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E' tutta colpa del PD?

A girare sui social network ma anche a leggere i quotidiani, ultimamente, qualsiasi cosa accada sembra essere colpa del PD. E' il PD che non fa o che fa male o che non fa abbastanza o che si sveglia tardi ecc.

 
Se Calderoli paragona un Ministro di origine congolese ad un orango e non si vuol dimettere da vicepresidente del Senato non è colpa di Calderoli che ha perso un'altra buona occasione per tacere e mostrare un po' di buon senso istituzionale se non personale ma è colpa del PD che gli avrebbe consentito di diventare vicepresidente del Senato in quota all'opposizione invece di eleggere qualcun altro. Nessuno ricorda che, nei giorni dell'elezione dell'ufficio di Presidenza del Senato, ci furono polemiche roventi con il Movimento Cinque Stelle che rifiutava di votare qualsiasi esponente eccetto i loro e chiudeva ad ogni tentativo di mediazione ma da soli, con i loro voti e senza mediare con le altre forze politiche, non potevano eleggere nessuno.

 
Se il PD non chiede le dimissioni di Calderoli da vicepresidente del Senato (che comunque non serve perché si può solamente dimettere da solo) è inetto, se invece le chiede monta la polemica perché le chiede per un episodio di razzismo e non le chiede per chi offende gli omosessuali (dimenticando le polemiche sulla nomina di Michela Biancofiore come sottosegretario alle Pari Opportunità e poi spostata proprio a causa delle pressioni del PD per le sue affermazioni sui gay) o non le chiede per Alfano per la brutta vicenda con il Kazakistan. Come se tutto fosse uguale, come se gli episodi fossero paragonabili e sostituibili l’uno con l’altro e non fossero, invece, ciascuno una vicenda a sé e tutte gravi ma ciascuna nel suo contesto.

 
Se il PD non chiede le dimissioni di Alfano per l’affare del Kazakistan - vicenda gravissima sul piano della diplomazia interna, internazionale e dei diritti umani (per cui sarebbe davvero opportuno che il Ministro dell’Interno si dimettesse, unitamente a quello degli Esteri che fino ad ora non ha aperto bocca sul caso) - è complice di un atto gravissimo che getta ombre sul nostro Paese ma se ne chiede le dimissioni è colpevole di far cadere il governo.
Il risultato sarà che, come sta avvenendo, verranno dimissionati un po’ di funzionari dei Ministeri coinvolti.
Basta? No, non basta ma non si può fare diversamente.
Nel caso vi fossero governi con dentro partiti e persone serie e responsabili, chi ha commesso simili pasticci ne trarrebbe le dovute conseguenze e lascerebbe l’incarico (come ha fatto Josefa Idem del PD che ha lasciato il Ministero delle Pari Opportunità per presunte irregolarità con il pagamento dell’ICI che stava cercando di sanare), mentre invece gli esponenti del PDL si mostrano ben incollati alle loro poltrone e assolutamente non disponibili a cederle neanche di fronte all’evidenza di situazioni palesemente fuori luogo.
E’ giusto? No, non lo è ma non è che è colpa del PD se quelli del PDL si comportano in questo modo sconsiderato.

 
Se il PDL minaccia di far cadere il governo a causa della sentenza della Corte di Cassazione per i processi di Berlusconi fissata per il 30 luglio e chiede la chiusura del Parlamento per tre giorni in segno di protesta e gli viene concesso solo mezza giornata (in cui per altro i lavori non erano esattamente fermi) per fare un’assemblea la colpa è del PD che ha votato per fare un regalo a Berlusconi. Pazienza se per prassi è già capitato tante volte che un gruppo chiedesse di fermare i lavori per fare un’assemblea, pazienza se la vicenda era delicata per le sorti del governo: il PD non doveva cedere. Cosa doveva fare? Doveva far cadere il governo perché i falchi del PDL avevano deciso che le sorti di Berlusconi erano prioritarie rispetto ai problemi del Paese?
Il PDL propone una stupidata colossale minacciando che se non sarà accontentato farà crollare tutto, il PD cerca di mediare e portare a casa una soluzione il più possibile ragionevole (difficile dire se si sarebbe potuto ottenere di più) e la colpa è del PD e non del PDL che ha chiesto una cosa assurda e con toni fuori luogo?

 
Sulla vicenda del finanziamento pubblico e dei rimborsi elettorali è colpa del PD che non vuole abrogarli. E pazienza se nel luglio scorso il PD rinunciò alla sua tranche di rimborsi e destinò le risorse alle popolazioni colpite dal terremoto, perché conta solo la pagliacciata inscenata da M5S con il mega-assegno gigante con scritto la cifra che si impegnavano a restituire ma non si sa dove perché tecnicamente non è possibile restituire nulla.
Con questo si vuol dire che il dibattito è chiuso? No, tutt’altro ma un conto è fare un ragionamento sereno per cercare di contenere la spesa pubblica e correggere le distorsioni che ci sono, anche con iniziative simboliche e un altro conto è inscenare pagliacciate diffondendo informazioni false realizzate ad arte per fare propaganda.

