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L'Assessore D'Alfonso perde sempre buone occasioni per tacere. Avrebbe dovuto riflettere quando ad Ambrosoli hanno detto che era stato candidato dal movimento Milano Civica e ha risposto "non so chi siano". Oggi ci riprova a mettere il cappello su Alessandra Kustermann (forse anche a causa della freddezza espressa dal Pd nei suoi confronti). D'Alfonso non ha capito che la Lombardia non è Milano, che la complessità e la diversificazione che c'è tra le varie province e le culture del territorio non corrispondono per niente al capoluogo. Per fortuna che Pisapia rilascia dichiarazioni più intelligenti sul tema delle regionali...

Expo 2015: dai navigli una nuova idea di città

Venerdì 26 ottobre, nella Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano, si è svolto l’incontro a cura del Partito Democratico della Zona 6 sul tema “Expo 2015: dai Navigli una nuova idea di città. Il distretto dell’economia sostenibile”, a cui sono intervenuti gli assessori del Comune di Milano, esperti e consulenti del settore e esponenti del Pd.
Tra gli interventi rilevanti che si sono susseguiti nel corso della serata, da segnalare quello di Giovanni Ucciero del coordinamento del Tavolo Pd “Navigli, Darsena, Via d’Acqua”, che ha presentato – con tanto di slide in cui si mostravano i vari progetti e percorsi – le proposte che il Partito Democratico ha per quelle aree, in termini di riqualificazione ambientale, imprenditoriale e culturale.
Ucciero, nel suo intervento, ha esordito affermando che oggi non ha più senso la contrapposizione tra “bellezza” e “sviluppo” ma, anzi, che la “bellezza” è da considerarsi un valore da incorporare nei servizi.
«Il naviglio è un’area vasta che collega il centro della città con la periferia», ha ricordato Ucciero, segnalando che «in quei territori, oggi, vi sono dei luoghi molto diversi tra loro, alcuni degradati da riqualificare, altri molto innovativi, altri ancora “in cerca d’autore” e poi vi operano molte realtà come, ad esempio, le associazioni sportive o le imprese culturali». Si tratta, insomma, di luoghi attraversati da grandi flussi e grandi problematiche ma che hanno delle enormi potenzialità e, in questo contesto, cade Expo 2015 e avrà un forte impatto su quelle aree.
Expo, secondo Ucciero, è un “acceleratore” dei processi in corso e “sostenibilità” deve essere la parola chiave attorno a cui realizzare investimenti e progetti. Il ruolo della politica, in questo contesto, secondo Ucciero, è quello di dare un indirizzo, di far dialogare i diversi soggetti e orientare i processi in corso. Punto di partenza, per Ucciero, deve essere il riconoscimento del valore della bellezza e fare in modo che sia essa a produrre servizi. In questo senso va orientato il programma di sviluppo urbano, facendo in modo che sia capace di attrarre le imprese (in quei territori già operano il settore della moda, del design, del benessere e del food). Altra cosa fondamentale, per Ucciero, è il fato che occorre cercare di rendere un po’ più omogenei i territori, quindi, andare a realizzare infrastrutture dove servono e riqualificare le aree degradate.
Considerata anche la natura delle aree in oggetto, Ucciero ha segnalato la necessità di «favorire la relazione tra tessuto agricolo e metropolitano», in quanto questo territorio «potrebbe diventare il prototipo della smart cities milanese».
Ucciero ha ricordato la grande domanda di spazi che si verifica oggi da parte di associazioni culturali, sociali o imprese giovanili e di come in questi luoghi vi siano spazi disponibili e ancora non utilizzati, per cui sarebbe opportuno fare incontrare domande e offerte.
Tema da cui, però, dipendono molte cose è quello delle risorse ed è chiaro, secondo Ucciero, che oggi occorre incentivare i meccanismi di partenariato tra pubblico (che può mettere a disposizione luoghi e spazi) e privato (che può mettere a disposizione capitale e creatività) e anche il sociale e il tutto deve avvenire in un contesto di area metropolitana (in queste aree sono presenti molte cascine e parchi). Per cui, il tema non può essere che quello dello sviluppo imprenditoriale sostenibile.

