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La buona educazione su Facebook

Lo scrivo, pur sapendo che risulterò anticipatissima.
Non amo facebook e in generale non amo la troppa interazione con troppi soggetti, però riconosco al mezzo una grande potenzialità di diffusione di informazioni (che sarebbe opportuno fossero vere e non "bufale"), di promozione di se stessi e delle proprie attività e anche di contatto con persone e realtà che altrimenti sarebbe più complicato raggiungere.
Facebook, come altri social network e forum, per molti è anche un semplice luogo di svago e di sfogo e va benissimo che lo sia.
Detto questo, però, ci sarebbero anche delle regole elementari di buon comportamento che forse a molti sfuggono quando interagiscono con altri.
Lo traduco esplicitamente: ciascuno ha la propria bacheca per scriverci sopra quello che vuole, perché deve andare a rompere le scatole sulle bacheche altrui?
Questa è una cosa che proprio non tollero soprattutto quando viene fatta a sproposito: mi infastidisce quando viene fatta sulla mia bacheca e mi infastidisce quando viene fatta su altri con cui magari mi trovo a interagire e, anziché leggere il loro pensiero, mi ritrovo a dover leggere quello di altri di cui sinceramente non me ne frega niente.
A me pare semplice buon senso che se ho una questione da porre ad un soggetto, gli scrivo in privato e non gli lascio un post in bacheca dove leggono anche mille altri (a prescindere dal fatto che la questione che gli vado porre possa avere valenza pubblica o personale), così come mi pare di buon senso che se ho qualcosa da dire lo scrivo nel mio spazio e non vado a invadere gli spazi altrui (che non sono tenuti a far pubblicità ai miei pensieri, a prescindere dal fatto che siano importanti o meno). Mi pare semplice buon senso e buona educazione che, purtroppo, vedo che spesso in rete manca a tante persone.
Vi dico di più: per ragioni di lavoro, mi ritrovo spesso a guardare sulle bacheche (pubbliche o personali) di personaggi politici, di cui mi servono comunicati stampa, dichiarazioni o altro e non c'è cosa più fastidiosa che andare sulle loro pagine e trovarle piene zeppe di stupidaggini postate da altri che nulla hanno a che vedere con quel politico e con la sua attività.
A me, quella roba lì fa perdere un sacco di tempo perché devo scorrere tutta la pagina e districarmi tra un'inutilità e l'altra per recuperare ciò che mi serve. A normali cittadini, invece, quella roba lì crea solo un'inutile confusione che non giova né al politico che deve far sapere cosa sta facendo e come sta espletando il suo mandato né a loro che vogliono informazioni perché spesso in quel caos non le si trovano.
Imparate l'educazione e il buon senso quando usate facebook.

Parigi è un sogno

Parigi è un sogno.
Il sogno di chi ha studiato francese. Il sogno di tanti libri di letteratura che hanno segnato la storia non solo della Francia. Il sogno fin da bambina con il cavallo a dondolo bianco e la spada di plastica come la Stella della Senna.
Parigi era il sogno anche nella prima vacanza di un capodanno, nonostante il freddo gelido a cui non ero abituata e la febbre alta arrivata proprio il giorno della partenza.
Parigi è stata la vacanza colorata a Montmartre e frivola a Pigalle, le luci sugli alberi lungo gli infiniti Champs-Élysées, il mistero di Notre Dame, i corridoi labirintici della metropolitana, il fascino del Louvre che tante storie aveva ispirato, le ore di coda in un prato gelato per salire sulla Torre Eiffel, i tetti grigio-blu dei palazzi, i panini con il burro ovunque anche dove non serve.
Parigi è stata il sogno di un viaggio di lavoro ottenuto per un colpo di fortuna in un assolato settembre, in sostituzione in corsa di una collega ammalata.
Parigi è stata una cena sul Bateau Mouche, una notte in un grattacielo a La Défense, una corsa a l'Opéra per recuperare una borsa di Hermès verde, una conferenza internazionale con giornalisti di tutta Europa.
Poi di nuovo una vacanza, di nuovo ammalata e affaticata a dividermi tra il Beaubourg e il cimitero intricato degli artisti, tra la fabbrica della L'Oreal e le tracce di Napoleone.Parigi per me è ancora il sogno.
E' terribile vedere ciò che è accaduto questa sera. Hanno portato la guerra dentro le nostre città, andando a colpire persone normali che facevano cose normali e non posso accettare né capire una guerra che ha il solo unico scopo di uccidere e distruggere. Continuo a chiedermi "perché?" ma non c'è risposta sufficiente a tutto questo.
Parigi non merita questo orrore. Nessuno merita questo orrore.
Non c'è niente che possa giustificare simili atti.