 
Se il PD, dopo anni di accuse di inezia e discussioni a sinistra, finalmente presenta un disegno di legge sul conflitto di interessi viene accusato di voler salvare Berlusconi dall’ineleggibilità, il tutto senza che alcuno di coloro che muovono tali accuse abbia mai letto una riga di tale disegno di legge e conosca il pensiero dei suoi firmatari. Oltretutto viene mischiata la questione di un disegno di legge che vale per tutti e non è costruito esclusivamente su Berlusconi e le sue vicende (ma che se fosse approvato gli imporrebbe di scegliere se restare in Parlamento e vendere le sue quote di giornali e tv a persone che non siano membri della sua famiglia, responsabili delle sue aziende o suoi dipendenti o membri del CDA oppure tenersi il tutto ma lasciare il Parlamento nel giro di un mese) – che una volta presentato ha un iter da seguire: prima deve essere assegnato ad una Commissione, poi calendarizzato, poi discusso ed emendato e infine portato alle Camere dove deve essere nuovamente discusso insieme agli emendamenti apportati e votato - con la questione dell’ineleggibilità di Berlusconi che dovrà essere votata a breve in una Commissione e che è stata posta da alcuni parlamentari.
Nessuno si chiede perché mai Berlusconi dovrebbe essere dichiarato ineleggibile oggi dopo vent’anni che viene votato ed eletto dai cittadini italiani.
Ovviamente tutte le critiche arrivano da persone (di destra o di sinistra) che quando ci sono state le battaglie contro Berlusconi, per chiedere di vigilare sulla normativa del conflitto di interessi, in difesa del pluralismo e della libertà di informazione e contro la Legge Gasparri non si sono mai viste nelle piazze e non hanno mai speso una parola in favore della libertà di informazione o contro Berlusconi (anzi, alcuni lo hanno pure votato o sostenevano che lui non era un problema e adesso, improvvisamente, lo è ed è colpa del PD che non se ne occupa).

 
Se si acquistano gli F35 è colpa del PD, che è filo-militarista e butta risorse pubbliche in aerei da guerra tecnologicamente superati invece che di spenderle per ripianare il debito pubblico, rifinanziare gli ammortizzatori sociali ecc.
Sugli F35 si è detto veramente di tutto tranne che non è così semplice smontare accordi già presi in precedenza (il programma è concepito insieme agli Stati Uniti) e spostare risorse da un contesto ad un altro e che la mozione approvata oggi in Senato con i voti del PD è una sorta di “compromesso” in cui si chiede sostanzialmente di ripensare il programma della Difesa italiana in un’ottica europea e di meditare meglio sull’eventuale necessità dell’acquisto dei velivoli, già comunque ridimensionati nel numero (il che, implicitamente, vuol dire di inserirsi in altri programmi militari, con altri aerei dalla tecnologia più avanzata verso la costruzione di un sistema di difesa europeo).
Non basta? No. Non basta, si voleva lo stop totale e definitivo. Per farlo, però, ci sarebbe voluto un governo con una maggioranza diversa: vale a dire che o i cittadini alle elezioni votavano il PD e gli conferivano una quantità tale di voti da potersela giocare meglio in Parlamento, oppure al momento delle consultazioni il Movimento Cinque Stelle avrebbe dovuto dire di sì alle proposte del PD, perché con una maggioranza di governo formata da PD-PDL-Scelta Civica la linea politica non può essere la stessa che se ci fosse stata una maggioranza formata da PD-SEL-M5S.

 
Quello che fa impressione, comunque, restano le accuse mosse al PD dall’interno e dall’esterno per ogni scelta: alcuni pretenderebbero che il PD (che è al governo insieme a PDL e Scelta Civica) votasse insieme ai partiti che stanno all’opposizione seguendo una linea politica che è quella dell’opposizione. E’ un ragionamento che realisticamente non sta in piedi: quando un partito di governo vota insieme alle opposizioni cade il governo.
Poi c’è anche chi davvero pensa che il PD sia all’opposizione: un signore me lo ha scritto oggi in un’email: “Non siete neanche capaci di fare opposizione! Non fate niente per i compagni”… Già, peccato che dovremmo fare una politica di governo non di opposizione e non per i “compagni” ma per tutti i cittadini.
“La vita è sempre un compromesso tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che è possibile fare” e la politica è più che mai luogo di mediazione tra le forze e gli interessi di cui sono portatrici e questo bisognerebbe ricordarselo più spesso.
A qualcuno (sia a destra che a sinistra) è chiaro che non dispiacerebbe se cadesse il governo attuale ma non si capisce poi quale prospettiva penserebbe di avere date le pesanti condizioni di crisi economica in cui versa l’Italia.
Qualcuno dice anche che far cadere questo governo non implicherebbe il tornare alle urne ma “semplicemente” sostituire la maggioranza attuale di PD-PDL-Scelta Civica con una formata da PD-SEL e fuoriusciti da M5S. A parte la totale inaffidabilità dei soggetti eletti in M5S, ma per arrivare ad un simile governo sarebbe stato sufficiente che al momento delle consultazioni i grillini avessero accettato la proposta di Bersani. Adesso, dopo tutto il casino che è successo, dopo che è stato rimesso in ballo Napolitano, dopo la difficoltà di formare questo governo, qualcuno vorrebbe dire “Scusate, ci siamo sbagliati, rifacciamo da capo”? E’ da matti!

 
In tutto questo, però, si dimentica che il PD non è da solo: non è il PD che fa e disfa tutto, il governo è formato da PD-PDL-Scelta Civica ed è con i voti di queste tre forze che si fanno la maggior parte delle cose.
Gli elettori del PDL non hanno nulla da dire sull’acquisto degli aerei da guerra? Non hanno nulla da dire sugli esponenti del loro partito che minacciano di bloccare il Paese per i problemi del loro capo? Non hanno nulla da dire su Alfano che si presenta al Parlamento per relazionare sul caso Kazakistan dicendo “Né io né gli altri sapevamo nulla, non siamo stati informati di ciò che è accaduto” o di Gasparri che, per sostenerlo, ha affermato in Senato che lui “le persone del Kazakistan coinvolte non le conosce e non è in grado di distinguere se stanno tra i buoni o i cattivi perché non sa chi siano”? Sono risposte queste che possono dare esponenti istituzionali su una vicenda grave che ha coinvolto il nostro Paese?
Il PD potrà anche fare la voce grossa ma non è che urlando cambino le cose, caso mai avrebbe il vantaggio di farsi sentire un po’ di più (e sarebbe utile) ma se il PDL fa stupidaggini dovrebbe essere quel partito a risponderne davanti ai cittadini e agli elettori e non gli altri.

