disponibile sul sito
www.pisapiaxmilano.com). L'invito a tutti i presenti è stato poi quello di impegnarsi per convincere quante più persone possibili in questa partita perché insieme possiamo vincerla!
Foto della serata>>>

Pisapia e il Pd

Quel che sta accadendo a Milano sulla candidatura a sindaco ha un po' del surreale e anche divertente.

Chi l'ha detto che il Pd non piace più a nessuno? Non è vero, c'è qualcuno a cui il Pd piace molto e fa di tutto per imbucarcisi! Si tratta dell'avvocato Giuliano Pisapia, attualmente autocandidato alla poltrona di sindaco del capoluogo lombardo, sotto la spinta di Sinistra Ecologia e Libertà e altri partiti della sinistra.

Inizialmente, Pisapia si era detto candidato alle primarie per il centrosinistra, ma ultimamente tv e giornali lo danno come il candidato ufficiale del Partito Democratico (di cui solo qualche esponente, ad oggi, risulta a favore dell'avvocato).

Insomma, al momento, contrariamente a quanto continuano a dire il Tg3, il TgR, le radio e qualche giornale, Pisapia non è il candidato a sindaco di Milano del Pd. Per come si continua a muovere (si fa invitare da tutte le parti, rilascia interviste e addirittura cominciano a circolare sondaggi sul suo potenziale successo), si capisce che a lui piacerebbe molto e non si esclude il fatto che possa diventarlo (magari con le primarie?), ma per ora è solo uno dei candidati che ha scelto di scendere in campo e supportato da una parte della sinistra (in prevalenza tutt'altro che Pd).

E' curioso che mentre molti preferiscono sfilarsi da questa corsa rischiosa e dalla vittoria difficile, ci sia qualcuno che voglia provarci con convinzione (il fatto che voglia il Pd in appoggio è una questione di convenienza: è il partito più grande, gli altri da soli non vanno da nessuna parte).

In ogni caso, il futuro si vedrà, è noto che il Pd ha tempi lenti...


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permalink | inviato da dianacomari il 16/7/2010 alle 18:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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