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permalink | inviato da dianacomari il 14/11/2015 alle 1:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Giornalisti che non fanno il loro mestiere

Non mi stupisco se persone comuni aprono il web o i giornali, leggono le prime cose che trovano, ci credono e le rilanciano.
Mi stupisco che lo facciano giornalisti, magari anche affermati, che dopo anni di lavoro e riconoscimenti, dimenticano le regole base del giornalismo (come ad esempio quella di avere delle fonti certe e di andarle poi a verificare) e scrivano dei pezzi contenenti tesi totalmente inventate e non si preoccupino di interpellare anche altre voci rispetto a quella della loro fonte per avere maggiori garanzie di veridicità su ciò che intendono pubblicare ma anche per tutelarsi da eventuali querele che possono arrivare quando si scrive il falso o si diffamano persone.
Questo modo di scrivere fa un danno all'informazione e ai cittadini che hanno il diritto di essere informati su quanto accade.
Non mi stupisco se ci sono politici o aspiranti tali che usano l'informazione e i mezzi di informazione per fare propaganda alle loro tesi e martellino su quegli argomenti ma mi stupisco che i giornalisti che vedono tali comunicazioni e devono scrivere un articolo attinente a quell'argomento non vadano poi a verificare se quella comunicazione è vera o falsa o se manca di altri dati, magari volutamente omessi da chi l'ha mandata.
Non mi stupisco troppo se incidenti di questo tipo capitano a giovani giornalisti, spesso neanche pagati, che lavorano in condizioni impossibili e magari hanno fretta di chiudere un pezzo con un certo numero di battute che è stato commissionato loro all'ultimo momento e cercano di arrabattarsi come possono ma mi incavolo quando lo fanno signori del giornalismo profumatamente pagati e coccolati da grandi gruppi editoriali che hanno, invece, tutte le possibilità di lavorare come si deve e mi incavolo ancora di più perché l'Ordine dei Giornalisti - che è nato per garantire ai lettori che coloro che scrivono sono persone con le competenze adatte a farlo (perché questo è ciò che ti spiegano) - poi non si preoccupi minimamente di dire qualcosa ai tanti "colleghi" che fanno tutto tranne che un'informazione corretta, verificata nelle fonti e nelle tesi.

Il ruolo del giornalista

Sull'opportunità o meno della presenza dei Casamonica in tv si può discutere.
Non so dire se le loro comparsate mediatiche siano state opportune. Credo, però, che il punto vero sia il riuscire a fare informazione mostrando un pezzo di realtà (che pure da tempo stava sotto gli occhi di tutti e nessuno sembrava essersi accorto prima del funerale show) senza offrire un palcoscenico ai delinquenti.
In questo credo Bruno Vespa abbia fallito.
Il giornalismo nasce come "mediazione" tra realtà accaduta e pubblico e, nell'esercizio di quella mediazione, si svolge il racconto della realtà che consente al pubblico di formarsi un'opinione.
Probabilmente a casa saremmo stati benissimo anche senza guardare lo show trash della figlia del defunto Casamonica, senza vederla alzare i toni (sempre in dialetto) e le mani con fare minaccioso. Probabilmente saremmo stati benissimo senza sentire il nipote che, di fronte allo snocciolamento delle accuse pesanti rivolte al defunto zio, con fare sorridente replicava "eh vabbé ma è successo una volta sola!", allo stesso modo di come si cerca di giustificare i ragazzini che hanno combinato qualche guaio di poco conto.
Eppure, a volte, è importante mostrare anche le persone negative, far vedere cosa sono, come si comportano, come si esprimono. Perché vederli, ascoltarli aiuta a capire. Anche a capire quali sono le facce e le ragioni del male e dove il male si nasconde (magari proprio sotto ai nostri occhi senza che ce ne accorgiamo, fino a che non finisce alla ribalta della cronaca per un funerale show).
Però, qui entra in gioco la mediazione e il ruolo del giornalista.
Sta al giornalista condurre il gioco, cercare di far emergere ciò che deve emergere (e cioè la realtà) e non quello che altri avrebbero interesse a mostrare.
Nella puntata di "Porta a Porta", purtroppo, Vespa non è riuscito nel suo ruolo di giornalista: ha ceduto subito. Difficile dire se abbia dismesso il ruolo di giornalista per farsi parte di uno spettacolo diverso perché intimidito dai soggetti che aveva di fronte (la figlia di Casamonica si alterava con frequenza di fronte ad ogni cosa e l'avvocato, che pure era lì per accertarsi che i curriculum penale del suo assistito venisse esposto senza errori, non era una presenza tranquillizzante in quanto un uomo di legge fa presto a minacciare querele) o se invece il cedimento allo show fosse stato pienamente consapevole e voluto. Il punto è che, però, voluto o incidente professionale, la trasmissione si è trasformata in uno show e si è creato un palcoscenico per dare voce a soggetti che non sono esattamente un esempio positivo.
Sui giornali e nelle agenzie di stampa di oggi è stato scritto qualunque cosa sulla puntata di "Porta a Porta" di ieri. Personalmente, quello che ho visto è stata semplicemente un'intervista sfuggita di mano, mal gestita perché difficilmente gestibile che ha dato luogo ad uno spettacolo trash con protagonisti dei buzzurri (per i modi di fare) ridicoli (per come cercavano di giustificare l'ingiustificabile) che neanche sanno esprimersi in italiano.
Non hanno suscitato simpatia alcuna. Non sono gli eroi di qualche fiction trash che sta andando in scena a Roma in questi mesi.
ho preso atto del fatto che alcuni malavitosi finiti sui giornali in queste settimane hanno quelle facce, quel modo di esprimersi, quelle brutte parole grette in italiano stentato.Così come ho visto che un professionista, quale dovrebbe essere Vespa, dopo anni di televisione e di interviste più o meno preparate (anche quando inutili) non è stato in grado di fare il suo mestiere (cioè il giornalista e non lo show man o la spalla che regge il microfono) e da qui l'intervista si è trasformata in uno spettacolo che non è certamente ciò che un servizio pubblico deve fare.
Così come è stato terribilmente sbagliata la nota che si sono affrettati a diffondere questa mattina da "Porta a Porta" in cui si giustificava la presenza dei Casamonica con i dati degli ascolti elevatissimi. Non è pensabile che tutto sia piegato agli indici di ascolto quando si sta lavorando con un mezzo di comunicazione-informazione-formazione come la tv. Chi lavora in televisione e chi fa il giornalista deve avere una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e delle potenzialità dello strumento e interrogarsi prima di prendere decisioni sul cosa mandare in onda e sul come mandarlo.
Vespa, con la puntata di ieri sera, gestita (o non-gestita) in quel modo, ha fatto un cattivo lavoro.

