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Luci a Sanremo





Roberto Vecchioni è stato grande. Ha meritatamente vinto con una splendida canzone, nel suo stile ma non banale, attualissima nei contenuti ed emozionante.
Ci sono parole e cose che danno un senso di "respiro" dall'oppressione del presente, che fanno immaginare che esiste un fuuro e che possiamo fare qualcosa per costruircelo.    Sono commossa davvero dall'esibizione del Professore sul palco dell'Ariston. La vittoria di Vecchioni ha ridato speranza ad una parte di Italia: a quella che non si arrende, che non ci sta all'appiattimento generale del pensiero. Quella vittoria è molto di più della vittoria di una canzone ad una gara musicale, è il segnale che non è ancora tutto piatto, non siamo ancora tutti addomesticati, c'è ancora chi ha il coraggio di dire no a questo sistema di appiattimento subculturale e di rivendicare con forza che esiste un modo diverso di essere nel mondo. Forse qualcosa sta cambiando e sono gli artisti a farsi portavoce del cambiamento... Speriamo che sia davvero l'inizio di un risveglio
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permalink | inviato da dianacomari il 20/2/2011 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Torino: ultimo giorno di Festa Democratica

palloncino PdAl di là dei discorsi, dei contenuti, delle sfumature che si potevano scegliere e delle frecciate inutili, delle divisioni sulla linea politica, ci sono tante cose che mi resteranno dentro da questa splendida giornata torinese: il sorriso di Franceschini, le belle parole con cui ha raccontato il libro della Colombo, gli occhi stanchi e l’espressione stravolta di Sassoli, l’allegria di Francesca Puglisi, Ucchielli capo-gita, la signora del Pd di Torino che mi chiede le impressioni sulla loro festa, la commozione di Rosy Bindi, l’intensità e la forza della piccola Pezzopane, lo sguardo commosso della Serracchiani che lancia un bacio alla piazza e quella piazza colma di persone piene di entusiasmo e di voglia di esserci.

Il racconto completo della mia giornata torinese (pdf)>>>

(nel mio racconto, questa volta, non aspettatevi molta politica...)

Foto della giornata:

Chiusura Festa Democratica Torino 2010
"Meglio dirselo" - Daria Colombo e Dario Franceschini

Veltroni a Milano: mafia in politica e finanza

Finao-Veltroni-PinnaC’era la sala piena ieri sera alla Festa Democratica per ascoltare Walter Veltroni.
Anche diversi giovani tra i presenti: cosa rara ad un dibattito politico.
Ad accogliere Veltroni c’era buona parte del gruppo dirigente del Partito Democratico milanese, dal segretario metropolitano Roberto Cornelli, al capogruppo in consiglio comunale Pierfrancesco Majorino, al parlamentare Vinicio Peluffo. C’era perfino il candidato sindaco Stefano Boeri (anche se è rimasto solo per poco tempo), seduto in prima fila, e a cui Veltroni ha fatto il suo augurio per la campagna elettorale.

La serata, dedicata al tema della mafia, è stata aperta con un minuto di silenzio per ricordare Angelo Vassallo e durissima è stata l’introduzione di Emanuele Fiano che ha elencato una ad una le mancanze del governo e della giunta che è capo del Comune di Milano.
Poi la parola è passata a Veltroni, altrettanto duro, nel raccontare cos’è la mafia oggi e come si alimenta e nel commentare alcuni momenti drammatici della storia d’Italia.

«I capi della mafia stanno nella politica e nella finanza», è stato l’esordio di Walter Veltroni per spiegare come si muove quel mondo oscuro che riemerge solo con i casi eclatanti degli omicidi e delle stragi ma che in realtà è molto di più: «La mafia comincia a condizionare le elezioni. La mafia va dal politico e gli dice “io ti do i voti, se tu mi dai gli appalti”».
Veltroni ha tracciato un quadro ampio e agghiacciante della situazione, passando dalla Sicilia, a Milano, al litorale laziale.
«Non si combatte la mafia se non si dà un messaggio di legalità», è stato il monito di Veltroni, commentando che «l’Italia è il Paese del condono, fiscale o edilizio che sia. Il Paese sta a testa in giù e bisogna rovesciarne la scala dei valori».

