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La ricerca ossessiva della visibilità

Una volta la politica era una cosa seria. Oggi la politica non è politica ma è ricerca ossessiva della visibilità ad ogni costo, secondo la regola "anche se se ne parla male, basta che se ne parli" che è sempre pubblicità. Così ragionano improvvisati esperti di cose che non sanno e che vanno in tv a fare figuracce stratosferiche ma sulle quali si costruiscono un'aurea di grandi personaggi e così ragionano soggetti biechi che incuranti del ruolo pubblico che ricoprono spargono stupidate pericolose spesso false e raccapriccianti sui media, come Salvini.
Per un po' ho creduto che in questo gioco di provocazione insensata e squallida Salvini fosse insuperabile ma Gasparri è riuscito a batterlo.

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permalink | inviato da dianacomari il 18/1/2015 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Le cooperanti, i Marò e politici poco responsabili

Da ieri mattina, Gian Marco Centinaio (capogruppo della Lega Nord al Senato) sta mandando tweet sulle due ragazze rapite in Siria il cui tenore è davvero disgustoso se si pensa che sono due giovani ragazze rapite e ostaggi di pericolosi assassini e se si pensa che a scriverle è un signore che siede nelle nostre istituzioni. Il tenore dei tweet è questo: "Ma non erano così gasate di andare in Siria?", "E adesso? DOBBIAMO salvarle! Ma non era così bella la Siria?" e poi ancora le paragona ai due Marò "E adesso torniamo a dimenticarci di loro? Adesso ci sono le due fenomene da salvare.".
Quello che mi lascia perplessa è l'ignoranza totale che manifesta questo signore nel paragonare due vicende così diverse tra loro oltre che la mancanza di rispetto che va portato a chi sta rischiando la vita e che lui, uomo delle istituzioni, farebbe meglio ad avere insieme ad espressioni più decorose.
La domanda che tutti ci facciamo ogni volta che vengono rapiti soggetti in zone di guerra è: cosa ci facevano là? Non sapevano che era pericoloso starci?
Le risposte ce le aspettiamo sempre e solo dai singoli soggetti spesso finiti ostaggi e ci dimentichiamo che forse dovremmo fare quella domanda a chi ha mandato in quelle zone di guerra i cooperanti. Le due ragazze non erano in Siria per una vacanza di piacere, erano lì a svolgere un'attività per conto di una ONG che avrà qualche progetto sul luogo, magari addirittura finanziato con i soldi del nostro Servizio Civile (come spesso accade, perché ci sono una serie di spese che qualcuno deve sostenere). Le ONG hanno sedi e progetti ovunque e, spesso, capita che catapultino le persone in luoghi non esattamente "sicuri" (per come intendiamo noi qui dalle nostre comode case gli standard di sicurezza) e spesso mandano anche persone senza adeguata esperienza necessaria (ammesso che esista un'esperienza adeguata per stare in certe situazioni). Tuttavia si tratta di attività di cooperazione, di pace, di aiuto alle popolazioni locali a volte anche molto importanti. Forse l'ONG che curava il progetto in Siria non ha valutato adeguatamente la situazione o forse non ha fatto in tempo a far rientrare il suo personale perché la guerra li ha travolti prima o forse se fossero venuti via sarebbe mancato un sostegno troppo importante alla comunità a cui erano di supporto. Tutte domande a cui probabilmente l'ONG dovrebbe rispondere e non gli ostaggi.
Ma quello che più mi disgusta dei messaggi di Centinaio è il fare un paragone tra due giovani ostaggi che erano in una zona di guerra senza armi e per aiutare la popolazione, non per sparare e due soldati della Marina Militare che, invece, erano in zone indiane per una missione antipirateria, armati, che hanno sparato e che sono stati trattenuti perché per sbaglio hanno ucciso dei pescatori (che mantenevano faticosamente delle famiglie) invece che dei criminali. Non è esattamente la stessa cosa e non ha senso paragonare due ostaggi di criminali a due uomini trattenuti perché sotto processo. Questo a prescindere da quello che si può pensare di come è stata mal gestita la vicenda Italia-India e di come sta andando il processo ai nostri due fucilieri di Marina.
Oltre al non vedere la differenza tra un ostaggio a rischio di morte in mano a sequestratori senza scrupoli e un trattenuto dalle autorità in condizioni buone e senza rischi, l'altro aspetto inquietante delle parole di Centinaio è che con il suo ragionamento si finirebbe per fare una classifica dei "prigionieri", come se la vita di una persona potesse valere più o meno di quella di un'altra, come se bisognasse dare la priorità nel salvare uno o l'altro, senza vedere che sono vicende diversissime e che l'impegno dello Stato deve essere quello di riportare a casa tutti ma con gestioni inevitabilmente diverse.
Mi aspetterei un po' più di serietà, di responsabilità e di rispetto da parte di persone elette nelle nostre istituzioni perché per fare ragionamenti del genere possono benissimo rimanere al bar sotto casa, non hanno bisogno di occupare il posto in Senato o altrove.

