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Quella sull'IMU non è la vittoria di Berlusconi

Chi dice che quella sull'IMU è una vittoria del PDL forse dovrebbe andare a rileggere il punto 3 degli 8 del PD "Creare lavoro per far crescere l'italia": lo slogan recita "Eliminare l’Imu fino a 400-500 euro di imposta sulle prime case. Esentato l’80% delle prime case. Immobili delle piccole e medie imprese equiparati alle prime case", come si può vedere dalla infografica. Nel dettaglio, il documento (file pdf) in materia di IMU dice: "Eliminare l’Imu sull’80% delle prime case. No al pagamento dell’Imu per le prime case fino a 400-500 euro di imposta e considerare alla stregua di prime case i capannoni, i negozi, gli immobili strumentali delle piccole e medie imprese. Lo sgravio verrebbe compensato rivedendo l’Imu in modo gradualmente progressivo, a partire dagli immobili che abbiano un valore superiore al milione e mezzo di euro dal punto di vista catastale, cioè almeno tre milioni di euro di valore commerciale". 
Berlusconi sarà più bravo a comunicare e a rivendersi le cose ma i punti del PD non li ha letti nessuno (spesso neanche gli stessi del PD perché ne sento tanti che su questa questione dicono l'opposto).

 

Il PD faccia il PD

Leggo i tanti appelli a Bersani a seguire le indicazioni di Grillo per la scelta del nome da mandare al Quirinale. Lo stesso Grillo ha fatto un videoappello al segretario del PD. 
Mi permetto di ricordare che Grillo è stato quello che ogni volta che il PD ha chiesto qualcosa in queste settimane gli ha risposto un no accompagnato da svariati insulti ("zombie", "morto che parla", "stalker", "padri puttanieri"). 
In virtù di cosa ora il PD dovrebbe accettare la proposta di M5S? 
Perché Grillo non si appella al PDL? 
Quale principio stabilisce che se una cosa la propone il PD si deve rispondere di no e se, invece, la propone M5S deve essere accettata? 
Personalmente, invito il PD a fare il PD e i suoi aderenti (gli stessi offesi dall'umiliazione subita da Bersani nella visione dello streaming dell'incontro con M5S) farebbero bene a fare altrettanto invece che buttarsi tra le braccia di uno che ci sputa in faccia ogni volta che ci vede.

Renzi, Bersani e il PD tra gli insulti

Quando Renzi e Bersani e le rispettive tifoserie hanno finito di insultarsi reciprocamente, avvisate
E' chiaro che con se nel partito di maggioranza volano stracci all'interno è un po' difficile che si riesca ad andare a presentare una proposta di governo e che questa passi. Si sta spianando, oltre che la strada del congresso (già avviata anche da Pittella e da Barca), anche la strada del voto e arrivarci insultandoci a vicenda non è di aiuto per vincere e neanche per pareggiare.

Caro Matteo Renzi...

Caro Matteo Renzi, permettimi alcune precisazioni rispetto a quanto hai affermato nella trasmissione "Che tempo che fa"
Ad un certo punto, hai definito la direzione nazionale del PD una sorta di riunione di "terapia di gruppo" - copiando l'espressione coniata da Diego Bianchi nel programma "Gazebo" (che fa molto figo, lo so) - una cosa noiosa, di riti stantii in cui non cambia nulla ecc. Tutto vero e, chi ha seguito i commenti ironici su twitter mentre YouDem trasmetteva la diretta della direzione, sicuramente si sarà riconosciuto in questo. Tuttavia, forse ti è sfuggito che si tratta della riunione della direzione di un partito (uno dei pochi partiti che fanno riunioni e in cui si usa ancora parlare per confrontarsi e non decide il "capo" a casa sua e quel che il segretario pensa lo dice in faccia agli altri componenti e non in un videomessaggio via web). Forse ti sfugge che tutte le riunioni (anche quelle degli altri partiti che ne fanno ma anche quelle che si fanno in tutte le aziende) sono sempre un po' "noiose" o quanto meno serie: Renzi, sono riunioni non è lo Zelig o un format Tv! Forse la diretta web non aiuta la comunicazione del PD ma l'abbiamo voluta tutti perché aiuta noi iscritti a capire che succede e che si dice ai vertici. Capisco che non sia un programma allegro e divertente ma è una riunione. Se poi non sei d'accordo nel merito dei contenuti che vengono espressi dai tuoi colleghi di partito, la prossima volta, anziché andartene, puoi scegliere di intervenire e dire la tua: sono tutti bravi a parlare con i giornalisti per avere un po' di visibilità con le interviste ma pochi trovano il coraggio di dire all'interno degli organismi in cui si prendono le decisioni come la pensano veramente. Qualche tuo collega lo ha fatto e ha portato anche visioni diverse da quella di Bersani, poi che siano state accolte o meno è un'altra questione ma, intanto, si sono fatti sentire lì dove occorreva farlo e non solo in tv o sui giornali. 
Alla luce della tua affermazione, mi domando cosa intendi fare tu al posto delle riunioni della direzione? Se fossi tu il segretario del PD, come prenderesti le decisioni, insieme a chi e come intendi comunicarle agli altri componenti del partito (dirigenti e iscritti)? 
Non è tutto: ad un certo punto, hai anche detto che Bersani, anziché convocare i soliti big, avrebbe dovuto fare un incontro con i nuovi eletti per ascoltarli. Renzi, se ti fossi fermato in direzione anziché andare via subito, ti saresti accorto che, oltre ai "soliti big", hanno preso la parola anche alcune persone che non erano per nulla conosciute alla maggioranza delle persone e, alla fine della riunione della direzione, Bersani ha detto che la prossima settimana incontrerà tutti i nuovi eletti e ci saranno delle riunioni con i vari gruppi. Magari la prossima volta, invece di andare in tv a sparare stupidaggini a vanvera sul partito di cui fai parte anche tu, informati meglio.

