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Il ruolo del giornalista

Sull'opportunità o meno della presenza dei Casamonica in tv si può discutere.
Non so dire se le loro comparsate mediatiche siano state opportune. Credo, però, che il punto vero sia il riuscire a fare informazione mostrando un pezzo di realtà (che pure da tempo stava sotto gli occhi di tutti e nessuno sembrava essersi accorto prima del funerale show) senza offrire un palcoscenico ai delinquenti.
In questo credo Bruno Vespa abbia fallito.
Il giornalismo nasce come "mediazione" tra realtà accaduta e pubblico e, nell'esercizio di quella mediazione, si svolge il racconto della realtà che consente al pubblico di formarsi un'opinione.
Probabilmente a casa saremmo stati benissimo anche senza guardare lo show trash della figlia del defunto Casamonica, senza vederla alzare i toni (sempre in dialetto) e le mani con fare minaccioso. Probabilmente saremmo stati benissimo senza sentire il nipote che, di fronte allo snocciolamento delle accuse pesanti rivolte al defunto zio, con fare sorridente replicava "eh vabbé ma è successo una volta sola!", allo stesso modo di come si cerca di giustificare i ragazzini che hanno combinato qualche guaio di poco conto.
Eppure, a volte, è importante mostrare anche le persone negative, far vedere cosa sono, come si comportano, come si esprimono. Perché vederli, ascoltarli aiuta a capire. Anche a capire quali sono le facce e le ragioni del male e dove il male si nasconde (magari proprio sotto ai nostri occhi senza che ce ne accorgiamo, fino a che non finisce alla ribalta della cronaca per un funerale show).
Però, qui entra in gioco la mediazione e il ruolo del giornalista.
Sta al giornalista condurre il gioco, cercare di far emergere ciò che deve emergere (e cioè la realtà) e non quello che altri avrebbero interesse a mostrare.
Nella puntata di "Porta a Porta", purtroppo, Vespa non è riuscito nel suo ruolo di giornalista: ha ceduto subito. Difficile dire se abbia dismesso il ruolo di giornalista per farsi parte di uno spettacolo diverso perché intimidito dai soggetti che aveva di fronte (la figlia di Casamonica si alterava con frequenza di fronte ad ogni cosa e l'avvocato, che pure era lì per accertarsi che i curriculum penale del suo assistito venisse esposto senza errori, non era una presenza tranquillizzante in quanto un uomo di legge fa presto a minacciare querele) o se invece il cedimento allo show fosse stato pienamente consapevole e voluto. Il punto è che, però, voluto o incidente professionale, la trasmissione si è trasformata in uno show e si è creato un palcoscenico per dare voce a soggetti che non sono esattamente un esempio positivo.
Sui giornali e nelle agenzie di stampa di oggi è stato scritto qualunque cosa sulla puntata di "Porta a Porta" di ieri. Personalmente, quello che ho visto è stata semplicemente un'intervista sfuggita di mano, mal gestita perché difficilmente gestibile che ha dato luogo ad uno spettacolo trash con protagonisti dei buzzurri (per i modi di fare) ridicoli (per come cercavano di giustificare l'ingiustificabile) che neanche sanno esprimersi in italiano.
Non hanno suscitato simpatia alcuna. Non sono gli eroi di qualche fiction trash che sta andando in scena a Roma in questi mesi.
ho preso atto del fatto che alcuni malavitosi finiti sui giornali in queste settimane hanno quelle facce, quel modo di esprimersi, quelle brutte parole grette in italiano stentato.Così come ho visto che un professionista, quale dovrebbe essere Vespa, dopo anni di televisione e di interviste più o meno preparate (anche quando inutili) non è stato in grado di fare il suo mestiere (cioè il giornalista e non lo show man o la spalla che regge il microfono) e da qui l'intervista si è trasformata in uno spettacolo che non è certamente ciò che un servizio pubblico deve fare.
Così come è stato terribilmente sbagliata la nota che si sono affrettati a diffondere questa mattina da "Porta a Porta" in cui si giustificava la presenza dei Casamonica con i dati degli ascolti elevatissimi. Non è pensabile che tutto sia piegato agli indici di ascolto quando si sta lavorando con un mezzo di comunicazione-informazione-formazione come la tv. Chi lavora in televisione e chi fa il giornalista deve avere una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e delle potenzialità dello strumento e interrogarsi prima di prendere decisioni sul cosa mandare in onda e sul come mandarlo.
Vespa, con la puntata di ieri sera, gestita (o non-gestita) in quel modo, ha fatto un cattivo lavoro.
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