PDL di evasione e di tasse

Ringraziamo Berlusconi e i suoi amici che - dopo minacce, ricatti, urla per ergersi a paladini dei cittadini contro le tasse - in realtà si stavano occupando solo dei fatti loro e non hanno fatto nulla per impedire l'aumento dell'IVA. Magari se, anziché pensare a come salvare il loro capo, si fossero impegnati a dare una mano al governo di cui fanno parte (invece di picconarlo ogni giorno), ciascuno nel ruolo che ricopre, forse a qualche possibile soluzione si sarebbe arrivati.


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permalink | inviato da dianacomari il 30/9/2013 alle 23:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il governo a 5 stelle

Che poi quelli di M5S non erano quelli che non avevano "personale adeguato" per poter presentare leggi? E adesso questi incapaci vorrebbero un loro governo o almeno i ministeri... Per fare cosa se non hanno "personale adeguato"? E, dopo tutto quello che hanno detto in questi giorni, chi dovrebbe votarla la fiducia al loro governo? Il Pd?


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permalink | inviato da dianacomari il 27/3/2013 alle 23:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Crimi e Lombardi, due stili comunicativi diversi

Crimi e Lombardi, i portavoce di M5S in Senato e Camera, sono molto diversi tra loro.
Crimi studia, ci prova, ha le sue idee ma probabilmente avverte il peso della responsabilità del ruolo che si trova a ricoprire da totalmente impreparato e il fiato sul collo dell'attenzione mediatica (e anche delle minacce del suo controllore Grillo), si accorge che sono tutti lì pronti a immortalare ogni suo scivolone e, puntualmente, va in ansia, inciampa, sbaglia e fa figuracce che lo rendono terribilmente ridicolo. Più Crimi cerca di dimostrare la sensatezza delle sue idee e la sua bravura, più evidenzia che ciò che dice di senso non ne ha alcuno e che lui è tutto tranne che preparato.
La Lombardi no, non fa ridere: fa paura. Lei ha delle sue convinzioni politiche più nette e un atteggiamento strafottente: quando dice cose sbagliate o che non hanno senso, se ne frega, non fa mai marcia indietro ma tira dritto, rigira la frittata. Lascia anche un certo sconcerto data la gravità di alcune sue affermazioni e la strampalatezza di altre, eppure lei non fa ridere. Forse anche quello della Lombardi è un modo di reagire al peso di una responsabilità troppo grande per una appena arrivata e all'ansia di esser subito sottoposta ad un giudizio negativo ma così facendo dà una pessima idea di sé, tendendo ad apparire come un soggetto inquietante e anche un po' pericoloso.
Dato che vanno di moda le dirette streaming, guardate quando parlano sulle web tv di Camera e Senato, vedrete l'effetto che fanno.