 
Altro importante intervento è stato quello di Ada De Cesaris, Assessore all’Urbanistica del Comune di Milano che ha illustrato le novità del piano di governo del territorio riguardanti l’area dei navigli e di come si potrebbero andare ad integrare anche con il progetto del Pd.
«Oggi, è già stato avviato il piano di riqualificazione della Darsena, è partito un percorso per quanti riguarda il territorio dei navigli che, però, può ancora essere implementato», ha sottolineato l’assessore, segnalando però che la difficoltà vera è quella di conciliare le esigenze della riqualificazione delle aree con quelle economiche, data la scarsità di fondi pubblici a disposizione.

 
Pierfrancesco Maran, Assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo Urbano del Comune di Milano, ha ricordato che «quello sui navigli non è un intervento idraulico accompagnato dall’aggiunta di qualche pista ciclabile ma è in corso una grande trasformazione e gli investimenti che si stanno facendo vanno ad inserirsi in un tessuto sociale esistente». L’obiettivo, secondo l’assessore è quello di «far diventare queste aree essenziali e caratterizzanti della città di Milano al pari del centro storico», al fine di una più equa distribuzione della città e della costruzione, quindi, di una città policentrica. Il naviglio, in particolare, ha ricordato Maran, ha molti punti in comune con altre città europee e da queste si possono trarre esperienze utili anche per la riqualificazione di Milano.
Sul tema delle risorse, Maran ha affermato che i 40 milioni di euro stanziati dal Comune di Milano devono essere un investimento partecipato e vissuto sul territorio, non un qualcosa di calato dall’alto.

 
Gabriele Rabaiotti, Presidente del Consiglio di Zona 6 del Comune di Milano, ha esordito ricordando le cose fatte: «l’isola pedonale dei navigli è la più grande di Milano, si sta chiudendo un accordo con le ferrovie che non riguarderà solo Porta Genova e ci sono molti altri progetti già avviati». Poi Rabaiotti si è concentrato sul tema delle risorse: «serve costruire un rapporto tra il pubblico e il privato ma per farlo è necessario che il pubblico sia in grado di riconquistare la fiducia del privato, a tutti i livelli e deve comunque essere un rapporto di sollecitazione, di spinta in avanti». Per il Presidente del Consiglio di Zona 6 è fondamentale riuscire ad intercettare il contesto in cui si deve operare e su questo progetto «si gioca la capacità di mettere in campo un’immagine in grado di attrarre la città con qualcosa di originale: quella dei navigli può essere l’immagine di una “città leggera” che si dilata e ritrova degli spazi, con infrastrutture dolci e una mobilità alternativa». Su questo territorio, inoltre, secondo Rabaiotti, occorre ragionare in un rapporto con la città metropolitana ma anche con una dimensione internazionale, in quanto, sono luoghi in cui coesistono molte culture e si parlano molte lingue.
Per Rabaiotti i 40 milioni di euro stanziati dal Comune, tuttavia, devono riuscire a mobilitare almeno altrettante risorse da parte dei privati perché non possono essere regalati.
«Il Partito Democratico – ha affermato Rabaiotti, in conclusione del suo discorso – si è dimostrato l’unico valido interlocutore sul tema dei navigli e del destino di queste aree».