E poi un tuffo nei misteri della storia italiana: Veltroni ha posto domande che aprono scenari inquietanti sui risvolti del caso-Moro, i collegamenti tra P2 e P3, via Gradoli, la Banda della Magliana («fatta di massoneria, mafia, potere politico e finanziario ed entra in tutti i momenti chiave della storia italiana»), Emanuela Orlandi, l’agenda rossa di Borsellino, la mancata protezione a Spatuzza…
«Questo Paese ha un gigantesco bisogno di fare i conti con la verità», ha affermato duramente Veltroni.
Le stragi di mafia del ’92 e ’93, secondo Veltroni, sono state fatte per indirizzare il corso politico dell’Italia e, se non si farà luce su quel passato, sarà difficile guardare con fiducia al futuro.
«Questo Paese è il trionfo del Gattopardo», secondo Veltroni e «il cambiare tutto per non cambiare niente, l’immutabilità del nostro Paese è il brodo di coltura della mafia», perché «sempre abbiamo avuto la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia, così come la Salerno - Reggio Calabria è nata nel Risorgimento ed è ancora lì tale e quale».

Passando all’attualità, Veltroni ha detto che il Paese è stanco, frustrato anche in seguito al dibattito autoreferenziale della politica e dei dossier che si è scatenato quest’estate.
Il Paese ha bisogno di cambiare e stare al governo, per Veltroni, dev’essere un mezzo per fare delle cose in cui si crede per il Paese, non ci si può stare contro qualcun altro e governare non può essere un fine.
Veltroni è rimasto freddo nel giudicare il pentimento di Fini e anche la logica delle alleanze nel centrosinistra, liquidando il tutto con un «Berlusconi non è peggiorato, era così anche prima» e «nessuno può sfidare i conservatorismi se la maggioranza di cui si è composti sta insieme con il Vinavil».
Del Partito Democratico, Veltroni ha detto che deve diventare il perno attorno a cui costruire le alleanze, deve diventare il cuore di una sfida riformista perché il Paese ha bisogno di riforme e non di conservare le cose come stanno.
«Dobbiamo avere l’ambizione e l’orgoglio di noi», è stato il commento di Veltroni alla strada imboccata dal Pd.
Alla domanda precisa sul Partito Democratico e su eventuali consigli a Bersani, tuttavia, Veltroni ha finto di non rispondere, limitandosi a dire che è corretto auspicare un governo di transizione che si occupi di cambiare la legge elettorale (su cui ha espresso parere favorevole per il sistema dei collegi uninominali e che mantenga il bipolarismo) e che si occupi di rispondere alle esigenze immediate del Paese attanagliato dalla crisi.
Veltroni ha ammesso malinconia per aver dovuto abbandonare il suo progetto di partito per cui si era tanto impegnato, ha lasciato intendere che da qualcuno (forse anche più di qualcuno) si aspettava atteggiamenti diversi nei suoi confronti, ma ha detto di non avere rimpianti per le scelte fatte.
In merito ad una sua eventuale candidatura, Veltroni ha lasciato intendere che non è in previsione, limitandosi a dire che non è nemmeno stata aperta la crisi di governo.

Nel complesso è stata una grande serata, importante, in cui sono stati trattati temi delicatissimi con parole pesanti e durissime.
Discorsi impegnativi e appassionanti - soprattutto nella prima parte - che fanno riflettere sulla situazione italiana.
Un bel momento di politica: forse se gli uomini del Pd parlassero di contenuti in pubblico e discutessero in privato le strategie, forse sarebbe più semplice prendere qualche voto.

Franceschini a Bologna rilancia la sfida sui valori

Un'intervento a tutto campo quello che ha tenuto ieri sera Dario Franceschini alla Festa Democratica di Bologna. Un intervento in cui Franceschini ha ripreso molte delle cose già dette alla Festa di Torino (video YouDem>>) e sui giornali, dalla questione delle alleanze allo scenario di emergenza democratica in cui l'Italia si trova, fino al commento alle ultime vicende di attualità (Fini, i giovani del Pd, le contestazioni in piazza). Ma, quello di ieri sera, è stato un intervento in cui Franceschini si è spinto anche oltre, mandando un messaggio politico chiaro: ribadendo l'importanza di incentrare la sfida al centrodestra sui valori, facendo vedere le differenze che ci sono tra gli ideali dei due schieramenti e sottolineando con forza la necessità del Partito Democratico di dover affrontare anche battaglie scomode quando sono giuste.