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permalink | inviato da dianacomari il 27/3/2013 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il Presidente che cinguetta

C'è qualcosa di assurdo in quello che sta avvenendo in Regione Lombardia. Formigoni, con tutti gli scandali che lo hanno riguardato in questi mesi, non si dimette ma invita i consiglieri (che hanno fatto il loro lavoro) a rassegnare le dimissioni per far sciogliere il Consiglio e tornare al voto. E' un mondo alla rovescia quello in cui chi ha fatto il proprio dovere si deve dimettere e chi ha sbagliato no. Come se non bastasse, mentre è in corso il Consiglio, Formigoni sta su twitter a ironizzare sul fatto che i consiglieri, parlando in aula, "perdono tempo" mentre invece dovrebbero far presto ad andare a dimettersi! La verità è che l'unico che davvero dovrebbe dimettersi per tutto ciò che è successo è proprio Formigoni e, se non vuole perdere altro tempo, anziché stare su twitter a giocare, dovrebbe farlo subito.


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permalink | inviato da dianacomari il 26/10/2012 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La Ministra Choosy

Sul Corriere di ieri hanno pubblicato la lettera di questa ragazza che racconta bene quella che è un po' l'esperienza di tutti (altro che "choosy")>>.
L'aspetto positivo di questa ragazza è che è ancora piena di energia e di resistenza, ma dopo un po' che inciampi, quando perdi un posto e ne devi cercare un altro e poi un altro ancora, tutta la buona volontà e la resistenza che avevi all'inizio non ce le hai più. La crisi ha trasformato molti ambienti lavorativi in un campo di battaglia dove si lotta - sempre più separati (perché non sempre c'è posto per tutti) - per la sopravvivenza. Questa la realtà quotidiana che evidentemente una ministra choosy non ha presente.


 

Dalla partecipazione alla sostituzione

Ad ascoltare i discorsi della gente comune sulla politica ultimamente c'è da rabbrividire. La richiesta di partecipazione è degenerata in voglia di sostituzione. Le mancanze della politica si sono accompagnate ad un progressivo inferocimento delle persone comuni. C'è qualcosa di distorto e di inquietante nell'idea del "andate a casa tutti che tanto non siete capaci e ci pensiamo noi": c'è un retaggio di cultura berlusconiana, dell'idea che conta il fare (poco importa come e perché), c'è anche una totale noncuranza del fatto che per dirigere un comune, una regione o uno Stato servano visione, competenza, capacita' di mediazione oltre che di amministrazione (cose che sicuramente anche oggi non sempre ci sono ma che comunque non si improvvisano). Le svolte che si stanno prendendo lasciano inquieti.


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permalink | inviato da dianacomari il 6/9/2012 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il ministro Fornero

La Fornero non si nasconda dietro l'alibi di essere donna (vedere articolo di Repubblica). Ci sono donne che ricoprono altri ruoli di prestigio e non ricevono le sue contestazioni. E' criticata perché antipatica nel modo di porsi, per gli errori sulla vicenda esodati e perché l'approccio che da' al tema del lavoro non e' condiviso da tutti. Ognuno risponde di ciò che fa e per come si pone. Il maschilismo regna nella nostra società ma non credo proprio che riguardi lei, si preoccupi piuttosto delle dichiarazioni che rilascia (anche della forma, non solo dei contenuti) e vedrà che riceverà meno contestazioni.

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permalink | inviato da dianacomari il 2/8/2012 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La misoginia di Giuliano Ferrara

Non sono mai stata un’estimatrice di Giuliano Ferrara, ma ultimamente ammetto di provare proprio un certo fastidio verso il modo in cui si impossessa della scena (mediatica o di carta) per intestarsi della battaglie misogine e fuori luogo (nei modi e nel merito).
Tempo fa, ha fatto discutere per il suo mettersi a capo delle battaglie contro il referendum per modificare la Legge 40 (quella relativa alla fecondazione assistita), con numerose sceneggiate e fiumi di inchiostro scritti dalle colonne dei quotidiani, fino a concretizzare un movimento politico antiabortista (operazione sciocca e al quanto inutile dal punto di vista politico ma che sicuramente avrà permesso al noto giornalista di vendere qualche copia in più del suo giornale e di attirare un po’ di attenzione – sbagliata – su se stesso più che sui temi di cui voleva farsi portavoce).
Poi c’è stata un’altra battaglia “in difesa della vita” portata avanti con forza da Giuliano Ferrara, nei momenti drammatici in cui si decideva del destino di Eluana Englaro. Una questione di dolore privato trasformata in battaglia parlamentare e di piazza (con Ferrara che invitata a portare bottigliette d’acqua davanti al Duomo di Milano per dire di non lasciar “morire di sete” la giovane in stato vegetativo).