Pensionati e Precari

Poco fa alla Tv 7Gold, senatore Franco Mirabelli ha spiegato (per quanti non se ne fossero accorti) che Renzi di pensioni non ha parlato e l'argomento non è scritto da nessuna parte del decreto presentato e, anziché perdersi in elucubrazioni inutili, sarebbe meglio attenersi a commentare le cose annunciate. "In questa legislatura, con il Governo Letta, è stato già fatto un adeguamento delle pensioni fino ai 3.000 euro. L'Italia - ha ricordato Mirabelli ai pensionati che telefonavano in trasmissione - ha garantito per molto tempo a tante persone di andare in pensione e di andarci bene e, forse, oggi tutto questo non si riesce più a farlo per i giovani. Oggi, nel nostro Paese, le pensioni spesso svolgono una funzione di welfare e, se si cambia questo meccanismo, dando più soldi alle famiglie, probabilmente si riesce ad alleggerire i pensionati da questo peso. Anche per questo è utile essere partiti dal tema del lavoro dipendente e dall'idea di lasciare più soldi in tasca alle famiglie per alimentare i consumi: le risorse non sono infinite e, nel contesto in cui ci troviamo, è giusto darsi delle priorità".
Sul tema del precariato, Mirabelli ha spiegato che oggi il punto è creare lavoro e aumentare le assunzioni: perché si possano stabilizzare i precari bisogna che prima si creino posti di lavoro e il decreto di Renzi ha questo obiettivo.
Con la riforma Fornero - ha ricordato Mirabelli - accadeva che dopo un contratto a termine occorreva una pausa di diversi mesi prima che questo potesse essere rinnovato e, dopo il terzo rinnovo, o l'azienda assumeva in modo stabile il lavoratore o lo lasciava a casa. Prima della legge Fornero, il contratto a progetto non poteva essere rinnovato per più di due anni, anche in questo caso l'azienda poteva scegliere se assumere il lavoratore o lasciarlo a casa. Per risolvere il problema delle troppe modalità contrattuali, la proposta di Renzi va verso il contratto unico.