Video dell'interventi di Dario Franceschini alla Festa Pd di Bologna>>>

 

 

Grande entusiasmo per Dario Franceschini a Torino

Un bellissimo incontro con Dario Franceschini, ieri, alla Festa Democratica di Torino. L’intervista è durata un’ora ma stata intensissima e ha toccato tutti i temi principali dell’attualità: dal caso Fini alle sparate sui giornali dei vari esponenti del Pd, dal pericolo per la democrazia rappresentato da Berlusconi al suo spingere per il processo breve, dall’economia (i tagli della manovra, la lotta all’evasione, la necessità di avviare una riforma per garantire a tutti gli ammortizzatori sociali) alla legge elettorale…
La sala era piena di gente, molti sono arrivati addirittura per il dibattito delle 17.00 (dedicato alle province) per occupare un posto a sedere. Tantissimi anche i giornalisti, gli operatori e i fotografi. Ma soprattutto tantissimo entusiasmo manifestato dai presenti verso Franceschini e le sue parole attraverso numerosi applausi, a volte battendo anche i piedi oltre alle mani, commentando con dei “bravo” urlati ad ogni passaggio e addirittura in piedi quando il capogruppo Pd ha espresso il suo pensiero in merito alla coreografia che ha accompagnato la visita di Gheddafi in Italia.

Video: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte.

Splendida anche tutta l'atmosfera della Festa Democratica di Torino, come ben racconta Rudy Francesco Calvo su Europa>>>

Prima di arrivare alla Festa Democratica, Dario Franceschini ha partecipato ad una videochat>>> a La Stampa (sintesi dell'incontro>>>).

 

L'Italia si riunisce a Torino - Festa Democratica 2010

TORINO: GITA DEMOCRATICA

Dovevano essere un paio d’ore a Torino, alla Festa Democratica, invece è stata una giornata intera.
Una giornata bellissima di sole e di vento (tanto vento).
Siamo arrivate - mia madre ed io - in tarda mattinata e, appena uscite dalla stazione di Porta Nuova, ci siamo infilate in bus turistico per fare un giro della città e cominciare ad orientarci.

Il primo giro, caldissimo sul tetto del bus, è stato nella parte moderna e industriale di Torino: il Lingotto, la Fiat, lo stadio e gli impianti sportivi montati per le olimpiadi di qualche anno fa, il villaggio olimpico, le gallerie d’arte, le trasformazioni della cosiddetta archeologia industriale.
Siamo scese nei pressi del centro per una lunga sosta nella bellissima e ampia piazza San Carlo - calda e assolata - e poi, dopo aver attraversato la via Roma, abbiamo raggiunto Piazza Castello, a fare un sopraluogo sulla Festa Democratica per capire come muoverci nel pomeriggio.

La sfera del Pd campeggiava sul lato destro della piazza, vicino all’ingresso della splendida Villa Reale: una villa da sogno, da film, di una vita che si può solo immaginare con la fantasia.
Era Torino ma sembrava Parigi.
Era vero ma pareva di stare dentro ad un romanzo di Dumas o al cartone animato di Lady Oscar!
Abbiamo deciso di rimandare a dopo la Villa Reale (che se qualcuno volesse comprarmela, anche a mia insaputa, l’accetterei molto volentieri) per concentrarci sulla Festa Democratica e così abbiamo cominciato con un passaggio dentro alla sfera a raccogliere programma, L’Unità, adesivi e altro materiale informativo e poi ci siamo dirette lungo il cammino tracciato dai totem che segnalavano le tappe principali della storia italiana.
La Sala Norberto Bobbio era già tutta un traffico di telecamere e operatori che cominciavano a studiare il modo in cui disporsi e qualche curioso passante ogni tanto si fermava ad osservare.
Poi abbiamo proseguito verso i Giardini Reali, dove gli stand della festa erano ancora quasi tutti chiusi, sebbene molti volontari stessero già all’interno a lavorare e a preparare il tutto per la sera, facendo le pulizie e riorganizzando le scorte alimentari.
Avevamo deciso di riprendere il bus turistico nel primissimo pomeriggio per terminare il giro con la visita della parte storica di Torino (il Duomo, la Mole, le colline, il Po, il Valentino) e occorreva cercare qualcosa da mangiare in fretta e così siamo state accolte dai volontari del piccolissimo stand di cucina tipica piemontese, incuriositi dal fatto che stessimo girando per la festa già a quell’ora (gli altri presenti da sfamare erano tutti fotografi e giornalisti).