Al di là delle opinioni, tutte legittime, quello che suscita un certo sconcerto è il modo in Giuliano Ferrara le esprime, volutamente sopra le righe, infiammando polemiche dove in realtà non c’è affatto bisogno che ce ne siano e finendo per brutalizzare e banalizzare con questi suoi toni tra l’arringa e il grottesco, questioni che invece sono molto serie e andrebbero trattate con rispetto e con linguaggi appropriati.
Sembra quasi che il direttore del Foglio si diverta a spararla grossa con l’unico scopo di sollevare polemiche pretestuose e non per mettere davvero argomenti dentro al dibattito in corso che possano in qualche modo a contribuire ad arricchirlo. Insomma, sembra quasi che l’unico scopo di Ferrara, con queste uscite sgraziate e fuori luogo, sia solo quello di creare caos e magari spostare l’attenzione da un dibattito anche serio e importante su tutt’altri piani che finiscono per sminuire il valore delle discussioni in corso.
Tutte le battaglie che si è intestato Ferrara negli scorsi mesi, oltretutto, sono profondamente oscurantiste, legate a visioni del mondo e della vita di secoli fa e che poco si addicono ai cambiamenti della società attuale, ai progressi della scienza e anche alle nuove esigenze delle persone.

È un po’ curioso che Giuliano Ferrara, dopo essersi intestato una campagna pro-life, altamente moralizzatrice, in merito alla Legge 40 (che oltretutto finiva per fare del male al corpo delle donne), e contro le aperture del mondo femminile ottenute in secoli di battaglia, adesso invece si schieri dall’altra parte, a sostegno del libertinaggio più spinto (di signorine dalle scelte di vita discutibili, non solo sul piano morale ma anche legale, visto che ci sono alcune indagate per favoreggiamento della prostituzione).
Unico tratto comune a tutte le battaglie superflue di Giuliano Ferrara è la misoginia, frutto di una visione maschilista e retrograda: il suo voler relegare la donna a oggetto, prima come macchina per fare figli, poi come oggetto sessuale (del premier o di chi ha i soldi per comprarsele), come se le donne fossero per destino questo e nulla altro.

Personalmente, da donna, preferirei che Giuliano Ferrara non parlasse più di questioni che riguardano il mondo femminile perché non ne è in grado: non conosce minimamente la realtà delle donne (giovani e meno giovani) normali, che studiano, lavorano, inseguono le loro aspirazioni (che non sono certo quelle di fare il Bunga Bunga ad Arcore, anche se 7 mila euro in una sera aiuterebbero a risolvere non pochi problemi, ma non è quello il modo di risolvere le cose). Ci sono donne che faticano quotidianamente, la cui strada è tutta in salita e si scontra con molti muri nella vita affettiva come nel lavoro eppure a loro nessuno pensa, nessuno offre aiuto concreto, che non sono 7 mila euro per ballare attaccata al palo di una discoteca in una festa privata, ma sono leggi che favoriscano l’occupazione femminile attraverso politiche dell’infanzia (più asili nido, congedo di paternità e di maternità, garanzia di non essere licenziata se in gravidanza - che esiste sulla carta ma non nei fatti - orari lavorativi flessibili) e di assistenza agli anziani adeguate e soprattutto è necessaria la collaborazione degli uomini con cui quotidianamente si raffrontano.
Le donne hanno fatto un lungo cammino nel corso degli anni per ribadire la loro libertà, anche in ambito sessuale, ma questa libertà non è garantita se il ruolo della donna viene ridotto ad oggetto del piacere maschile di cui disporre a pagamento.


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permalink | inviato da dianacomari il 11/2/2011 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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