 
Un altro interessante intervento è stato quello di Franco Mirabelli, Consigliere Regionale della Lombardia, (video del suo intervento), il quale, in apertura del suo discorso ha ricordato che «la politica recupera credibilità se riesce a fare il suo dovere. Il compito della politica in una realtà come questa, ad esempio, è quello di governare il territorio costruendo un’idea di città. Questo vuol dire pensare al futuro, vuol dire pensare a quale vocazione vogliamo dare ai territori da tutti i punti di vista e, quindi, come riusciamo a definire una vocazione anche economica dei diversi territori valorizzandone le risorse e le qualità».
Sulla vicenda di Expo, Mirabelli ha denunciato il fatto che troppo spesso «il Partito Democratico si è incartato sulla questione del cosa resterà dopo, considerando come il lascito di Expo la discussione sul che cosa ci sarà sul sito dopo l’esposizione internazionale, mentre, il tema vero è quello che viene posto qui oggi e cioè che cosa lascerà Expo in termini di investimenti sulle infrastrutture, sulle metropolitane, sulla Darsena. Il tema è come si rilanciano, come si costruisce e come si promuove lo sviluppo sostenibile e si pensa al futuro della città a partire da tutto questo».
Pensare ad Expo soltanto come ad un’occasione che ci mobilita per tanti anni, mobilita milioni di risorse e poi, il giorno dopo, lascia il sito da stimare e su cui realizzare qualcosa per evitare di perdere i soldi, secondo l’esponente del Pd, non va bene: «Il lascito di Expo è costruire un distretto sui navigli con le caratteristiche che sono state illustrate prima o costruire al Parco Sud un punto di eccellenza rispetto alle produzioni alimentari e, magari, rispetto alla ricerca sulle questioni ambientali. Questo è il lascito di Expo perché così si lasciano anche i punti su cui si può ricostruire l’economia, su cui si possono creare posti di lavoro, anche dopo Expo». Il punto è che, quindi, per Mirabelli, occorre non guardare indietro ma guardare avanti: «parliamo, dunque, di innovazione, parliamo di settori su cui possiamo competere, su cui possiamo rilanciare l’economia di questa città», ha rilanciato il consigliere, affermando che «questa è la dimensione su cui bisogna lavorare e questo progetto ragiona in questo senso: ragiona su uno sviluppo sostenibile vero, traduce lo sviluppo sostenibile concretamente, che vuol dire valorizzare le idee e le bellezze, raccontare l’inizio di quell’area ma pensiamo al futuro e non solo in termini di agricoltura e di commercio ma pensiamo anche in termini di possibilità di industrie (una parte si ha già intorno a via Tortona - e non sono le grandi fabbriche - quindi si può costruire anche questo dentro ad un sistema bello)».
Mirabelli ha chiarito che si tratta di un progetto complicato, difficile da costruire e richiede tanti interventi molto complessi e ha invitato, così, a ragionare su tre aspetti. Il primo è «la dimensione: non penso che un progetto come questo, che guarda al distretto, si possa pensare stando dentro ai confini della città di Milano», ha affermato Mirabelli, segnalando che si tratta di uno dei primi progetti su cui si sostanzia l’idea di città metropolitana, perché «ha la capacità di coinvolgere anche tutto ciò che c’è sul corso del naviglio. E ci sono, in alcune realtà, esperienze già avviate (ad esempio nel campo della cultura) che possono essere messe bene in rilievo. La dimensione su cui ragionare, dunque, quando discutiamo sulla governance, credo che debba essere quella di città metropolitana e, oggi, quindi, ci debba essere il coinvolgimento dei comuni attorno a Milano».
La seconda questione - secondo Mirabelli - è «quali strumenti abbiamo che possono essere messi in campo». «In Regione Lombardia – ha segnalato il consigliere – c’è un piano d’area sui navigli che, però, riguarda solo l’aspetto urbanistico e credo che il centrosinistra, anche in previsione della prossima campagna elettorale delle regionali, dovrà mettere in campo una proposta di piano d’area che non coinvolga soltanto l’aspetto urbanistico ma che metta attorno a un tavolo tutti i soggetti che possono contribuire a dar vita a questo progetto».
L’ultima questione evidenziata da Mirabelli riguarda le risorse. «Il tema - ha affermato Mirabelli - è come investiamo i 40 milioni di euro e come facciamo in modo che ci siano dei privati che ne mettano altri. Dobbiamo comprendere che probabilmente il pubblico dovrà metterci altro, almeno in termini di incentivi perché, se dobbiamo costruire un distretto economico, dobbiamo incentivare anche le aziende e i privati a insediarsi in quel distretto».
In chiusura del suo intervento, Mirabelli ha ribadito la necessità di guardare alle esperienze che ci sono fuori dai confini di Milano e che vanno messe in rete da subito, «coinvolgendo nella costruzione di questo progetto i sindaci di quest’area dei navigli, che oltretutto sono di centrosinistra».
Video dell’intervento di Franco Mirabelli

 
Foto della serata>>

Expo 2015: dai Navigli una nuova idea di città - 26 ottobre 2012

Il Presidente che cinguetta

C'è qualcosa di assurdo in quello che sta avvenendo in Regione Lombardia. Formigoni, con tutti gli scandali che lo hanno riguardato in questi mesi, non si dimette ma invita i consiglieri (che hanno fatto il loro lavoro) a rassegnare le dimissioni per far sciogliere il Consiglio e tornare al voto. E' un mondo alla rovescia quello in cui chi ha fatto il proprio dovere si deve dimettere e chi ha sbagliato no. Come se non bastasse, mentre è in corso il Consiglio, Formigoni sta su twitter a ironizzare sul fatto che i consiglieri, parlando in aula, "perdono tempo" mentre invece dovrebbero far presto ad andare a dimettersi! La verità è che l'unico che davvero dovrebbe dimettersi per tutto ciò che è successo è proprio Formigoni e, se non vuole perdere altro tempo, anziché stare su twitter a giocare, dovrebbe farlo subito.