Alle 14.00 abbiamo ripreso il bus al volo, da Piazza Castello, ma questa volta il tour - che ci ha permesso di vedere una Torino davvero splendida, elegante e così lontana dall’idea di città industriale che solitamente abbiamo - è stato decisamente molto ventoso.
Finito il giro in pullman abbiamo deciso di proseguire a piedi verso la Mole Antonelliana, dove è ospitato il museo del cinema ma, essendo lunedì era chiusa, così ci siamo dirette sulla lunga via Po e abbiamo ripreso la strada del centro.
Pochi minuti per una visita a San Lorenzo, una in Duomo e poi ad infilarci dentro all’unico McDonald's avvisato per rifarci il trucco ormai sciolto dal sole, ma i bagni del McDonald's sono pessimi per rifarsi il trucco: luce troppo bassa, porte che non si chiudono, troppa gente e troppo poco tempo.

Così, alle 17.00, ci siamo avviate verso la sala dibattiti della Festa Democratica in Piazza Castello e, con sorpresa, l’abbiamo trovata già affollatissima, nonostante in corso ci fosse un incontro dedicato al tema delle province.
Abbandonati i propositi di fare un giro ai Giardini Reali e di risistemarci lì, abbiamo invece optato per occupare immediatamente un buon posto anche noi.
E così, mentre dal palco si arrampicavano sugli specchi per tessere lodi all’utilità delle province, argomentando che non tutte sono uguali, che sicuramente quelle piccole non servono ma diverso è il ruolo di chi gestisce infrastrutture o altri servizi per i cittadini e portando importanti esempi di realtà locali, io - ormai completamente liquefatta - cercavo di aggiustarmi il trucco per darmi una parvenza normale e, nascondendo i piedi dietro alla borsetta, cambiavo i sandali piatti usati per scorrazzare avanti e indietro per Torino, con quelli con i tacchi più alti (che preferisco e che se non devo stare in piedi per tutto il giorno, vanno a meraviglia).

L’atmosfera che c’era in sala (e anche fuori sala) l’ha raccontata benissimo un giornalista su Europa.
Le 18.00 sono arrivate in fretta e anche Dario Franceschini, inseguito da una marea di giornalisti, fotografi e operatori.
Ad attenderlo c’era ormai una sala piena di gente e non nascondo lo stupore: prima di partire mi ero posta molto dubbi sulla collocazione di questo appuntamento, nel primo giorno della settimana, in un orario in cui chi lavora sta uscendo dagli uffici e Torino è sicuramente una città in cui si lavora… Eppure la gente è arrivata, certo in prevalenza di età molto alta, ma in quella collocazione non si poteva pretendere diversamente, e c’era anche un’enorme sintonia tra quello che il capogruppo Pd diceva e la platea (sempre pronta ad applaudirlo calorosamente, a volte battendo anche i piedi oltre alle mani, a commentare con dei “bravo” urlati ad ogni passaggio e, addirittura, in piedi quando Franceschini ha espresso il suo pensiero sulla coreografia riservata a Gheddafi).
L’intervista è durata un’ora ma stata intensissima e ha toccato tutti i temi principali dell’attualità: dal caso Fini alle sparate sui giornali dei vari esponenti del Pd, dal pericolo per la democrazia rappresentato da Berlusconi al suo spingere per il processo breve, dall’economia (i tagli della manovra, la lotta all’evasione, la necessità di avviare una riforma per garantire a tutti gli ammortizzatori sociali) alla legge elettorale… 

Gli sms degli amici mi avvisavano che ero in tv e anche che faccia avevo… Evviva, se sono accorti tutti in diretta planetaria!!! Lo ammetto, vedere Franceschini mi riempie sempre di gioia e ascoltare le sue parole chiare e dirette in un partito troppo spesso confuso è davvero un momento aulico.