Né Bersani né Renzi o Veltroni

Non mi sorprende la voglia di rivalsa di una parte che era latente ma ben radicata anche prima. Mi turba, invece, l'arroccamento in difesa di chi oggettivamente ha ben poco da difendere...
Renzi, a me, non piaceva prima e continua a non piacermi anche adesso, così come mi fido poco di Veltroni che, pur esprimendo qualche concetto giusto, lo fa con malcelato astio verso chi c'è ora e comunque la sua occasione l'ha già avuta. 
Al congresso, però, dobbiamo arrivarci e cerchiamo di arrivarci consci di ciò che e' stato e di dove vogliamo andare (ammesso che si possa ancora andare da qualche parte) e non cominciamo a nascondere la testa sotto la sabbia dicendoci che ci sarà tempo per parlare di noi che poi non si parla mai. Non arrocchiamoci in posizioni preconcette (da entrambe le parti), non facciamo il "salto della quaglia" perché non servirà buttarsi ad appoggiare uno fintamente nuovo che poco prima non abbiamo voluto perché è sempre quello (non è cambiato nel frattempo), ma cerchiamo davvero una strada nuova che abbia un senso e che possa trovare consenso anche fuori di noi.

Le anti-regole di Renzi

Che ci fosse qualche dubbio sulle regole delle primarie del centrosinistra, personalmente, l'ho sempre pensato e anche espresso, così come non ho mai nascosto le mie perplessità sul doppio turno e sul come sia stato pensato, però, a lato che la partita è cominciata e, vista l'enorme partecipazione dei cittadini al primo turno (oltre tre milioni di elettori), ritengo anche che la discussione sulle regole avrebbe potuto essere serenamente archiviata e i candidati in campo si fossero concentrati a giocare la partita sui contenuti. Purtroppo, così non è: evidentemente, uno dei due candidati non ha contenuti da presentare e allora continua a straparlare di regole. Che Renzi fosse un candidato "di rottura" lo si sapeva e, girando un po' per i seggi domenica 25 novembre, era chiarissimo che chi è venuto a votarlo, principalmente lo faceva inneggiando alla "rottamazione" (di tutto, dell'apparato, dei burocrati, di D'Alema e della Bindi, del Pd) e, quindi, era ovvio che anche la settimana del ballottaggio se la sarebbe giocata su questo tema - in fondo è più facile parlare "contro" che non parlare "per" - tuttavia, qualche riflessione è il caso di farla.
I "renziani" non iscritti al Pd che sono venuti a votare alle primarie, nella maggior parte dei casi, non sono venuti a registrarsi prima del 25 novembre ma si sono presentati direttamente il giorno stesso, oppure hanno fatto la preregistrazione online (che, però, doveva poi essere convalidata comunque da chi registrava). La maggior parte di questi, una volta arrivati, si sono anche lamentati delle code protestando vivacemente (al circolo Prato Bicocca di Milano, dove mi trovavo, abbiamo avuto 1129 elettori e la coda era al massimo di 5-7 minuti nell'ora di punta, cioè dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 17:30) e qualcuno si è anche lamentato di dover lasciare il contributo di 2 euro.
Capisco che la società moderna va di corsa, capisco che si ha sempre fretta di qualsiasi cosa, però, era una domenica e chi ha segnalato di avere problemi di tempo particolari è stato fatto passare senza problemi. Tutti gli altri che fretta avevano di non saper aspettare 5 minuti? Quando si va alle poste o dal medico non si attende pazientemente il proprio turno? Quando si va a votare alle elezioni vere, nei seggi istituiti dentro ai plessi scolastici, e capita di trovare un po' di coda, ci si mette ad imprecare contro scrutatori e presidenti perché non si ha voglia di fare la fila? Credo proprio di no e allora mi domando per quale ragione, chi è entrato nei nostri circoli o nelle sedi affittate per fare da seggi, sia arrivato con tanta aggressività verso i volontari che cercavano di farli funzionare?