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permalink | inviato da dianacomari il 26/10/2012 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La Ministra Choosy

Sul Corriere di ieri hanno pubblicato la lettera di questa ragazza che racconta bene quella che è un po' l'esperienza di tutti (altro che "choosy")>>.
L'aspetto positivo di questa ragazza è che è ancora piena di energia e di resistenza, ma dopo un po' che inciampi, quando perdi un posto e ne devi cercare un altro e poi un altro ancora, tutta la buona volontà e la resistenza che avevi all'inizio non ce le hai più. La crisi ha trasformato molti ambienti lavorativi in un campo di battaglia dove si lotta - sempre più separati (perché non sempre c'è posto per tutti) - per la sopravvivenza. Questa la realtà quotidiana che evidentemente una ministra choosy non ha presente.


 

I candidati alla Regione Lombardia

In questi giorni si fa un gran parlare dei possibili candidati alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra. Dopo il no ufficiale di Umberto Ambrosoli, i giornali stanno setacciando tutte le possibili (e a volte anche impossibili) alternative. Si è partiti dai nomi già in campo di Giulio Cavalli, Pippo Civati e Kustermann, fino a Bruno Tabacci (ormai autocandidatosi a qualunque cosa) e si è arrivati a tirar fuori dal cilindro il nome di Fabio Pizzul, giornalista e noto conduttore radiofonico, di area cattolica, attualmente consigliere regionale, eletto con tantissimi voti (cosa non da poco). La discussione principale intorno alle candidature è quella inerente il consenso dei possibili candidati: si tratta, infatti, di trovarne uno capace di ottenere un consenso ampio, non solo a sinistra ma anche al centro dato che l'elettorato lombardo ha votato per anni il centrodestra.  Sembra, infatti, che il solo problema (almeno per i giornalisti che scrivono e commentano quanto avviene) sia quello di avere un candidato in grado di ottenere i voti sufficienti per vincere le elezioni. Sicuramente il problema esiste dati i precedenti esiti elettorali in Lombardia, però, la discussione da fare è un po' più complessa. Ci sono soggetti che sono sicuramente in grado di ottenere un largo consenso per la loro storia personale, perché sono nomi importanti, perché hanno svolto attività che li hanno resi noti al pubblico, ma il punto vero - a parte la simpatia personale che uno può saper suscitare o meno - è per fare cosa si candida e con quale programma? Quello che si andrà ad eleggere in Lombardia è un presidente che dovrà governare una Regione grande, con territori complessi, aziende, infrastrutture... Insomma, al di là del nome noto o di richiamo, serve anche una persona che abbia reali capacità di governare e che lo faccia con un programma chiaro e condiviso con una squadra coesa. Siamo sicuri che tutte le persone  più o meno note che stanno venendo fuori in questi giorni siano portatori di queste qualità e abbiano una reale esperienza che li renda competenti in materia? Personalmente, su molti di loro ho dei seri dubbi. Molti dei nomi tirati fuori sono soggetti che si muovono in solitaria, che hanno anche delle idee brillanti per certi aspetti ma che non sono quasi mai in grado di lavorare in squadra: spesso agiscono soli con dei supporter dietro... si vedano, ad esempio, le trovate comunicative di Civati o le nobili battaglie di Cavalli: belle, interessanti, a volte, utili, ma rigorosamente singole. E' pericoloso candidare un soggetto che agisce da solo e seguendo esclusivamente le idee che gli passano per la testa, senza che prima le abbia confrontate con altri. E' sbagliato votare qualcuno solo perché è più famoso di altri delegando alla sua notorietà (magari ottenuta per altre qualifiche ben diverse dalla capacità politica) anche la possibilità di compiere scelte strategiche decisive che andranno ad incidere sulla vita reale dei cittadini. Ad esempio, qualcuno dei sostenitori di Pizzul ha mai letto o ascoltato i suoi interventi in Consiglio Regionale e si è mai accorto di che collocazione politica hanno e, se sì, la condividono davvero o si fidano solo per il cognome che porta senza entrare nel merito delle questioni? La persona che dovrà essere eletta dovrà essere in grado di rappresentare tutti i cittadini lombardi e non solo se stessa e la rappresentanza non è esclusivamente legata al voto ma anche al cosa si saprà fare dopo (si veda quanti milanesi hanno votato Pisapia perché non volevano più vedere Letizia Moratti e ne hanno in parte condiviso l'impostazione iniziale e quanti oggi dicono di riconoscersi nella politiche intraprese dal Comune di Milano da lui guidato...). Al di là di ciò che scrivono i giornali, dei candidati dalla stampa e degli autoproposti o di quelli che sognano la chiamata, si apra una vera discussione sulle idee e si cerchi chi meglio le può rappresentare per esperienza, capacità e impostazione personale perché i consensi raccolti per vincere bisogna anche saperli mantenere.  