 
L’unica colpa del PD è quella di dilaniarsi in continuazione al suo interno: più per posizionamenti personali (anche in vista del Congresso) che per questioni serie ma con il risultato deleterio di alimentare in modo enorme la confusione che già aleggia in merito a ciò che fa o decide il partito.

 
La conseguenza di ciò è che il vero problema del PD è quello di riuscire a caratterizzare poco le scelte del governo e di non fare per niente la propaganda (cosa, quest’ultima, invece, che al PDL riesce fin troppo bene, facendo sembrare di riuscire a “mettere il cappello su ogni cosa”).

 
Oltretutto le tematiche su cui in queste settimane si è scatenata l’offensiva contro il PD sono tutti argomenti di interessante filosofia politica ma che all’atto pratico cambiano poco o nulla nella vita quotidiana delle persone. Mentre nessuno è venuto a ringraziare il PD, con la stessa enfasi con cui fa volare le accuse, per aver permesso – grazie al Governo Letta – di rifinanziare la Cassa integrazione in deroga, di aver approvato le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie finalizzate al risparmio e all’efficienza energetica, all’acquisto di mobili ed elettrodomestici sempre più efficienti energeticamente, di aver sospeso la rata di giugno dell’IMU (che per tante famiglie in difficoltà è una boccata d’ossigeno) con l’impegno a rimodulare quell’imposta o la riforma per rendere reato lo scambio elettorale politico-mafioso.

 
In tutto questo scenario, fa impressione vedere come acquistino simpatia soggetti strampalati che ogni volta che prendono la parola nelle aule parlamentari fanno restare allibiti (e per questo invito a seguire le dirette web di Camera e Senato) per come sappiano solo urlare di scontrini, spionaggi, denunce mal fatte ma molto teatralizzate, invece che chi passa le giornate a lavorare sui testi che arrivano nelle Commissioni per fare in modo che una volta approvati diventino realmente utili per la vita dei cittadini.

 
Forse il PD urlerà poco ma molti dei suoi eletti nelle istituzioni lavorano e si occupano di cose concrete e magari sarebbe utile rilevarlo un po’ di più.

Il PD non si è spiegato

Da quando è nato il Governo Letta tutti si sono concentrati sulle dinamiche del PDL. Tutti non hanno fatto altro che domandarsi come e quando Berlusconi avrebbe staccato la spina al Governo, a seconda di ciò che gli conviene.
La verità, però, è che a Berlusconi (a maggior ragione se si avvicinano le condanne giudiziarie) non conviene affatto staccare la spina al Governo perché difficilmente potrebbe poi tornare in Parlamento.
Quello che invece potrebbe preoccupare il Governo Letta, anche in relazione alle problematiche giudiziarie di Berlusconi, sono le dinamiche interne al PD: “Lo stato maggiore democratico riuscirebbe a reggere le pressioni della base che chiedesse di rompere con il partito di Berlusconi? Quanto a lungo il Pd potrebbe resistere all'offensiva dei social network, ai girotondi su internet e nelle piazze?”, si domanda Francesco Verderami sul Corriere della Sera. Ed è questa la domanda azzeccata perché è il PD che al suo interno non ha mai voluto questo Governo di “larghe intese” e che continua a non riuscire a farlo digerire ai propri militanti e ogni volta che qualche esponente deve parlarne si trova in imbarazzo, ci mette davanti mille giustificazioni e zero entusiasmo, nonostante il Presidente del Consiglio sia del partito e i buoni propositi che egli mette nelle azioni del governo.
Ed è il PD che, anziché, cercare di uscire dallo stagno e mettere il cappello su un Governo di cui ha il premier e diversi ministri o quanto meno di caratterizzarne l’azione focalizzando i propri obiettivi da portare a casa (o, detto brutalmente, di “piantare qualche bandierina”), continua a disperdersi in una litigiosità interna frutto del posizionamento precongressuale e a lasciare il pallino dell’azione dell’esecutivo totalmente in mano al PDL.
Basterebbe poco per invertire la rotta, basterebbe guardare ai provvedimenti approvati, segnalare cosa si è cercato di fare per i cittadini italiani, per rifinanziare la cassa integrazione o sugli ecobonus ad esempio e, invece, nulla: anziché guardare a ciò che si porta a casa si guarda altrove (agli F35 ad esempio, altra grana che sta per esplodere nel PD).
Il tutto sotto gli occhi di iscritti e militanti sempre più spazientiti e confusi che non si riconoscono più nelle scelte del partito e dei suoi rappresentanti nelle istituzioni e sotto il martellamento pesante dei media che hanno trovato nel PD un facile bersaglio per ogni cosa che avviene o non avviene.
Di fatto, però, se Berlusconi venisse definitivamente condannato, per il PD diventerebbe molto più che imbarazzante essere al governo con i suoi uomini e ciò che si è visto oggi - con il PDL che evoca l’Aventino e vuol bloccare il Parlamento e il Partito Democratico così terribilmente lacerato in mille posizioni - potrebbe essere solo un triste preludio di ciò che ci aspetta.

 
Nel PDL sono più attenti alla comunicazione: mandano messaggi chiari, forti, assolutamente riconoscibili. Poco importa se si tratta di cose giuste o no: ad esempio fin da subito la posizione del PDL sull’IMU è stata netta e certa (il PD che pure poteva giocare di mediazione perché ha delle proposte di riforma, ci ha messo un paio di mesi per riuscire a dire qualcosa sul tema e ancora non si sa se è la “sua risposta definitiva”). Oggi il tutto si è ripetuto sul problema dei processi di Berlusconi: il PDL ha detto forte e chiaro “blocchiamo tutto o facciamo cadere il Governo”, il PD ha detto “no” ma poi dovendo necessariamente mediare (perché il Governo sta in piedi con il sostegno di entrambe le forze politiche) avrà cercato di avviare una trattativa e si è arrivati ad uno stop di mezza giornata circa (con alcune attività parlamentari che comunque procedevano) ma che la stampa ha rivenduto all’esterno come un “sì”. Il tutto contornato di comunicati stampa dei capigruppo che confermavano il “no”, deputati di area renziana e civatiana che si smarcavano e confermavamo che si era trattato di un “sì” ma che loro si erano dissociati in un papocchio comunicativo che ha innescato il solito cortocircuito per cui a fare una pessima figura è di nuovo il PD nel suo complesso, scatenando le ire di iscritti e militanti e anche ex alleati e grillini (che non vedevano l’ora di vedere il Partito Democratico cadere nel trappolone del PDL).