Forse, se fossero venuti a registrarsi prima, come era stato più volte segnalato, avrebbero fatto meno coda. Forse, se anziché imprecare contro chi era lì a impiegare il proprio tempo giornate intere per far funzionare le primarie, si fossero messi a dare una mano e ad aggiungersi ai volontari, le code si sarebbero smaltite prima.
Quello che è accaduto è offensivo nei confronti di chi a queste giornate così belle e partecipate ha dedicato tanto tempo e passione e Renzi e suoi supporter farebbero meglio a tenerne conto invece di incattivire la gente con problematiche inesistenti.
l buttarla in caciara subito dopo che tre milioni di persone sono venute a votare è stato un altro errore.
La polemica sollevata da Renzi e dai renziani sulle regole del ballottaggio è demenziale: che gusto c'è a continuare a incattivire la gente, a volerci fare apparire a tutti i costi come chiusi, a voler far venire le persone a votare non a favore suo ma contro gli altri? Mi pare che i toni usati negli ultimi giorni sono stati davvero fuori luogo. Le regole stabilite da queste primarie - per quanto non piacciano neanche a me - sono state approvate e accettate da tutti i candidati e allora non si capisce perché serve fare tutto questo casino a metà della partita. Quando si va a votare alle elezioni vere si contestano le regole? A me non sembra.
Votare alle primarie non è né un diritto né un obbligo, è una libera scelta. Il tutto è messo in piedi grazie alle strutture dei partiti promotori (e questo dovrebbero tenerlo ben presente anche i signori della società civile che tanto schifano i partiti e i loro apparati ma poi vengono ad appoggiarsi proprio ad essi) e forse un po' meno insulti sarebbero graditi. Chi sceglie di votare alle primarie, sceglie di stare alle regole (che, in questo caso, prevedevano preregistrazione e pagamento di 2 euro). Sicuramente ci sono stati molti aspetti da migliorare in queste primarie (ad esempio la questione delle preregistrazioni online che, di fatto, erano inutili), ma non si migliorano ridicolizzando tutto quanto.
Renzi - che sembra tanto bravo a parlare fuori dai recinti del centrosinistra - avrebbe dovuto invitare i cittadini a votare per lui e per le idee che lui portava nel Pd, avrebbe dovuto provare a portarli dentro e non contro. Questo non lo ha saputo fare e, dai toni usati dai suoi sostenitori che venivano ai seggi, si intuiva molto chiaramente.
Nel 2009, durante la campagna congressuale, anche per Franceschini si sono fatte battaglie dai toni accesi, anche lì c'era una richiesta forte di innovazione e cambiamento rispetto a certi modi antichi di fare politica e certe persone che li incarnavano, ma Franceschini ci invitava a venire dentro al Pd e a votare per costruire insieme un partito più nuovo e moderno.
A Renzi manca totalmente l'aspetto costruttivo (che è la parte più difficile), invita a prendere a martellate quello che c'è, dice di volere il futuro ma per farlo continua a richiamarsi al passato, contestando tutta la storia di governo del centrosinistra (e mai quella del centrodestra) mentre della sua idea di cosa vuole per il futuro anche del Pd ha detto pochissimo (a parte questa ossessione del mettere tutto online, senza capire che la modernità va oltre ben la rete). A Renzi manca l'inclusività, la costruttività, il far sentire parte di un progetto comune e anche la sua visione di società non è chiara: dice frasette a spot e cambia idea a seconda di chi lo sponsorizza. Questo si riflette sui suoi elettori e il risultato è l'insulto continuo che vediamo in questi giorni. Ne avremmo fatto tutti volentieri a meno, anche perché uscite come quelle delle pagine comprate sui giornali per spingere persone non registrate a farlo, violando il regolamento stabilito, costringono l'altra parte a rispondergli e a perpetrare una discussione tutta interna che agli italiani non interessa minimamente.