Il regalo di compleanno di Veltroni al Pd

In tempi di richiesta di rinnovamento o rottamazione da una parte e di profondo attaccamento alla poltrona dall'altra, uno che si fa da parte da solo senza aspettare che glielo dicano compie sicuramente un bel gesto. Resta che Veltroni che annuncia la sua non candidatura il giorno dell'avvio della campagna per le primarie di Bersani e del compleanno del Pd è sospetto, soprattutto se si considera la sua posizione rispetto all'agenda-Bersani...


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permalink | inviato da dianacomari il 14/10/2012 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Gli accordi di Formigoni

Roberto Formigoni rilancia su twitter le dichiarazioni rilasciate da Saint Vincent: ‏"Mandare in crisi la Lombardia in questo difficile momento economico e' del tutto sbagliato" e "Come riconosce lo stesso Maroni giovedì non abbiamo mai parlato di fine della legislatura. Parlarne oggi e' tentare di cambiare l'accordo".
Parole che suonano come surreali dopo aver letto ciò che avvenuto negli ultimi mesi in Regione Lombardia che si sono conclusi con l'inquietante episodio di un assessore arrestato per voto di scambio con la 'ndrangheta. Cosa vuol dire che è sbagliato mandare in crisi la Lombardia in questo difficile momento economico? E lasciare il sospetto che il governo della Regione sia stato oggetto di infiltrazioni mafiose non lo è? Cosa può garantire Formigoni di fronte a questo scenario di assessori o ex assessori indagati o arrestati per reati gravissimi? Dalla dichiarazione successiva viene da chiedersi se Formigoni ci sia o ci faccia: come si fa, con quadro simile, ad andare dai giornalisti a parlare di un accordo tra capi di partito. In Lombardia c'era un assessore eletto con voti della 'ndrangheta, altri arrestati e indagati per casi di corruzione e il Presidente della Regione pensa all'accordo con i partiti della sua maggioranza per mantenere la poltrona! L'accordo Formigoni lo doveva fare con i cittadini lombardi per garantire una Regione pulita, trasparente e invece ha favorito l'illegalità. Se ne deve andare subito!

 

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permalink | inviato da dianacomari il 13/10/2012 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il doppio turno

A leggere i giornali si capisce che le primarie del Pd sembrano essersi trasformate in una gran pagliacciata (merito sia dei dirigenti del Partito Democratico che di tanti giornalisti e commentatori). 
Della gestione pessima della questione delle regole, ne ho già accennato, ma oggi sembra esplodere il problema del doppio turno e vale la pena di approfondirlo.
Il doppio turno di coalizione è una assurdità colossale. Di doppio turno si era parlato per scremare le candidature interne al Pd ed evitare il ripetersi di nuovi casi Milano e Genova, dove i voti Pd si sono cannibalizzati a vicenda e ha vinto un candidato esterno. E' chiaro che con uno scontro interno Renzi-Bersani così acceso è pericoloso una votazione per scegliere prima il candidato di partito che poi dovrà confrontarsi con gli altri della coalizione, perché tutte le tifoserie finirebbero per esasperare la competizione. Ma andare a due turni sulla coalizione è totalmente privo di senso. E poco importa se una legittimazione popolare del 30% al primo turno si trasforma in 50-60% al secondo perché il numero dei votanti complessivo potrebbe restare uguale, semplicemente ci sarebbe chi si sposta su un candidato piuttosto che su un altro. Caso mail rischio è che a votare vengano meno persone, perché sempre meno interessate da votazioni continue. E se i due candidati che arrivano al secondo turno fossero due del Pd, a un elettore SEL o di centro cosa mai potrà interessare di venire a votare per una sfida che, nuovamente, sembrerebbe interna (perché nuovamente le tifoserie finirebbero per riaccendersi)?
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