 
Premesso che non si poteva fare altrimenti dal momento che il Governo Letta per stare in piedi necessita del sostegno sia del PD che del PDL, che la politica è sempre luogo di mediazione e i risultati raggiunti sono sempre frutto di un compromesso tra le parti e gli obiettivi che queste si pongono, che una sospensione dei lavori per concedere ad un gruppo parlamentare di riunirsi in assemblea in alcuni momenti è la prassi e non un fatto clamoroso, l’immagine che è uscita del PD dalla giornata di oggi è disastrosa.

 
Personalmente, rimango stupita della noncuranza con cui il Pd agisce nei confronti del sistema della comunicazione.
La linea politica può piacere o meno, ma quando si è al Governo con il PDL non si può agire fingendo che una delle due forze sia all’opposizione, bisogna adeguarsi alla realtà, però poi bisogna cercare di saper comunicare bene le scelte che si intraprendono.
Sembra che gli esponenti del Partito Democratico non abbiano la minima idea di cosa arriva ai cittadini di ciò che avviene nelle istituzioni e di, conseguenza, di ciò pensano poi della politica e del loro partito.
Controllare la comunicazione ai tempi della rete è molto complicato perché vengono meno una serie di filtri e mediazioni a livello spaziale e temporale (oggi basta un tweet sbagliato per “scatenare l’inferno” e i comunicati stampa sono qualcosa di superato e spesso rischiano di risultare anche ridicoli in alcuni frangenti perché arrivano quando i fatti hanno già smentito il testo scritto), inoltre, c'è un sistema giornalistico malato che il più delle volte non fa informazione ma altro, tuttavia non si capisce in che mondo vivano gli esponenti del PD.
Pochi minuti fa mi è arrivata una newsletter del Gruppo del Partito Democratico al Senato in cui il capogruppo afferma nel titolo “Il PD non si è piegato”. Purtroppo, la verità, invece, è che come sempre il PD non si “spiegato”: ha comunicato malissimo una scelta necessaria ma ostica e, come sempre, ci ha fatto una pessima figura a livello di immagine. Davvero non avevano previsto che si sarebbe detto che stavano facendo un favore al PDL? La verità è che il PD ha un gruppo dirigente che è convinto di fare politica oggi con le stesse modalità di vent'anni fa e non si rende conto di come, invece, nel frattempo, sia cambiato tutto: la politica, la comunicazione, il giornalismo, gli atteggiamenti dei politici. Se prosegue a comunicare in questo modo, il PD e i suoi esponenti si affosseranno da soli e a salvarli non basterà il fatto che la maggioranza degli italiani non ha accesso al web.
Il prossimo pasticcio comunicativo lo si prevede sugli F35.

Quella sull'IMU non è la vittoria di Berlusconi

Chi dice che quella sull'IMU è una vittoria del PDL forse dovrebbe andare a rileggere il punto 3 degli 8 del PD "Creare lavoro per far crescere l'italia": lo slogan recita "Eliminare l’Imu fino a 400-500 euro di imposta sulle prime case. Esentato l’80% delle prime case. Immobili delle piccole e medie imprese equiparati alle prime case", come si può vedere dalla infografica. Nel dettaglio, il documento (file pdf) in materia di IMU dice: "Eliminare l’Imu sull’80% delle prime case. No al pagamento dell’Imu per le prime case fino a 400-500 euro di imposta e considerare alla stregua di prime case i capannoni, i negozi, gli immobili strumentali delle piccole e medie imprese. Lo sgravio verrebbe compensato rivedendo l’Imu in modo gradualmente progressivo, a partire dagli immobili che abbiano un valore superiore al milione e mezzo di euro dal punto di vista catastale, cioè almeno tre milioni di euro di valore commerciale". 
Berlusconi sarà più bravo a comunicare e a rivendersi le cose ma i punti del PD non li ha letti nessuno (spesso neanche gli stessi del PD perché ne sento tanti che su questa questione dicono l'opposto).

 