Liste

Sui giornali si fanno i nomi dei bersaniani e dei renziani che si starebbero garantendo il posto in Parlamento. Scelte opinabili ma legittime. In tutto questo, però, non si parla degli uomini di AreaDem (che comunque stanno facendo campagna per Bersani)... non è che Bersani se li è dimenticati? 

 

Il regalo di compleanno di Veltroni al Pd

In tempi di richiesta di rinnovamento o rottamazione da una parte e di profondo attaccamento alla poltrona dall'altra, uno che si fa da parte da solo senza aspettare che glielo dicano compie sicuramente un bel gesto. Resta che Veltroni che annuncia la sua non candidatura il giorno dell'avvio della campagna per le primarie di Bersani e del compleanno del Pd è sospetto, soprattutto se si considera la sua posizione rispetto all'agenda-Bersani...


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permalink | inviato da dianacomari il 14/10/2012 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il doppio turno

A leggere i giornali si capisce che le primarie del Pd sembrano essersi trasformate in una gran pagliacciata (merito sia dei dirigenti del Partito Democratico che di tanti giornalisti e commentatori). 
Della gestione pessima della questione delle regole, ne ho già accennato, ma oggi sembra esplodere il problema del doppio turno e vale la pena di approfondirlo.
Il doppio turno di coalizione è una assurdità colossale. Di doppio turno si era parlato per scremare le candidature interne al Pd ed evitare il ripetersi di nuovi casi Milano e Genova, dove i voti Pd si sono cannibalizzati a vicenda e ha vinto un candidato esterno. E' chiaro che con uno scontro interno Renzi-Bersani così acceso è pericoloso una votazione per scegliere prima il candidato di partito che poi dovrà confrontarsi con gli altri della coalizione, perché tutte le tifoserie finirebbero per esasperare la competizione. Ma andare a due turni sulla coalizione è totalmente privo di senso. E poco importa se una legittimazione popolare del 30% al primo turno si trasforma in 50-60% al secondo perché il numero dei votanti complessivo potrebbe restare uguale, semplicemente ci sarebbe chi si sposta su un candidato piuttosto che su un altro. Caso mail rischio è che a votare vengano meno persone, perché sempre meno interessate da votazioni continue. E se i due candidati che arrivano al secondo turno fossero due del Pd, a un elettore SEL o di centro cosa mai potrà interessare di venire a votare per una sfida che, nuovamente, sembrerebbe interna (perché nuovamente le tifoserie finirebbero per riaccendersi)?

Le regole delle primarie

In questi giorni si fa un gran parlare di Primarie (del Pd o del centrosinistra) e di regole sulla partecipazione. Una discussione importante perché va a toccare alcuni nervi ancora scoperti delle consultazioni organizzate dal Pd ma che sembra essere terribilmente autoreferenziale, soprattutto di fronte alle tante problematiche che la crisi sta facendo emergere in Italia.
Non è una bella immagine da offrire all’opinione pubblica quella che vede il maggior partito politico del panorama italiano (che fino ad ora sembra avere retto abbastanza in quadro di degrado assoluto della politica e di una buona parte della classe dirigente operante nelle istituzioni) impelagato in una lite continua tutta interna su questioni che nulla hanno a che vedere con il come il Pd si candida a cercare di risollevare il Paese dalla crisi e a cercare di risolvere i problemi che questa ha comportato per gli italiani. Gli italiani hanno altri problemi, un po’ più consistenti delle regole sulle primarie e dello scontro – seppur divertente e appassionante – tra le tifoserie di Renzi e Bersani.