Finita l’intervista, tutti sono accorsi intorno al palco per salutare Franceschini ed erano molti anche gli anziani che gli si avvicinavano per chiedergli autografi: faceva un po’ sorridere vedere il capogruppo Pd dal passato tutt’altro che comunista firmare tutte quelle copie dell’Unità, con la penna dall’esterno rosso fiammante (la mia, di quelle di plastica che tengo sempre in borsa che non si sa mai che capiti da segnarsi qualcosa e finisce che la usano tutti eccetto me).
Poi un giro veloce tra gli stand aperti della Festa nei Giardini Reali, con la gente che cominciava ad entrare, giusto il tempo per qualche fotografia e uno scambio di parole con i volontari del Pd torinese.
Proprio mentre stavamo per riprendere la strada del ritorno, nei Giardini Reali è arrivato anche Dario Franceschini, sempre attorniatissimo da giornalisti e simpatizzanti, per un giro nella festa.
Il nostro treno, però, non poteva attendere e prendere quello successivo avrebbe voluto dire rientrare a Milano decisamente molto tardi, per cui, un ultimo sguardo a Franceschini, al suo seguito, alla festa che cominciava ad animarsi di colori e gente in cerca di politica ma anche di ristoranti e via di nuovo – un po’ di corsa – tra le vie del centro verso la stazione di Porta Nuova, mentre da un bar risuonavano le note di Beautiful day degli U2.


Quello che resta è il ricordo felice di una giornata intensa e appassionata, metà da turista e metà di politica e la gioia per aver ritrovato un po’ delle idee per cui mi sono impegnata in quest’ultimo anno.

 

Franceschini alla Festa Pd di Roma

Mercoledì 14 luglio, Dario Franceschini, ospite alla Festa del Pd di Roma, ha toccato tutti i principali temi dell'attualità politica: la possibile crisi di governo, il ddl intercettazioni, l'opposizione, l'informazione, il Partito Democratico, Pomigliano...

Video dell'intervista di Bianca Berlinguer a Dario Franceschini alla Festa Pd di Roma>>>

Il racconto della serata di Manuela Campanella>>>

I passaggi principali (video)>>>

 E non si dica che il Pd non fa opposizione e non parla in modo chiaro!


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permalink | inviato da dianacomari il 16/7/2010 alle 12:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Festa del tesseramento

Si è tenuta oggi la “Festa del Tesseramento” del Partito Democratico in diretta su You Dem, che ha visto il segretario Bersani protagonista di un pomeriggio allo Zelig di Milano insieme a Rosy Bindi, con collegamenti da Roma (con Enrico Letta, Massimo D’Alema, Livia Turco, David Sassoli e il divertente Zoro) e Palermo.
Tante le persone arrivate per ascoltare Bersani, per lo più molto anziane, che hanno riempito il tempio della comicità milanese unitamente ad una schiera di giornalisti, telecamere e fotografi.
Di “festa”, a dire il vero, allo Zelig se n’è vista poca: l’evento è stato organizzato appositamente secondo le esigenze televisive, ma i collegamenti con le altre città sono stati piuttosto problematici e la lunghissima attesa iniziale ha spazientito non poco i militanti.
Per gli appartenenti al Partito Democratico si è trattato per lo più di un’occasione per stare insieme, conoscere persone di altri circoli, ascoltare il segretario e gli altri politici intervenuti, mentre il tesseramento vero avviene nei circoli tutti i giorni.
Personalmente, ho gradito poco il teatrino messo in piedi per esigenze mediatiche: era ben studiato ma evidentemente troppo fittizio - soprattutto gli elogi al neosegretario dagli intervistati e il soprannome di “filosofo con i piedi per terra” attribuitogli da un “artigiano” (??? Mah!) - anche se riconosco che il Pd abbia molto bisogno di una buona presenza e di una buona immagine sui media.
L’impressione è che a Veltroni le coreografie per le televisioni riuscivano molto meglio e non davano l’impressione di “finto”, mentre Bersani ha tentato un mix tra la verità delle persone che vivono nel Pd e le esigenze televisive ma ha messo in piedi un quadretto un po’ dissonante.
“Dovevamo essere in piazza a farci vedere con il tesseramento”, suggeriva una signora seduta e forse non aveva tutti i torti data la rigidità dello schema televisivo.
“Ma che festa è?” – diceva un altro signore – “Non c’è neanche un po’ di musica in attesa che arrivi Bersani o qualcosa da mangiare”, e infatti gli organizzatori si erano preoccupati di riempire per bene tutte le seggiole del locale in modo che le riprese venissero bene e per capire quanta gente restava in piedi (tanta) e dove posizionarla. Insomma non era una festa: era un incontro in diretta televisiva e, nonostante fossimo allo Zelig, c’era anche poco da ridere.
Pessimo segnale la partecipazione solo attraverso un contributo video registrato di Franceschini, Veltroni e Marino, soprattutto in un momento ancora un po’ confuso come quello che il Pd sta vivendo… più che il Pd sembrava la mozione Bersani, con qualche comparsa diversa.
Molti e importanti, invece, gli argomenti affrontati da Bersani nel corso del pomeriggio: il lavoro, la crisi, i precari, la scuola, la giustizia.