Il 29 dicembre votiamo MIRABELLI alle primarie per i parlamentari Pd

L’ho già ampiamente detto che per le primarie dei parlamentari del Pd, per cui si vota il 29 dicembre a Milano e Provincia, il mio voto andrà a Franco Mirabelli.
Chi conosce Mirabelli sa bene quale è stato il suo grande lavoro di questi anni da consigliere regionale della Lombardia e quali battaglie lo hanno visto impegnato a fianco di chi abita nelle case popolari, in difesa del Parco Nord dai tentativi di Formigoni di farlo diventare un hub per i suoi elicotteri, ma anche l’attenzione a cercare una soluzione alle continue esondazioni del Seveso nella Zona Nord di Milano, le lotte in nome della legalità e della trasparenza sul territorio e nelle istituzioni (si pensi anche al suo lavoro da Presidente della Commissione regionale di Inchiesta sul San Raffaele per verificare le responsabilità di Regione Lombardia in quella vicenda e l’utilizzo dei soldi pubblici per coprire buchi in bilanci di società private).
Oggi si parla tanto di politici che pensano esclusivamente al proprio tornaconto invece che all’interesse dei cittadini e si tende a dire che tanto “così fanno tutti” e non è vero: le differenze ci sono tra le persone e si vedono. Mirabelli, per noi, c’è sempre stato e si è sempre impegnato in prima persona per portare avanti le nostre richieste, nel nostro interesse.
Adesso tocca a noi esserci, tocca a noi fargli avere il nostro voto (e quello dei nostri amici, dei nostri conoscenti e di tutte le persone che riusciamo a convincere in questo pochissimo tempo che ci resta) per fare in modo che possa - con il nostro consenso e il nostro pieno appoggio - arrivare al Parlamento e continuare a rappresentarci, lavorando per noi dall’istituzione più importante, in cui si decidono le sorti del nostro Paese.
Franco Mirabelli lo merita, perché è una persona seria, preparata, competente e ha le capacità, l’esperienza e le qualità giuste per poter andare a ricoprire quell’incarico e la cosa migliore che possiamo fare in questo momento per lui è aiutarlo ad arrivarci, grazie ai nostri voti.
Nulla è scontato, non ci sono esiti già scritti per queste primarie e per le liste per il Parlamento che ne seguiranno: molto di quello che accadrà dipenderà dall’esito del voto. Più voti ci saranno per Mirabelli, più concrete saranno le possibilità di fare in modo che arrivi in Parlamento e che ci arrivi bene, con un chiaro segnale di appoggio e di sostegno da parte nostra.
In tantissimi gli avete dimostrato appoggio andando a firmare per la sua candidatura. Adesso occorre fare in modo che tutte quelle firme si traducano in voti reali e che se ne aggiungano molti di più: per questo c’è bisogno dell’aiuto di tutti. 
Sabato 29 dicembre, non votiamo persone a caso e non ascoltiamo chi ci dice che tanto ci sarà sempre qualcuno che voterà il nostro candidato al posto nostro, ma votiamo chi davvero siamo sicuri di voler mandare in Parlamento.
Per votare occorre scrivere il cognome del candidato sulla scheda nello spazio per le preferenze (vedere scheda fac simile - si possono esprimere due preferenze a patto che siano una per un uomo e una per una donna).
Sabato 29 dicembre, a Milano e Provincia, votiamo e facciamo votare Franco Mirabelli
Passate parola!

Primarie per i parlamentari: Franco Mirabelli

Il 29 dicembre per le primarie per la scelta dei parlamentari del Partito Democratico a Milano e Provincia, io voto Franco Mirabelli. Fatelo anche voi!

Sulla scheda di voto, scrivete MIRABELLI.

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permalink | inviato da dianacomari il 22/12/2012 alle 20:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il mio sostegno a Franco Mirabelli alle primarie per i parlamentari Pd

Alle primarie per la scelta delle candidature al Parlamento del Partito Democratico, sono orgogliosa di sostenere Franco Mirabelli.
Sostengo Mirabelli perché, anche alla luce dell'esperienza che ha maturato in questi anni, ha saputo dimostrare competenza sulle questioni che si è trovato ad affrontare, attenzione ai nostri territori e alle persone che necessitavano di aiuto, capacità politiche e qualità umane di grande valore.

Personalmente, ho sempre pensato che in Parlamento dovessero andare a rappresentarci i "più bravi", coloro che meglio di altri hanno dimostrato di avere le competenze necessarie per dare gli indirizzi alla politica dell'Italia e, a maggior ragione in questo momento difficile, coloro che siano in grado di confrontarsi con i  tanti problemi del nostro Paese che la crisi ha accentuato. C'è un'Italia che vuole cambiare, che deve migliorare, che deve rompere con tanti meccanismi innescati da scelte sbagliate del passato e ci vogliono persone in grado di poter valutare correttamente tutto questo e, con il loro apporto, di poter dare finalmente un indirizzo giusto al nostro Paese, affinché il futuro non faccia paura ai cittadini ma sia qualcosa da costruire insieme. Il Parlamento italiano, dunque, non può e non deve essere il punto di approdo delle vanità personali, di improvvisati in cerca di visibilità o del ripiego di carriere giunte al termine, ma è il luogo in cui nasce e prende forma l'Italia. Un'Italia nuova che dobbiamo costruire e per cui è necessario che nei luoghi in cui si prendono le decisioni strategiche vi siano persone oneste, corrette, per bene, preparate, competenti, capaci e in grado di rappresentarci. Per questo scelgo Franco Mirabelli.

Sul sito di Mirabelli (www.francomirabellli.it) potete conoscere meglio il suo profilo e la sua attività, il suo impegno degli ultimi anni da consigliere regionale della Lombardia, le battaglie fatte e i risultati ottenuti. Il circolo PratoBicocca di Milano (in via Moncalieri 5 - Zona 9) a cui siamo iscritti, raccoglie le firme (da consegnare entro venerdì) a sostegno della sua candidatura (qui maggiori informazioni) e altri punti di raccolta ci sono a Milano e provincia.
Da iscritta, voglio sottolineare anche il grande apporto che Franco Mirabelli ha dato al nostro circolo Pd e alla nostra zona di Milano con la sua presenza costante e aiutandoci a mettere in piedi importanti e valide iniziative, con ospiti di rilievo, con cui abbiamo potuto permettere ai cittadini di entrare in dialogo con noi e di confrontarci insieme sui problemi quotidiani locali e sui temi più rilevanti della politica regionale e nazionale.

Personalmente, condivido in modo convinto molte delle idee portate avanti da Franco Mirabelli in questi anni e ritengo che, per noi, sia una grande risorsa e un valido candidato a rappresentare il Partito Democratico e tutti i cittadini in Parlamento e per questo lo sostengo e invito tutti coloro che risiedono a Milano e Provincia (che è il territorio del collegio valido per il voto) a fare altrettanto.

Primarie per la scelta dei parlamentari

Speravo che ci saremmo risparmiati l'album delle figurine ma pare di no. Quando scegliete, non pensate solo al giovane, alla donna, all'usatosicuro, alla novità, alla bella, alla categoriaprotetta ecc. ma pensate di scegliere quelli BRAVI e che rappresentino ciò che condividete.
Il resto sono figurine buone per comporre un bell'album da far vedere ma poi non sempre sono utili al confronto con la gestione dei problemi del Paese.