Tuttavia, il problema della gestione delle primarie e delle regole di partecipazione esiste da tempo anche se, fino ad ora, è stato ben scarso l’impegno dei dirigenti per mettervi mano.
Personalmente, ritengo che delle regole siano necessarie, in particolare per stabilire chi debbano essere i candidati alla competizione: non esiste che chiunque arrivi e si candidi come gli pare. A Milano, per la scelta del sindaco, si sono fatte primarie di coalizione senza che neanche fosse stata stabilita prima la coazione. Sempre a Milano si è candidato un soggetto (Sacerdoti) che non apparteneva ad alcun partito della presunta coalizione e che non ha nemmeno ricevuto il sostegno (ufficiale o ufficioso) di alcuno di essi. È chiaro che così facendo, chiunque si può presentare alle primarie del centrosinistra, anche solo come “guastatore”. Il recinto entro cui ci si muove andrebbe stabilito prima della presentazione delle candidature (con la coalizione, nel caso di primarie di coalizione o con regolamenti interni, nel caso di primarie di partito).
Diverso è il discorso per le regole che riguardano la partecipazione degli elettori. Personalmente, sugli elettori ci andrei più piano: le primarie non fanno parte della cultura politica italiana ma solo del centrosinistra (a destra non le hanno mai avute). Ai nostri gazebo si sono presentati sempre e solo i militanti, gli iscritti e le persone “di sinistra”. Non ci sono mai stati “infiltrati di destra” che tentavano di inquinare il voto. Caso mai ci sono dei casi di corruzione o altro (si vedano i cinesi in coda a Napoli pagati da qualcuno per votare, gli stranieri in coda a Roma ai tempi di Veltroni).
Fare registri preventivi di elettori è sintomo di chiusura e, come scrive Ivan Scalfarotto (per cui non ho mai avuto simpatie ma che qui condivido) in un articolo su L’Unità, "se lo scopo delle primarie è allargare quanto più possibile la nostra base di consenso in questo particolare momento storico e vincere, come io credo, bisogna allora favorire la più ampia partecipazione". Oggi, infatti, c'è un elettorato mobile, è difficile ipotizzare la fedeltà di un elettore ad uno schieramento: i “delusi dal centrodestra” non sanno ancora se rivoteranno di là, se guarderanno a Grillo, se non voteranno o se si rivolgeranno al Pd. Personalmente ritengo che siano elettori come gli altri e non “infiltrati”: sono persone in cerca di una risposta alla loro domanda politica. “Infiltrati” sono esponenti del centrodestra, persone che hanno incarichi istituzionali o di partito, persone che si sa perfettamente che stanno nell’altra metà del campo. “Infiltrati” sono anche i corrotti, pagati per “infiltrarsi”, ma per bloccare questo fenomeno ci vuole qualcosa di un po’ più consistente di un registro (pubblico o riservato che sia).
I dati dicono che le primarie del centrosinistra hanno anche avuto partecipazione decrescente negli ultimi anni (si è votato in quelle per i sindaci). Il rischio è che, paventando ulteriori chiusure e complicazioni, i cittadini siano ancora meno interessati a partecipare. Insomma, se dobbiamo chiudere, finiamola lì con le primarie: decidiamo che gli iscritti al Pd si scelgano il proprio candidato e con quello si vada dagli elettori. Perché, comunque, a forza di chiudere, a votare si ritroveranno solo gli iscritti ai partiti di riferimento. Ma siamo sicuri che il parere degli iscritti (in questo caso tutti schiacciati, anche giustamente, su Bersani) coincida con quello degli elettori? La domanda di fondo dello Statuto del Pd di Veltroni e della logica delle primarie era questa. La domanda è sicuramente rimasta inevasa comunque, perché a votare alle primarie sono stati sempre e solo gli iscritti al Pd (o ai partiti precedenti) e la parte più “a sinistra” dell'elettorato. Milano, Cagliari, Genova sono primarie che il Pd ha perso perché si presentato con due o più candidati e gli elettori “di sinistra” (anche tra quelli del Pd) hanno scelto un candidato non sostenuto dal partito (di solito il più “a sinistra”), e non perché ci fossero “infiltrati di destra” ad inquinare l’esito della consultazione.

Siccome, però, il problema delle regole, al di là della consultazione attuale, permane; ben vengano le regole ma si stia attenti a farlo adesso perché potrebbero essere strumentalizzate da chi dice che “il Pd non vuol far vincere Renzi” o che “il Pd si chiude”. Le regole vanno fatte in tempi non sospetti: quando il gioco è cominciato non si possono cambiare le regole a piacimento dei giocatori. In questo senso, l'assemblea del 6 ottobre è tardiva e rischia di mettere una pezza peggiore del buco sulla questione delle primarie. Si cerchino, quindi, soluzioni il più possibile condivise, non ci si arrocchi, non ci si blindi e si pensi a qualcosa di utile anche per le consultazioni future perché non si può aspettare di essere a ridosso della competizione, con candidati già in corsa e sondaggi già diffusi sui tipi di elettorato che raccolgono per stabilire come partecipare ai giochi. E, soprattutto, ci si ricordi qual è il vero scopo delle primarie concepite dal Pd: favorire la partecipazione, coinvolgere i potenziali elettori e farli partecipare alla scelta del candidato che dovrà rappresentarli. Se non servono a questo e se si inibisce la partecipazione, le primarie diventano uno strumento inutile, in quanto esse, troppo spesso, non sono affatto buone nel selezionare una valida classe dirigente (chi vince difficilmente è il più bravo ma è sicuramente chi comunica meglio e si impone di più all’opinione pubblica o chi ha una netta connotazione politica) e, allora, tanto vale cambiare strumento o ripensarlo adeguatamente per altri scopi.

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