 
Per quelli che non se ne sono accorti, segnalo che di fatto, il più delle volte accadeva che l'azienda modificava il progetto scritto nel contratto e si teneva precariamente il lavoratore fregandosene della legge oppure sostituiva il lavoratore o si avvaleva di stagisti a rotazione. I contratti a progetto sono una realtà da tempo. Fingere di non vederli è ipocrita. Cercare di regolarli ci hanno provato in tanti senza sortire alcun effetto. Cerchiamo di essere concreti invece di parlare a vanvera o di far finta di cadere dalle nuvole.

p.s.: A proposito di pensioni, io sono una di quelle che la pensione non l'avrà mai e sentire pensionati che si lamentano, spesso con pensioni alte e non strettamente legate ai contributi che hanno versato, fa incazzare parecchio.

La pagliacciata del giorno

Un gruppo di politici oggi ha invaso la Rai (l'azienda ha dichiarato che li hanno fatti entrare perché fuori creavano problemi di ordine pubblico) al grido di "Fuori la politica dalla Rai". Un po' curiosa come trovata: forse è che i poverini non si rendono conto di esser politici come gli altri (alcuni anche peggio degli altri) o forse hanno valutato che in fondo sono solo dei buffoni.

 
In piazza per il pluralismo e la libertà di informazione ci sono sempre stata e di solito in manifestazioni che non creavano problemi di ordine pubblico o intralcio al traffico, magari accanto ad alcune categorie che li lavorano e che non sempre possono esprimersi troppo liberamente ma vedere questi pagliacci liberticidi e intolleranti verso tutto ciò che non è conforme al pensiero del duo Grillo-Casaleggio inneggiare ad una falsa libertà di informazione è veramente troppo. Complimenti comunque per le trovate scenico-coreografiche: hanno sempre una regia interessante!

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permalink | inviato da dianacomari il 30/9/2013 alle 23:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Contraddizioni

Michele Santoro, secondo i giornali, starebbe preparando un suo partito e ne avrebbe addirittura già registrato il marchio. Ipotesi curiosa: vero è che oggi tutti si sono messi in testa di fare partiti propri o comunque di presentarsi alle elezioni ma Santoro, nel 2009, è stato eletto al Parlamento Europeo (con la lista dell'Ulivo) e si era dimesso poco dopo perché "rivoleva il suo microfono" e aveva chiaramente spiegato che si era candidato al solo scopo di riguadagnarsi la libertà di espressione e di informare con il suo lavoro di giornalista. Come mai questo improvviso cambio di idee?

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permalink | inviato da dianacomari il 15/4/2013 alle 10:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Streaming

La richiesta di andare in streaming non è trasparenza ma ansia di visibilità.
Non credo che i comuni cittadini (quelli veri, che hanno un lavoro e una vita normale) abbiano il tempo di mettersi davanti ad un computer per stare a guardare tutte le dirette che la rete fornisce. Tuttavia, già che ci sono, invito a guardarle perché ci si rende conto della pochezza di alcuni personaggi e, magari la prossima volta, prima di votare certe nullità ci pensano meglio.


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permalink | inviato da dianacomari il 27/3/2013 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Report

Personalmente non amo Report in generale, indipendentemente dall'argomento di cui si parla perché trovo che spesso non siano i fatti a parlare ma i giornalisti a presentarli in modo troppo tendenzioso. Di questa sera non mi è piaciuta l'impostazione. Sul sistema di Formigoni c'era molto da dire ma si è detto ben poco e, per lo più, fatti già ampiamente noti. Non è stato evidenziato per niente come alcune vicende abbiano ricadute sulla Lombardia e quante implicazioni ne derivino da quel sistema di potere e, nella seconda parte, si è posto troppo l'accento sulle scelte personali (discutibili) di Formigoni senza farne capire le eventuali valenze pubbliche. Un'occasione di fare informazione persa. L'unica notizia interessante della puntata sono le dichiarazioni finali di Valentini (ex capogruppo Pdl in Consiglio Regionale) sul fatto che una parte del Pdl stesso non sopporti più Berlusconi e considerano quel partito come morto.

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permalink | inviato da dianacomari il 4/11/2012 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

L'ipocrisia di Travaglio

Marco Travaglio è ipocrita. Dovrebbe smettere di usare l'alibi del giornalismo come foglia di fico per mascherare le sue simpatie grilline e dipietriste. Farebbe meglio a dichiarare apertamente da che parte sta e fare liberamente il tifoso della propria parte e delle proprie idee, senza cercare di fare passare tutti gli altri per delle schifezze. Non è giornalismo quello che ha praticato questa sera durante la puntata di Servizio Pubblico ma un puro atto di propaganda politica. Gli altri partiti possono sicuramente fare di più e meglio ma l'Italia dei Valori non mi pare sia nelle condizioni per dare lezioni ad alcuno, e il Movimento Cinque Stelle farebbe bene a preoccuparsi degli anatemi di Grillo anche contro i suoi stessi "attivisti" prima di sindacare le scelte altrui.
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