Le anti-regole di Renzi

Che ci fosse qualche dubbio sulle regole delle primarie del centrosinistra, personalmente, l'ho sempre pensato e anche espresso, così come non ho mai nascosto le mie perplessità sul doppio turno e sul come sia stato pensato, però, a lato che la partita è cominciata e, vista l'enorme partecipazione dei cittadini al primo turno (oltre tre milioni di elettori), ritengo anche che la discussione sulle regole avrebbe potuto essere serenamente archiviata e i candidati in campo si fossero concentrati a giocare la partita sui contenuti. Purtroppo, così non è: evidentemente, uno dei due candidati non ha contenuti da presentare e allora continua a straparlare di regole. Che Renzi fosse un candidato "di rottura" lo si sapeva e, girando un po' per i seggi domenica 25 novembre, era chiarissimo che chi è venuto a votarlo, principalmente lo faceva inneggiando alla "rottamazione" (di tutto, dell'apparato, dei burocrati, di D'Alema e della Bindi, del Pd) e, quindi, era ovvio che anche la settimana del ballottaggio se la sarebbe giocata su questo tema - in fondo è più facile parlare "contro" che non parlare "per" - tuttavia, qualche riflessione è il caso di farla.
I "renziani" non iscritti al Pd che sono venuti a votare alle primarie, nella maggior parte dei casi, non sono venuti a registrarsi prima del 25 novembre ma si sono presentati direttamente il giorno stesso, oppure hanno fatto la preregistrazione online (che, però, doveva poi essere convalidata comunque da chi registrava). La maggior parte di questi, una volta arrivati, si sono anche lamentati delle code protestando vivacemente (al circolo Prato Bicocca di Milano, dove mi trovavo, abbiamo avuto 1129 elettori e la coda era al massimo di 5-7 minuti nell'ora di punta, cioè dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 17:30) e qualcuno si è anche lamentato di dover lasciare il contributo di 2 euro.
Capisco che la società moderna va di corsa, capisco che si ha sempre fretta di qualsiasi cosa, però, era una domenica e chi ha segnalato di avere problemi di tempo particolari è stato fatto passare senza problemi. Tutti gli altri che fretta avevano di non saper aspettare 5 minuti? Quando si va alle poste o dal medico non si attende pazientemente il proprio turno? Quando si va a votare alle elezioni vere, nei seggi istituiti dentro ai plessi scolastici, e capita di trovare un po' di coda, ci si mette ad imprecare contro scrutatori e presidenti perché non si ha voglia di fare la fila? Credo proprio di no e allora mi domando per quale ragione, chi è entrato nei nostri circoli o nelle sedi affittate per fare da seggi, sia arrivato con tanta aggressività verso i volontari che cercavano di farli funzionare?
Forse, se fossero venuti a registrarsi prima, come era stato più volte segnalato, avrebbero fatto meno coda. Forse, se anziché imprecare contro chi era lì a impiegare il proprio tempo giornate intere per far funzionare le primarie, si fossero messi a dare una mano e ad aggiungersi ai volontari, le code si sarebbero smaltite prima.
Quello che è accaduto è offensivo nei confronti di chi a queste giornate così belle e partecipate ha dedicato tanto tempo e passione e Renzi e suoi supporter farebbero meglio a tenerne conto invece di incattivire la gente con problematiche inesistenti.
l buttarla in caciara subito dopo che tre milioni di persone sono venute a votare è stato un altro errore.
La polemica sollevata da Renzi e dai renziani sulle regole del ballottaggio è demenziale: che gusto c'è a continuare a incattivire la gente, a volerci fare apparire a tutti i costi come chiusi, a voler far venire le persone a votare non a favore suo ma contro gli altri? Mi pare che i toni usati negli ultimi giorni sono stati davvero fuori luogo. Le regole stabilite da queste primarie - per quanto non piacciano neanche a me - sono state approvate e accettate da tutti i candidati e allora non si capisce perché serve fare tutto questo casino a metà della partita. Quando si va a votare alle elezioni vere si contestano le regole? A me non sembra.
Votare alle primarie non è né un diritto né un obbligo, è una libera scelta. Il tutto è messo in piedi grazie alle strutture dei partiti promotori (e questo dovrebbero tenerlo ben presente anche i signori della società civile che tanto schifano i partiti e i loro apparati ma poi vengono ad appoggiarsi proprio ad essi) e forse un po' meno insulti sarebbero graditi. Chi sceglie di votare alle primarie, sceglie di stare alle regole (che, in questo caso, prevedevano preregistrazione e pagamento di 2 euro). Sicuramente ci sono stati molti aspetti da migliorare in queste primarie (ad esempio la questione delle preregistrazioni online che, di fatto, erano inutili), ma non si migliorano ridicolizzando tutto quanto.
Renzi - che sembra tanto bravo a parlare fuori dai recinti del centrosinistra - avrebbe dovuto invitare i cittadini a votare per lui e per le idee che lui portava nel Pd, avrebbe dovuto provare a portarli dentro e non contro. Questo non lo ha saputo fare e, dai toni usati dai suoi sostenitori che venivano ai seggi, si intuiva molto chiaramente.
Nel 2009, durante la campagna congressuale, anche per Franceschini si sono fatte battaglie dai toni accesi, anche lì c'era una richiesta forte di innovazione e cambiamento rispetto a certi modi antichi di fare politica e certe persone che li incarnavano, ma Franceschini ci invitava a venire dentro al Pd e a votare per costruire insieme un partito più nuovo e moderno.
A Renzi manca totalmente l'aspetto costruttivo (che è la parte più difficile), invita a prendere a martellate quello che c'è, dice di volere il futuro ma per farlo continua a richiamarsi al passato, contestando tutta la storia di governo del centrosinistra (e mai quella del centrodestra) mentre della sua idea di cosa vuole per il futuro anche del Pd ha detto pochissimo (a parte questa ossessione del mettere tutto online, senza capire che la modernità va oltre ben la rete). A Renzi manca l'inclusività, la costruttività, il far sentire parte di un progetto comune e anche la sua visione di società non è chiara: dice frasette a spot e cambia idea a seconda di chi lo sponsorizza. Questo si riflette sui suoi elettori e il risultato è l'insulto continuo che vediamo in questi giorni. Ne avremmo fatto tutti volentieri a meno, anche perché uscite come quelle delle pagine comprate sui giornali per spingere persone non registrate a farlo, violando il regolamento stabilito, costringono l'altra parte a rispondergli e a perpetrare una discussione tutta interna che agli italiani non interessa minimamente.