Festa del Tesseramento

 

Mi manca molto Franceschini...


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permalink | inviato da dianacomari il 30/1/2010 alle 21:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dario Franceschini a Milano

A volte succedono cose che non ti aspetti. Da un po' di tempo sono impegnata con il Partito Democratico, un impegno che è cominciato per me un po' confusamente tra il gioco e la passione (pur avendo sempre votato da quella parte, non avevo mai ritenuto opportuno prendere tessere). Negli ultimi mesi, il mio impegno si è concentrato a sostegno di Dario Franceschini per la corsa alla segreteria del partito. L'ho fatto perché ho apprezzato tutto il lavoro, l'impegno e l'amore di questo segretario per il Pd. L'ho fatto perchè, da quando c'è Dario Franceschini, sono sicura che il Pd è il partito in cui mi riconosco e il futuro che vorrei per l'Italia è quello che ritrovo nelle sue parole chiare e dirette, senza paura di portare in evidenza una visione della vita concreta che contrasta con la società finta costruita su modelli televisivi.

Franceschini ha fatto tanto per il Pd e con il Pd, tra la gente vera, nelle strade, nelle piazze, nei mercati, nelle fabbriche, sui tetti con i precari e fuori dalla tv. Un percorso difficile il suo, ma più importante perché solo chi sta in mezzo alle persone vere e le ascolta è in grado di rispondere alle loro esigenze. Dario Franceschini ci ha dato un'idea diversa della politica rispetto ai soliti giochi di poltrone e - oltre ad essere il Segretario del Pd - è stato un militante, un volontario, uno di noi e, spesso, anche meglio di noi, che stiamo sempre a giudicare, a fare le pulci e riusciamo a farci del male anche quando le cose potrebbero andare bene.
 

Ieri Franceschini ha parlato alla Festa Democratica di Milano ed ha fatto il pienone: c'era gente ovunque, persino sul palco perché lo spazio non era molto grande e non sapevano più dove mettersi. Franceschini era accompagnato da Emanuele Fiano, candidato alla segreteria regionale del partito, e da Bianca Berlinguer (incredibilmente simpatica, sorridente, scherzosa).

Sono arrivata alla festa intorno alle 19.15 e, come sempre sono stata accolta dai volontari di Ignazio Marino che distribuivano i volantini e ho obiettato che quella sera non era corretto perché parlava un altro candidato. Mi hanno risposto che di Franceschini non è mai venuto nessuno dai comitati a distribuire il materiale, i volantini erano sparsi in giro un po' sui tavoli e chi voleva poteva prenderli. Poco dopo ci ha raggiunti un volontario di Bersani, anche lui con volantini da distribuire. Non potevo accettare una cosa del genere: Milano non poteva permettersi una figura così brutta con il segretario, con tutto quello che lui aveva fatto per il partito. Mi sono chiesta dov'erano i ragazzi dei comitati, quelli incontrati nelle varie riunioni, quelli che su facebook scrivevano che sarebbero passati  alla festa e che nessuno ha mai visto. Purtroppo gli impegni di lavoro rendono complicate le cose per tutti e tra il seguito di Franceschini ci sono molti giovani e in quanto tali impegnati, mentre i pensionati disponibili erano già tutti occupati a fare i volontari per la festa tra i tavoli dei ristoranti. Allora ci ho pensato io - che ci tenevo così tanto a far qualcosa di concreto per il segretario - ed è stato bellissimo! E' stato bellissimo distribuire i volantini di Franceschini nella sala poco prima che iniziasse il dibattito, è stato bellissimo essere chiamata da tutte le parti dalle persone che li volevano, è stato bellissimo essere ringraziata dalle persone (anche anziane) che mi dicevano che finalmente si vedeva qualcuno, è stato bellissimo parlare con il ragazzino che mi ha ringraziata dicendo che avrebbe letto il volantino ma lui era minorenne e non poteva votare... è stato così bello che questa sera e domani voglio tornare! 