Ambrosoli e i partiti

La discussione che sta avvenendo su e con Umberto Ambrosoli, in merito alle modalità della sua candidatura alla Presidenza della Regione Lombardia in questi giorni è a dir poco surreale.
Ambrosoli è un candidato autorevole che sicuramente ha la capacità di raccogliere attorno a sé un consenso largo ma che da subito ha posto delle condizioni piuttosto nette per accettare la candidatura, prima fra tutte quella che riguarda la polemica sulle primarie e sui partiti che le avevano indette.
Personalmente, lo avevo già detto tempo fa che c’era qualcosa di anomalo nel modo di porsi di Ambrosoli. Qualcosa che ha lasciato non poco sgomento tra la “base” dei partiti che dovrebbero sostenerlo.
Tutta la discussione – che ad un certo punto è sembrata superata – sulla scelta del lessico (non più “primarie” ma “consultazioni civiche”) è sembrata completamente fuori dalla realtà perché le primarie per loro natura sono civiche in quanto mirano a coinvolgere i cittadini e sono uno strumento utilizzato per favorire la partecipazione, se poi non si vuole che a indirle siano esclusivamente i partiti ma anche movimenti e comitati civici, basta sedersi al tavolo delle trattative senza suscitare tutte queste polemiche. Ma la realtà è un po’ più spinosa di una semplice questione lessicale: la verità è che al candidato Presidente e al suo entourage non piacciono i partiti e ha fatto di tutto per tenerli fuori o all’angolo, o almeno questo è quello che ha lasciato sembrare.
Ad Ambrosoli, dunque, non piacciono i partiti, non vuole essere il candidato dei partiti. Di questi tempi, con quello che si dice dei partiti e della politica è abbastanza comprensibile agli occhi dell’opinione comune. Forse Ambrosoli ritiene che sia più facile vincere "rottamando" i partiti oppure ritiene più logico conquistare un consenso più ampio non legandosi a una coalizione di partiti marcata. Tutti ragionamenti possibili ma non accettabili per uno che si candida alla Presidenza di una Regione e che verrà eletto in prevalenza con i voti portati a lui proprio dai partiti che tanto vuol tenere lontani e che pure andranno a eleggere dei consiglieri regionali che dovranno poi votare in Consiglio anche ciò che il Presidente e la sua giunta fanno.
Oltretutto i candidati consiglieri che faranno campagna elettorale per far eleggere se stessi e il Presidente cosa dovranno dire agli elettori? “Votate per me ma il mio partito fa schifo”? “Votate per me e il mio partito ma poi non conteremo niente sulle decisioni della Regione perché il Presidente ci lascerà senza niente in mano perché ha deciso che i partiti non li considera”?
L’impostazione della discussione come è stata avviata da Ambrosoli o dal suo entourage per come è stata riportata dai giornali è pessima e questo, alla “base” dei partiti, è ancora meno digeribile della questione delle primarie.
Senza contare che in questo modo i partiti sono apparsi all’opinione pubblica come nettamente subalterni alle idee bizzarre del candidato Presidente: poche sono state le dichiarazioni ufficiali in cui si rivendicava la decisione stabilita e quasi tutte smentite il giorno successivo dallo staff di Ambrosoli. Forse una conferenza stampa congiunta aiuterebbe ad appianare le polemiche e gli smarrimenti ma è chiaro che, ad oggi, non si è giunti ad alcun accordo definitivo, altrimenti tutto questo vespaio non esisterebbe.