 

Confesso che questa cosa è cominciata un po' per noia e po' gioco, nella confusione totale che ha dominato nei i miei ultimi mesi, ma ieri ero emozionata per davvero: ho aspettato l'arrivo del segretario (che già avevo visto in tutt'altre occasioni e non è che allora mi interessasse molto) con un'agitazione incredibile e con la voglia infinita di sentire cosa aveva da dirci. Dario Franceschini è stato un grande, ha emozionato la platea, ha divertito, ha detto parole chiare, forti, senza paura di prendersi responsabilità (sue e anche quelle degli altri), ha fatto discorsi di sinistra che quelli che si riempiono la bocca con questa parola non si sognano nemmeno. Franceschini ha rivoluzionato ogni cosa, a partire dal suo ingresso nell'area dibattiti, non dalla porta laterale più vicina al palco (affollatissimo di persone sedute e in piedi messe in ogni angolo), ma dal fondo dove era un muro di gente fittissimo. Alla fine è stato letteralmente assaltato da chi voleva una foto, un autografo, un saluto... Mai visto tanto affetto e tanta voglia di avvicinarsi al segretario, neanche nelle occasioni migliori!




permalink | inviato da dianacomari il 19/9/2009 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dario Franceschini a Milano

Festa Democratica di Milano


Grazie a tutte le persone che hanno riempito la festa democratica di Milano per ascoltare Franceschini: stasera eravamo moltissimi!
Sono la ragazza che ha distribuito i volantini nella sala prima dell'arrivo del segretario... Grazie a tutti quelli che li hanno voluti, grazie a quelli che mi hanno ringraziata mentre distribuivo, grazie al mio circolo Pd impegnato al Gnocco Fritto, grazie a Franceschini delle parole bellissime che ci ha regalato...
E' stata una serata stupenda!

Festa Democratica di Milano

In queste sere mi è capitato spesso di andare alla Festa Democratica di Milano.
Per me è un appuntamento fisso, da qualche anno non ne perdo neanche un'edizione: è un po' come tornare a casa.
Eppure, quest'anno c'è qualcosa di diverso che non è solo l'atmosfera tesa precongressuale che agita gli animi dei presenti.

Il calendario dei concerti che accompagnano la Festa è cambiato: c'è di tutto, dal punk al pop (il culmine è Marco Carta, ex amico di Maria De Filippi!)... Non c'è più nessuno di quelli considerati "di sinistra": assente Vecchioni, assente Paola Turci, assente Barbarossa, assente Venditti... solo De Gregori è venuto.

Le persone sono diverse: ci sono molte facce nuove, anche tra i volontari sono arrivate delle new entry e lo si vede dall'impaccio con cui si aggirano tra i tavoli dei ristoranti. E poi sono arrivate persone dai 35 ai 45 anni che prima non c'erano, c'è gente diversa che si aggira tra stand e ristoranti ma, soprattutto, che arriva per ascoltare i candidati alla segreteria che poi dovrà votare.
E' bello vedere tante persone nuove che si avvicinano con interesse alla politica.

Tra gli appuntamenti che si sono svolti fino ad oggi, il pieno lo ha fatto Ignazio Marino (complice la scelta di parlare in una calda domenica pomeriggio): il volto nuovo del Pd (l'unica vera novità invitata a parlare a Milano), emblema della laicità, ha portato alla Festa Democratica una marea di persone di tutte le età, ma di livello culturale piuttosto elevato, che non si erano mai viste prima.
Per il resto, è la Festa di sempre, con il calendario politico di sempre, che si ripete sempre identico a se stesso, con i soliti noti: Fassino, Bindi, Bersani, Veltroni... grande assente Massimo D'Alema.