 
A questo punto, però, tre sono i temi da affrontare: il primo riguarda il rapporto tra Ambrosoli e i partiti che vorrebbero sostenerlo. Quando si gioca insieme, le regole si stabiliscono insieme, non le fa uno da solo e, da questo punto di vista, mi pare che le premesse non promettano bene perché se già il candidato e i suoi fedelissimi vogliono tenere all’angolo i partiti prima ancora che sia cominciata la campagna elettorale, cosa mai potrà succedere una volta che sarà eletto? Ambrosoli è sicuramente il candidato che può vincere, ma il fatto che vinca lui non coincide necessariamente con la vittoria del centrosinistra e questa storia delle primarie già ne è un brutto segnale. Tradotto, non è una buona partenza quella per cui i partiti mettono la faccia per il candidato e il candidato non solo non vuole metterci la faccia per loro ma vuole anche tenerli fuori, anche perché se intende tenerli fuori adesso che c’è la campagna elettorale, a maggior ragione si rischia che voglia poi tenerli fuori anche dalla giunta una volta che il candidato sarà eletto. Il Partito Democratico, così come gli altri della coalizione, metteranno la faccia e l’impegno nella campagna elettorale per far conquistare ad Ambrosoli la Presidenza delle Regione Lombardia e Ambrosoli in cambio cosa mette per questi partiti?
Forse Ambrosoli e il suo entourage farebbero meglio a tenere presente quanto scrive Pippo Civati: “Prima di tutto per rispetto nei confronti di chi milita in quei partiti che tanto dispiacciono a chi si autodefinisce civico: i democratici, ad esempio, sono quasi tutti soggetti che sono «civici» fino alle 18, o le 19, o le 20, perché dedicano il loro tempo libero alla politica (diventando «politici» in serata), ma di giorno lavorano. E, vi giuro, sono in tutto simili ai professionisti del civismo. Anzi, di solito hanno meno potere di loro, nella società in cui vivono. In secondo luogo, perché nel momento stesso in cui si denigrano i partiti, poi si chiede il loro sostegno, la loro organizzazione e il loro voto, senza il quale si andrebbe poco lontano”.
Il secondo punto è la figura di Ambrosoli: sicuramente è un candidato che può vincere, sicuramente prenderà molti voti al centro e magari anche a destra (un po’ lo dimostrano gli attestati di stima e sostegno più disparati che sta ricevendo) e molto probabilmente ciò avviene perché lui non è espressione del centrosinistra e si vede. Si vede moltissimo la diversità di Ambrosoli dalla coalizione di centrosinistra: si vede da come parla e da quel che dice, il suo è un linguaggio altro e la “base” che milita in quei partiti, pur cogliendone l’opportunità di una vittoria quasi certa, questa alterità del candidato la percepisce benissimo. Il dubbio a questo punto sorge sul tipo di cambiamento che una figura del genere può esercitare dentro l’istituzione Regione Lombardia, dopo 17 anni di governo formigoniano e dove Il Celeste ha piazzato suoi uomini (che a questo punto o si andranno a trovare nuovi punti di riferimento o potranno divenire un serio ostacolo a eventuali nuovi modelli che i nuovi eletti vorranno apportare). Sarà un cambiamento vero quello che propone Ambrosoli? Sarà il cambiamento che chiede il centrosinistra da tempo o sarà altro perché altri sostenitori di Ambrosoli hanno altre idee e altri interessi in gioco? Questo non è un dato da poco perché si andrà a determinare il futuro della Regione Lombardia. La “base” dei partiti, che non è tanto ingenua, questo lo capisce bene e non si fida: non si fida di un uomo che non solo non è loro ma che addirittura dice neanche troppo velatamente che non li vuole. Alla fine la “base” si richiama all’ordine e lo voterà, come ha sempre votato qualsiasi cosa o quasi che veniva proposta o imposta e lo farà votare ma questo non significa che gli accorderà la fiducia o che sboccerà l’amore se dall’altra parte non si mostreranno maggiori aperture di quelle mostrate fino ad ora.
Il terzo aspetto riguarda proprio le persone che militano nei partiti. In un tempo in cui prevale la logica dell’antipolitica, del voler eliminare tutto ciò che ha a che fare con i partiti, è sicuramente più facile ottenere successo mandando un messaggio in quel senso, ma non è questo il messaggio che deve mandare una persona seria e autorevole che si candida a guidare un’istituzione. La politica, i partiti e molti esponenti che hanno operato in questo ambito sicuramente devono cambiare, migliorarsi e alcuni anche farsi da parte, tuttavia vale la pena di ricordare che chi si candida lo fa per andare a ricoprire un ruolo politico dentro ad un’istituzione e quindi farà politica e poco importa se lo fa dentro a un contenitore che si chiama “partito” o “movimento” o in qualsiasi altro modo perché comunque nessuno lo può fare per se stesso ma solo e sempre rispondendo ad un ideale e ad un programma condiviso su cui si sono chiesti i voti. Inoltre, all’interno dei partiti e delle organizzazioni politiche non esistono solo gli esponenti di spicco ma esiste anche la “base”, gli iscritti, i militanti, le persone che quotidianamente dedicano una parte del loro tempo e della loro vita a tenere aperti i circoli, distribuire materiale informativo, mettere in piedi delle iniziative… I partiti sono fatti di persone che sono cittadini come gli altri e meritano rispetto per il tempo e la passione che impiegano nelle attività politiche o ad esse correlate. Forse Ambrosoli e il suo entourage farebbero meglio a cercare di aiutare i partiti a far vedere questa realtà e queste persone, invece, di offendere denigrando ciò per cui loro dedicano tanto tempo e impegno. Pisapia ha conquistato la città di Milano uscendo per strada, stando nelle piazze, incontrando le persone vere e non solo i frequentatori dei salotti buoni (che pure servono), Ambrosoli non si illuda di conquistare la Regione solo andando in televisione o scrivendo su internet o sui giornali e con l’appoggio dei salotti.
Ambrosoli e il suo entourage vadano a vedere chi c’è nei “partiti”, non abbiano paura di “sporcarsi le mani”, non facciano quelli che “mi si nota di più se vengo ma sto in disparte”, entrino nei circoli dei partiti, vadano a incontrare le persone che quotidianamente dedicano il loro tempo all’impegno politico, vada a conoscere chi appende i giornali nelle bacheche, che monta i gazebo e li tiene aperti anche se piove e se fa freddo, chi distribuisce i volantini ai mercati, chi cucina e serve ai tavoli nelle feste dei partiti, chi studia il modo di far arrivare un messaggio o di coinvolgere il quartiere su un incontro o su un tema. I circoli del Pd sono aperti in questi giorni per registrare le persone che vogliono votare alle primarie del 25 novembre per la scelta del candidato premier (qui ci sono gli orari del circolo a cui sono iscritta), vada a vedere chi sono quelli che ha lasciato all’angolo con i messaggi che ha lasciato trapelare e che invece sarebbero ben felici di accoglierlo e di poter dedicare un po’ del loro tempo anche a lui e alla sua campagna elettorale ma a patto che il rapporto sia reciproco e paritario.

Ambrosoli

Anche stamattina leggo i giornali e mi stupisco di certe dichiarazioni di Ambrosoli in merito alle primarie. Ma siamo sicuri che sia il candidato giusto? Mi pare che le premesse non promettano bene... L'impressione è che abbiamo un candidato che ci voglia tenere all'angolo. Figuriamoci cosa può succedere quando il candidato viene eletto. Qualcuno glielo spieghi a quel signore lì che senza il Pd non va da nessuna parte, perché la campagna elettorale a farla alla fine siamo noi e da noi arriva la maggior parte dei voti.
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