Una festa vecchia: assenti le star delle elezioni europee; solo Debora Serracchiani è stata invitata a parlare, ma confinata in un dibattito per sole donne a parlare dell'immigrazione femminile.
I dirigenti del Pd di Milano non sanno chi sia Debora Serracchiani e se lo sanno non la considerano: ne sbagliano il nome quando la presentano o quando ne parlano, non la vedono quando entra in sala con il suo visino da bambina cresciuta, non ci sono a disposizione dibattiti di rilievo in cui inserirla.
Vista dal vivo Debora Serracchiani è una persona normale, non è né un mito né una mitomane come appare sui giornali o su Dagospia: parla in modo pacato e dice delle cose concrete.
La poverina si era anche preparata sul tema del dibattito a cui era stata invitata, ma lì ognuno faceva parte per se stessa e nessuno l'ha ascoltata, neanche il numeroso pubblico presente (una signora che ha chiesto la parola, a fine incontro, ha provato a citarla ma non si è accorta che aveva capito l'esatto contrario di quello che l'europarlamentare aveva detto).
Personalmente ho sempre trovato odiosa e incompetente Debora Serracchiani, sono andata alla Festa solo per vederla in faccia, ma in quel momento mi sono vergognata di essere di Milano: una città aliena, che vive di vita propria, sganciata dal resto d'Italia e con una festa in cui le donne per parlare devono essere messe in un dibattito a parte, da specie protetta e raccontare solo di se stesse, come se tutto il resto a loro fosse precluso, e finire per non essere nemmeno ascoltate.
La sala del dibattito sembrava un collettivo post-femminista, un raduno di ex sessantottine che parlavano di se stesse e a se stesse (perché anche il pubblico era in prevalenza femminile).
Il tema delle migranti, dei problemi che incontrano nell'integrazione (sociale, familiare, sanitaria) è un argomento serio, ma appare drammaticamente marginale in un'Italia dove ogni giorno ci sono precari che si arrampicano sui tetti, operai licenziati in cima alle gru...
E' giusto parlare anche di "politica di genere" ed è sicuramente positivo che ci siano persone dedite solo a questo, ma fa ridere vedere "miss 100mila preferenze" che ha battuto Papi alle Europee, parlare di un argomento così.
Eppure Milano è capace di far questo.

Si dice che la Serracchiani piaccia ai giovani e la Festa di Milano non è una festa per giovani e, infatti, a sentirla non ce n'era neanche uno. Qualche giovane è arrivato per Marino, ma ne avevano radunati un po' anche Fassino e Veltroni (tante ragazze a farsi autografare il nuovo libro).
Mentre la Serracchiani, Patrizia Toia e altre donne discutevano di donne, in libreria c'era un dibattito sui matrimoni omosessuali e Ignazio Marino girava per gli stand accompagnato dal "giovane" Francesco Laforgia a salutare.

Il gruppo di Marino usa sempre toni accesi ed è superorganizzato e, nella giornata del suo arrivo, hanno distribuito adesivi, volantini, messo in piedi i banchetti. Una valanga di volantini li hanno fatti stampare anche Bersani e il candidato alla segreteria regionale che lo sostiene. Franceschini, con i suoi volantini, è discretamente presente tra stand e ristoranti, ma a serate alterne: la sera in cui Piero Fassino parlava del congresso (o meglio, avrebbe dovuto farlo, invece lo ha fatto solo per ammutolire Barbara Pollastrini, perché per il resto del suo intervento ha parlato d'altro), di materiale non ne è girato!
Succede che la macchina organizzativa si inceppi: è tutto gestito liberamente dai volontari che fanno quello che possono e quando possono. Tra di loro tutti discutono del congresso, tutti chiedono all'amico o al conoscente o al vicino di posto "tu con chi stai?": il dibattito si accende tra i militanti o i simpatizzanti, più che sul palco.
L'altra sera, fermo allo stand del Pd, c'era un giovane papà che diceva al bambino di aspettare perchè doveva prendere del materiale: ha preso un volantino di ogni candidato alla segreteria e il giornalino con stampate le tre mozioni spiegando al figlio che gli servivano perché "tra un po' dovrò votare e devo capire cosa fare e come fare". Il 18 arriva Dario Franceschini, tocca a lui chiudere.

Confesso che quando ho visto il programma politico della Festa Democratica di Milano ci sono rimasta male... Volevo altro dalla mia città che mi delude sempre. Ma quando ho visto il modo in cui vengono relegate le new entry nei dibattiti, ho pensato che sia meglio così: non mi sarei perdonata una figuraccia così grande dalla mia città con persone che stimo. Politica a parte, la Festa è bellissima ed è bellissima la gente nuova che arriva con interesse e curiosità e porta tutta quella passione e quella vivacità che la politica (troppo vecchia) non riesce più a portare.

Festa Democratica di Milano
 
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